Fisac CGIL Emilia-Romagna: credito, banche e territori nel nuovo Patto per il lavoro

Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale: banche, credito e territori al centro

Intervento di Agnese Chinelli – Segretaria generale Fisac CGIL Emilia-Romagna

Un Patto ambizioso che mette al centro persone, comunità e lavoro

Buongiorno a tutte e a tutti. Innanzitutto voglio ringraziare la Segreteria confederale per il lavoro fatto, un lavoro lungo e impegnativo che ci ha accompagnato per mesi e che ha portato alla stesura del nuovo “Patto per il lavoro, il clima e l’economia sociale”: un progetto ambizioso, che mira a superare il conflitto tra sviluppo e ambiente, mettendo al centro le persone, le comunità e la dignità del lavoro, superando le disuguaglianze e basandosi sul confronto e sulla partecipazione democratica.

Ma arrivare a questo testo non è stato scontato.

La difesa del Tavolo regionale delle crisi industriali

Il momento più critico si è verificato nelle ultime fasi del confronto, quando Confindustria voleva mano libera sui licenziamenti collettivi, mettendo in discussione il Tavolo regionale delle crisi industriali, uno strumento unico che ha consentito e consente una maggiore tutela delle lavoratrici e dei lavoratori in Emilia-Romagna e che è nostra ambizione, semmai, estendere o replicare oltre i confini regionali.

Ma grazie alla CGIL Emilia-Romagna abbiamo resistito, attraversando anche momenti di potenziale rottura.

E per questo, e non solo, esprimo la mia piena adesione alla sottoscrizione del Patto.

Le questioni che cercherò di mettere in evidenza riguardano, in particolare, la lotta alla desertificazione e l’attivazione del Tavolo regionale per il sistema bancario.

Desertificazione bancaria e accesso ai servizi essenziali

La desertificazione è ben presente nel Patto, a tutti i livelli e rispetto a tutti i servizi essenziali, ed è un tema molto sentito nella nostra categoria perché, oltre a riguardare le lavoratrici e i lavoratori del settore, la tenuta dell’occupazione e la mobilità, riguarda i cittadini, le imprese e, più in generale, le potenzialità di un territorio.

Particolarmente importante è l’attenzione posta nel Patto alla presenza degli sportelli bancari anche nei comuni montani e nelle zone più interne, così come sono importanti i diversi richiami alla garanzia dell’accesso al credito e ai principi costituzionali che ne definiscono la funzione economica e sociale.

Meno credito alle imprese, più prodotti ad alta redditività

In regione, come in tutto il territorio nazionale, abbiamo registrato negli ultimi anni una forte restrizione nell’erogazione del credito: mediamente il 40% in meno rispetto al decennio precedente, in particolare per quanto riguarda le imprese.

Parallelamente, si spinge sui prestiti ai consumatori e sui prodotti caratterizzati da elevati rendimenti commissionali, come le polizze sanitarie o gli investimenti finanziari, per citare i più noti.

Ma queste politiche speculative portano soldi a chi li ha già o spingono le famiglie a indebitarsi, mentre si riduce il credito alle imprese, in particolare alle piccole imprese, che rischiano di chiudere o di finire nelle mani dell’usura.

Il credito bancario come presidio di legalità

Il credito bancario è un presidio democratico di legalità e serve a evitare che i capitali criminali si innestino nel nostro tessuto produttivo, inquinando lo sviluppo sano dei territori.

È una delle difese più efficaci che possiamo utilizzare contro chi vuole arricchirsi sulla pelle dei lavoratori e delle famiglie più vulnerabili.

Per questo occorre anche applicare rigorosamente il Testo Unico della Legalità della nostra Regione e pretendere il massimo rigore negli appalti pubblici, superando la logica criminogena del massimo ribasso, imponendo l’applicazione dei contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative lungo tutta la filiera ed escludendo il subappalto a cascata.

Chi riceve finanziamenti pubblici o appalti deve garantire legalità, lavoro stabile e sicurezza sul lavoro, pena la restituzione dei fondi.

Il Tavolo regionale per il sistema bancario

Molto positiva è anche la costituzione del Tavolo regionale per il sistema bancario.

Nel testo è solo annunciato e non ancora declinato. Penso che non sarà facile renderlo concretamente esigibile e operativo, ma è comunque un grande risultato sul quale chiedo la giusta attenzione, proprio perché non rimanga un’affermazione di principio, ma venga messo concretamente a terra con il coinvolgimento delle banche.

Occorre partire da quelle che hanno sede in regione e coinvolgere anche il settore del Credito Cooperativo, storicamente più legato ai territori rispetto al sistema rappresentato dall’ABI.

Sappiamo che ABI, a livello nazionale, è gelosa della propria autonomia e non aderisce a Confindustria. Non svolge nemmeno un vero ruolo di “lobby” unitaria, perché le grandi banche la dominano e rivendicano una piena autonomia.

Richiamare le banche alla loro funzione sociale

Penso che sarà importante partire dalle banche che hanno sede in regione perché, anche se le maggiori hanno ormai orizzonti nazionali e sono coinvolte nelle grandi operazioni industriali, nei loro spot richiamano sempre la vicinanza ai territori, mentre di fatto sono governate da logiche ben diverse.

Eppure dobbiamo provare a ricondurle nell’alveo costituzionale e alla funzione economica e sociale che il credito deve svolgere.

La battaglia che si sta giocando in questi mesi fra i banchieri coinvolge anche realtà che conosciamo bene in regione, come Unipol e BPER, realtà molto radicate sul nostro territorio e coinvolte, se l’operazione andrà in porto, negli scenari conseguenti all’operazione di acquisizione promossa da Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi di Siena.

Monte dei Paschi sta contrapponendo una diversa operazione per resistere, mettendo in campo azioni di segno opposto. Noi seguiamo tutto con molta attenzione, ma non entriamo nelle dinamiche industriali. È chiaro, tuttavia, che mantenere la sede generale di una banca su un territorio non è indifferente.

Occupazione e territori non possono essere sacrificati ai profitti

Il nostro ruolo è quello di vigilare sul destino delle lavoratrici e dei lavoratori, sulla tenuta dell’occupazione e sul presidio dei territori, che non possono essere sacrificati e abbandonati per massimizzare i profitti.

Anche per questo, nel nostro settore, è sempre più urgente un intervento legislativo che riporti il comparto a essere davvero un servizio per le cittadine e i cittadini e un sostegno all’economia reale.

Occorre richiamare le banche alla loro responsabilità sociale d’impresa.

Colmare i vuoti attraverso la contrattazione

Penso che il Patto, con gli strumenti che mette in campo – così come l’accordo quadro nazionale che stiamo cercando di portare a casa insieme alle altre organizzazioni sindacali e datoriali – vada proprio in questa direzione.

Cerchiamo di colmare i vuoti e di tutelare lavoratori, cittadini e territori attraverso la contrattazione. Proviamo a fare quello che il Governo non fa, o a difendere quello che cerca di distruggere. Avanti così, compagne e compagni: al lavoro e alla lotta!

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