Mediobanca: La mappa fino al 29 ottobre

3 - Fisac Cgil

Tra assemblee, esposti e richieste della Consob è facile perdere il filo. Ecco, in ordine e in parole semplici, a che punto siamo e cosa aspettarci nelle prossime settimane.

Care colleghe e cari colleghi,
le ultime settimane hanno visto susseguirsi mosse, contromosse, esposti e comunicati: un ritmo che rende difficile capire dove siamo davvero. Facciamo allora un po’ d’ordine, con l’unico obiettivo di sempre — che ognuno possa seguire la partita con chiarezza. Nessuna previsione, solo i fatti e le date.

DOVE SIAMO: DUE STRADE SUL TAVOLO

Sul futuro di MPS restano aperti due percorsi alternativi:
La strada Intesa: l’offerta pubblica (OPAS) con cui Intesa Sanpaolo punta a comprare MPS. Prevede, per superare i controlli sulla concorrenza, la cessione di circa 635 filiali del Monte a Unipol, poi destinate a confluire in Bper.
La strada MPS: la contromossa di Lovaglio, cioè le due offerte (OPS) con cui Siena prova a comprare a sua volta Banco BPM e Banca Generali, per diventare così grande da non essere più “scalabile”.
Le due strade si escludono a vicenda: alla fine se ne potrà percorrere una sola.

COSA È GIÀ SUCCESSO

Riavvolgiamo il nastro dei passaggi principali già avvenuti:
Inizio settembre: la BCE ha autorizzato la fusione per incorporazione di Mediobanca in MPS, ultimo grande via libera all’integrazione del nostro Gruppo nel Monte.
9-10 settembre: MPS ha depositato in Consob i documenti delle sue due offerte su Banco BPM e Banca Generali, avviando anche le richieste di autorizzazione alle autorità.
10 settembre: l’assemblea di Intesa ha approvato, con il 97% dei voti, l’aumento di capitale necessario a far partire l’offerta su MPS. Intesa ha così in mano lo strumento per procedere.

IL NODO CHE RIGUARDA CHI LAVORA: LE FILIALI CHE CAMBIANO MANO

C’è un aspetto tecnico che merita attenzione, perché tocca da vicino i lavoratori. Entrambe le strade devono fare i conti con le regole a tutela della concorrenza (l’Antitrust), e in entrambi i casi la soluzione passa dalla cessione di sportelli:
nella strada Intesa, come detto, circa 635 filiali MPS andrebbero a Unipol-Bper;
nella strada MPS, secondo le ricostruzioni, anche il nuovo polo con Banco BPM dovrebbe cedere alcune centinaia di filiali per ragioni di concorrenza.
Il punto per noi è semplice e vale per ogni scenario: quando delle filiali cambiano proprietario, non si spostano solo insegne e sportelli, ma persone, professionalità e posti di lavoro. È qui che continueremo a chiedere garanzie, qualunque strada prevalga.

LA CONSOB METTE IL NASO NELLE OFFERTE DI SIENA

Un fatto di questi giorni merita di essere spiegato, perché aiuta a capire il valore reale delle mosse. La Consob — l’autorità che vigila sui mercati — ha chiesto a MPS di correggere e integrare la nota con cui, il 21 agosto, aveva annunciato prezzi e condizioni delle due offerte.
Il motivo: l’offerta di Intesa aveva fatto salire il prezzo delle azioni MPS, gonfiando così anche il valore apparente delle offerte che Siena paga in proprie azioni. Ricalcolando i valori ai prezzi precedenti all’intervento di Intesa (quelli del 5 giugno), emerge un quadro diverso: l’offerta su Banco BPM risulterebbe a sconto dell’8,1% (era stata presentata come “alla pari”, senza né premio né sconto) e quella su Banca Generali a sconto del 3,2% (era stata annunciata con un premio del 10%). Non sono tecnicismi: sono numeri che gli azionisti — di MPS, di Banco BPM e di Banca Generali — terranno d’occhio al momento di decidere.

IL ROMPICAPO: COSA SUCCEDE SE VINCE INTESA?

C’è poi un nodo che, ad oggi, non ha una risposta certa — ed è forse il punto più delicato. Cosa accadrebbe alle due offerte di Siena se l’OPAS di Intesa andasse a segno per prima, facendo passare MPS sotto il controllo di Ca’ de Sass?
Qui le due banche danno letture opposte:
per MPS, le offerte hanno “carattere irrevocabile” e resterebbero valide comunque: un cambio di controllo non ne determinerebbe la decadenza. Il Monte ha anche assicurato che non chiuderebbe gli sportelli di Banco BPM.
per Intesa, al contrario, una volta preso il controllo di MPS sarebbe possibile cambiare il consiglio di amministrazione del Monte e, se lo ritenesse, ritirare le due offerte.
Sarà probabilmente compito delle autorità di vigilanza — o eventualmente della magistratura — sciogliere questo intreccio. Il segnale, per noi, è chiaro: la partita è entrata in un territorio in cui strategie industriali, regole di mercato e controllo societario rischiano di incrociarsi tutte insieme.

LE AUTORITÀ ENTRANO IN CAMPO

Nessuna delle due operazioni può concludersi senza il via libera di una serie di autorità: la BCE, la Banca d’Italia, l’IVASS (per le assicurazioni), l’Antitrust (per la concorrenza) e il Governo (per il cosiddetto “golden power” sugli asset strategici). In più, sono già stati presentati alla Consob alcuni esposti — da parte di Intesa e di associazioni di consumatori — che chiedono verifiche sulla regolarità delle offerte. E le agenzie di rating si dividono: Fitch avverte che la doppia mossa di Siena “aumenta i rischi di esecuzione”, mentre DBRS la giudica una “risposta strategica” capace di rafforzare scala e diversificazione. Insomma: nemmeno gli esperti concordano, e a oggi nulla è deciso.

LA DATA CHE CONTA: 29 OTTOBRE

Tra tutti gli appuntamenti, uno è lo spartiacque: il 29 ottobre l’assemblea degli azionisti di MPS dovrà votare in un colpo solo l’intero pacchetto della contromossa — le due offerte, il maxi-dividendo e, con ogni probabilità, la fusione con Mediobanca. Serve una maggioranza molto ampia (i due terzi): se non si raggiunge, la strada alternativa si ferma. È lì che si capirà quale dei due percorsi resterà davvero in piedi.

COSA VIENE DOPO

Se il progetto di Siena supera l’assemblea e ottiene le autorizzazioni, le sue offerte partirebbero a metà dicembre per chiudersi entro metà febbraio 2027. In parallelo, l’offerta di Intesa dovrebbe aprirsi alle adesioni tra novembre e dicembre. I due calendari sono destinati a incrociarsi: sarà quello il momento in cui gli azionisti di MPS dovranno scegliere.

IL NOSTRO IMPEGNO

Non tifiamo per uno scenario: seguiamo i fatti e teniamo un solo metro di giudizio, il lavoro. In tutte le ipotesi sul tavolo il nostro Gruppo è dentro il perimetro coinvolto, e in tutte — come mostra il nodo delle filiali — ci sono ricadute possibili sulle persone. Per questo continueremo a vigilare, a chiedere garanzie occupazionali e procedure di confronto, e a informarvi con la chiarezza di sempre.
Continueremo ad aggiornarvi a ogni passaggio.

Milano, 15 settembre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

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