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Siamo arrivati al punto di dover programmare settimana per settimana gli inserimenti delle richieste di finanziamento.
Non gli appuntamenti. Gli inserimenti.
Ci viene chiesto di indicare quali clienti incontreremo, in quale giorno e per quale importo. Una previsione a tavolino di pratiche che ancora non esistono, come se il lavoro fosse una catena di montaggio.
Questa modalità non è accettabile ed è in contrasto con quanto previsto dall’Accordo sulle Politiche Commerciali del 2018.
Oltre ad essere inutile, è un ulteriore carico burocratico che fa perdere tempo e aumenta la pressione su colleghi e colleghe. E non si può giustificare tutto con il “momento particolare” che sta vivendo l’azienda.
Ancora meno ha senso far passare il messaggio che dalla quantità di pratiche inserite dipenda la riuscita delle strategie commerciali dell’AD.
Non funziona così.
Titolari stremati e mortificati ad ogni riunione; specialisti di qualsiasi ambito dirottati sui finanziamenti perché “è più importante”. La centralità del cliente tanto sbandierata va a farsi benedire perché si devono vendere (o piazzare?) solo prestiti.
La pressione parte dall’alto, passa attraverso tutti i livelli e alla fine arriva sempre agli ultimi. Quelli che ogni giorno stanno in filiale o in ufficio, incontrano i clienti, gestiscono i problemi e mandano avanti la Banca.
E questo dei prestiti è solo l’esempio più recente dell’assurdo e dell’indebito portato avanti dalle funzioni commerciali, ma le pressioni ci sono in ogni ambito, su ogni singolo lavoratore e lavoratrice di questa Banca.
Abbiamo già dimostrato il nostro senso di responsabilità. I lavoratori e le lavoratrici hanno fatto e continuano a fare la loro parte.
Ma quante volte la dobbiamo salvare questa Banca?
L’abbiamo tirata fuori dagli abissi, tenuta a galla nelle tempeste e ancora non è sufficiente, ancora ci viene fatto pesare che dal nostro singolo risultato dipendano le sorti dell’universo.
Adesso basta.
Continueremo a fare il nostro lavoro con serietà e professionalità, come sempre, ma senza accettare pressioni assurde, controlli continui e richieste che mortificano il nostro lavoro.
Le sorti della banca non possono dipendere dal numero di pratiche che una persona riesce a inserire in una settimana.
Chiediamo rispetto degli accordi. Rispetto per chi lavora. La sospensione delle richieste indebite su dati futuri di inserimenti pratiche e produzione.
Basta pressioni, basta mortificazioni.
Napoli, 15/09/2026
Le Segreterie RSA
Fisac Cgil Napoli Caserta e Benevento
Uilca Uil Napoli e Caserta

