Banche, trasformazione e dialogo sociale: la voce dei lavoratori deve contare

Il 1° ottobre si è riunito a Bruxelles il Comitato europeo per il dialogo sociale nel settore bancario. Una giornata di confronto importante, a tratti anche molto serrato, che ha confermato quanto il dialogo sociale sia oggi uno spazio essenziale da difendere e rafforzare, soprattutto in una fase di profonda trasformazione del settore finanziario europeo.

La riunione ha avuto anche un significato particolare per il cambiamento alla guida delle relazioni industriali della European Banking Federation. Jens Thau lascia il suo ruolo, che è stato assunto da André Guy Turoche, attualmente Director of Social Affairs dell’Association of French Banks.

La sera precedente al meeting abbiamo salutato Jens con grande affetto e riconoscenza. In questi anni, pur nella naturale distinzione dei ruoli e delle posizioni tra rappresentanza datoriale e sindacale, Jens ha sempre dimostrato una qualità che non è mai scontata nel dialogo sociale: la capacità di ascoltare le ragioni dell’altra parte e di cercare spazi di mediazione, soprattutto nei momenti più difficili. Non significa essere d’accordo, significa riconoscersi reciprocamente come interlocutori. Ed è precisamente questo che rende il dialogo sociale uno strumento prezioso.

Pressioni commerciali e salute mentale: non sono questioni separate

Due dei temi che hanno prodotto il confronto più intenso sono stati la salute mentale sul luogo di lavoro e le pressioni commerciali nella vendita dei prodotti finanziari. Il programma prevedeva infatti una discussione sulla campagna europea sulla mental health e un approfondimento sulla vendita responsabile dei prodotti finanziari a partire dall’esperienza spagnola presentata dalla sindacalista Noemi Trabado Gago di CC.OO.

Il confronto ha fatto emergere, per una parte significativa della discussione, posizioni datoriali che come UNI Europa Finance abbiamo ritenuto molto distanti dalle nostre e, in alcuni passaggi, francamente non condivisibili.

Per noi esiste infatti un legame evidente tra organizzazione del lavoro, pressioni commerciali, salute mentale e trasformazione del modello bancario.

Come UNI Europa Finance, attraverso la voce del Presidente Michael Budolfsen e di noi sindacalisti presenti, abbiamo sottolineato con forza la gravità della situazione. Non possiamo discutere delle pressioni esercitate sulle lavoratrici e sui lavoratori come se fossero un fenomeno isolato dal processo che sta cambiando profondamente il settore.

La desertificazione bancaria, la continua chiusura delle filiali, la riduzione degli organici e una digitalizzazione sempre più spinta stanno modificando radicalmente il rapporto tra banca, lavoratori, clienti e territori.

La tecnologia deve servire a migliorare il lavoro e i servizi, non diventare semplicemente lo strumento attraverso il quale sostituire le persone e cancellare la relazione umana.

Quella relazione resta invece uno degli elementi fondamentali di una sana attività bancaria. Una banca non è soltanto una piattaforma attraverso la quale acquistare prodotti finanziari. È anche fiducia, conoscenza, responsabilità e rapporto con le persone e con i territori.

E proprio quando diminuiscono gli organici e le filiali, mentre aumentano obiettivi, digitalizzazione e pressione sui risultati, parlare di salute mentale senza parlare dell’organizzazione concreta del lavoro rischia di diventare un esercizio astratto.

Financial literacy: perché escludere chi rappresenta i lavoratori?

Un altro momento particolarmente significativo ha riguardato la strategia europea sulla financial literacy, presentata da Daniel Eid della DG FISMA. Anche qui è emersa una distanza importante.

Da tempo registriamo una difficoltà nel rapporto tra DG FISMA e rappresentanza sindacale. Nel corso della discussione è apparsa ancora una volta poco compresa la ragione per cui il sindacato rivendichi un ruolo in un percorso delicato come quello dell’educazione finanziaria. Per noi, invece, la risposta è evidente.

La financial literacy non è una questione puramente tecnica e non può essere ridotta alla capacità individuale del cittadino di scegliere tra differenti prodotti finanziari.

Significa parlare di risparmio, pensioni, indebitamento, accesso ai servizi bancari, digitalizzazione, vulnerabilità delle persone, trasparenza dei prodotti e capacità di comprendere i rischi. Significa quindi parlare della vita concreta delle persone.

E significa anche interrogarsi su chi informa, chi vende, con quali obiettivi e con quali possibili conflitti di interesse.

Per questo il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali non è un elemento accessorio. È parte di una financial literacy realmente equilibrata, capace di mettere al centro cittadini, lavoratori e consumatori e non soltanto il mercato dei prodotti finanziari.

Più Europa significa anche più dialogo sociale

Usciamo da questa giornata ancora più convinti della necessità di preservare e rafforzare il dialogo sociale europeo.

Non perché sia un luogo nel quale le differenze scompaiono. Al contrario: il meeting ha dimostrato quanto possano essere profonde.

I banchieri fanno il loro mestiere e noi facciamo il nostro. Ma proprio il dialogo sociale obbliga entrambe le parti ad ascoltarsi, a confrontarsi e, quando possibile, a costruire mediazioni.

Ed è significativo constatare che, talvolta, persino interlocutori con interessi naturalmente diversi dai nostri mostrino una maggiore disponibilità ad ascoltare la voce del lavoro di quanto accada in alcuni ambiti della stessa Commissione europea. Questo deve interrogarci.

In una fase geopolitica così complessa, mentre crescono nazionalismi, disuguaglianze, insicurezza e sfiducia nelle istituzioni, la risposta non può essere meno Europa.

Dobbiamo chiedere più Europa e, soprattutto, una Europa migliore: più sociale, più democratica, più capace di governare le trasformazioni invece di subirle e più disponibile ad ascoltare chi rappresenta milioni di lavoratrici e lavoratori.

Il programma della giornata si è concluso non a caso con il confronto sul nuovo workplan del dialogo sociale bancario per il 2027-2028. È anche da qui che dobbiamo ripartire.

Perché il dialogo sociale non è un rituale istituzionale. È uno dei luoghi nei quali possiamo contendere la direzione del cambiamento.

E oggi, forse più che mai, è esattamente ciò che il movimento sindacale europeo deve fare: esserci, portare con forza la propria voce e contribuire a costruire quell’Europa sociale che continuiamo a rivendicare.

Anna Maria Romano

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