Democrazia e inclusione: Anna Maria Romano al Forum CES al Parlamento europeo

Al Parlamento europeo il Trade Union Forum della CES. Anna Maria Romano (CGIL Toscana): «Trasformare i migranti in nemici indebolisce i diritti di tutti»

Il Trade Union Forum della CES al Parlamento europeo

Il 30 settembre ho partecipato al Parlamento europeo di Bruxelles al Trade Union Forum, promosso dalla Confederazione europea dei sindacati, una giornata di confronto tra rappresentanti sindacali, delegate e delegati e parlamentari europei sulle grandi sfide che attraversano oggi il mondo del lavoro.

Il Forum, presieduto dalla segretaria confederale CES Tea Jarc, ha affrontato tre questioni strettamente connesse: la difesa della contrattazione collettiva e il contrasto al trade union busting, il governo delle transizioni digitale e ambientale e, infine, il rapporto tra democrazia, organizzazione sindacale e inclusione.

Democrazia e inclusione: la questione delle persone migranti

È proprio in quest’ultima sessione, dedicata a “Organising for democracy and inclusion: experiences, rights and funding”, che ho scelto di utilizzare i due minuti a mia disposizione per aggiungere una questione che considero inseparabile dalla discussione sulla democrazia: quella delle persone migranti.

Nel panel si è parlato di servizi pubblici, nuovi settori da organizzare, rinnovamento del sindacato, inclusione e uguaglianza dei diritti.

Perché oggi, in Italia come in Europa, assistiamo sempre più spesso alla costruzione politica e comunicativa del migrante come “nemico”: qualcuno dal quale difenderci, qualcuno che sottrarrebbe sicurezza, lavoro, risorse e diritti.

Le lavoratrici e i lavoratori migranti sono parte delle nostre economie

Come sindacato sappiamo invece che la realtà del lavoro racconta una storia diversa.

Le lavoratrici e i lavoratori migranti sono dentro le nostre fabbriche, nei cantieri, nella logistica, nell’agricoltura, nei servizi, nel lavoro domestico e di cura, nelle piattaforme. Sono una parte strutturale delle nostre economie e delle nostre comunità. E troppo spesso sono anche la parte del mondo del lavoro sulla quale si concentrano precarietà, sfruttamento, lavoro irregolare, appalti e subappalti, bassi salari e maggiore ricattabilità.

È proprio per questo che difendere i loro diritti significa difendere i diritti di tutti.

Se accettiamo che esista un lavoratore con meno diritti perché ha un altro passaporto, abbiamo già indebolito il principio dell’uguaglianza sul quale si fondano il sindacato e la democrazia.

Non esistono due mercati del lavoro separati

Non esistono infatti due mercati del lavoro separati. Abbassare diritti e tutele per una parte delle persone che lavorano significa creare le condizioni perché salari, sicurezza e condizioni di lavoro possano essere abbassati per tutti.

Al contrario, organizzare chi è più vulnerabile, far emergere il lavoro irregolare, garantire stessi diritti e stessa dignità significa alzare il livello di tutela dell’intero mondo del lavoro.

I diritti non sono una risorsa scarsa da dividere. Più persone hanno diritti, più forti diventano i diritti di ciascuno di noi.

Il nuovo Regolamento europeo sui rimpatri

Per questo considero particolarmente significativo che questa discussione sia avvenuta proprio al Parlamento europeo e proprio il 30 settembre.

Il giorno successivo, infatti, il Consiglio dell’Unione europea ha dato il via libera definitivo al nuovo Regolamento sui rimpatri. Le nuove norme introducono procedure comuni più stringenti e consentono agli Stati membri, attraverso accordi con Paesi terzi, di istituire return hubs fuori dall’Unione europea; il Consiglio afferma che tali accordi dovranno rispettare il diritto internazionale, i diritti umani e il principio di non-refoulement. Consiglio dell’Unione Europea

È una scelta sulla quale il movimento sindacale europeo deve continuare a interrogarsi e a far sentire la propria voce, perché non possiamo separare la qualità della democrazia dalla condizione concreta delle persone che vivono e lavorano nelle nostre società.

La democrazia vive anche nei luoghi di lavoro

Il Forum di Bruxelles ci ha ricordato anche questo. La democrazia non vive soltanto nelle elezioni e nei Parlamenti. Vive nei luoghi di lavoro, nella possibilità di organizzarsi in un sindacato, nella contrattazione collettiva, nella libertà di partecipare e di dissentire.

E vive nella capacità di una società di riconoscere dignità e diritti anche a chi è più esposto e più facilmente trasformabile in un capro espiatorio.

Il sindacato ha, da questo punto di vista, una responsabilità particolare.

Organizzare significa includere

Organizzare significa includere. Significa andare a cercare proprio chi ha meno strumenti per difendersi, indipendentemente dalla provenienza, dalla condizione sociale e dal passaporto. Significa impedire che le differenze tra lavoratori vengano utilizzate per dividerli e metterli gli uni contro gli altri.

È una delle lezioni più antiche del movimento sindacale, ma nell’Europa di oggi è tornata ad essere di straordinaria attualità.

Perché quando qualcuno riesce a convincerci che per avere più diritti dobbiamo toglierli a qualcun altro, a perdere non è soltanto chi viene escluso. Perdiamo tutti. E perde la democrazia.

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