Mediobanca: MPS non molla, si decide il 29 ottobre

Il consiglio di MPS conferma il proprio piano e rimette tutto all’assemblea. Nel documento, un passaggio che ci riguarda da vicino: la difesa del “capitale umano” di Mediobanca.

Care colleghe e cari colleghi,
dopo il rilancio di Intesa e lo schieramento di alcuni grandi azionisti a favore della sua offerta, ci si chiedeva se MPS avrebbe fatto un passo indietro. La risposta del consiglio di amministrazione, riunito il 12 ottobre sotto la presidenza del prof. Bisoni, è stata chiara: il Monte non si ritira e porta tutto al voto dell’assemblea del 29 ottobre. Vi spieghiamo cosa ha deciso, in parole semplici.

LA DECISIONE: NESSUN RITIRO

Nei giorni scorsi erano circolate due ipotesi: che MPS ritirasse dall’ordine del giorno i punti principali del proprio piano (le offerte su Banco BPM e Banca Generali e il maxi-dividendo), oppure che li confermasse rimettendo la decisione ai soci. Il consiglio ha scelto la seconda strada: tutto resta all’ordine del giorno dell’assemblea del 29 ottobre — le due offerte, la distribuzione straordinaria e la fusione con Mediobanca. La decisione finale spetterà quindi agli azionisti.

LE RAGIONI DI MPS

In un documento articolato in nove punti, il consiglio ha confermato il proprio progetto e replicato alle valutazioni di Intesa. In sintesi, secondo MPS:
– il premio offerto da Intesa (il 15,3% sul prezzo di riferimento) resta inferiore alla media delle offerte bancarie comparabili in Italia, intorno al 30%;
– l’offerta di Intesa è pagata in prevalenza in azioni della stessa Intesa, il cui rendimento negli ultimi anni è stato, secondo i dati citati dalla banca, inferiore a quello del settore e dello stesso titolo MPS;
-Intesa ha subordinato la prosecuzione della propria offerta all’abbandono del piano di Siena, “senza tuttavia offrire alcuna certezza sul completamento” dell’operazione.

Si tratta della posizione di MPS, che riportiamo come tale: la valutazione definitiva spetterà agli azionisti, e in seguito interverranno anche le autorità di vigilanza.

IL PASSAGGIO CHE CI RIGUARDA: IL “CAPITALE UMANO” DI MEDIOBANCA

C’è un punto del documento che tocca direttamente il nostro perimetro. Intesa, nei giorni scorsi, aveva chiesto ai soci di MPS di non approvare la fusione per incorporazione di Mediobanca, dichiarando di volerne gestire l’integrazione in seguito, con il proprio management. Il consiglio di MPS ha replicato su più fronti:

– la fusione con Mediobanca non è una mossa difensiva, ma un progetto deciso già a febbraio-marzo 2026, con una propria logica industriale, e la cui integrazione è “già in corso” dall’ottobre 2025;

– il progetto di Intesa, osserva MPS, “non chiarisce come sarebbero preservati e sviluppati il posizionamento, le competenze e il modello distintivo di Mediobanca” nelle aree che si sovrappongono con le attività già svolte dal gruppo Intesa;

– e, testualmente, che la valutazione dovrà considerare “gli eventuali effetti sul perimetro operativo, sull’autonomia commerciale, sui clienti e sul capitale umano di Mediobanca”.

Su questo fronte è arrivata anche una presa di posizione esterna: il proxy advisor ISS — uno dei consulenti indipendenti che orientano il voto dei grandi fondi — ha raccomandato ai soci di MPS di votare a favore della fusione con Mediobanca, giudicandola sorretta da “una valida logica strategica”. Una posizione, va notato, opposta a quella di Intesa, che chiede invece di bocciarla.

Non commentiamo il merito della contesa tra le due banche: non è il nostro ruolo. Segnaliamo però un fatto che ci interessa: che in un documento ufficiale compaia il riferimento al “capitale umano” di Mediobanca è significativo, perché porta il tema delle persone dentro una discussione fatta soprattutto di numeri, perimetri e valore per gli azionisti. Attenzione, però: una citazione non è una garanzia. Riconoscere a parole il valore delle professionalità è una cosa; tradurlo in tutele concrete è un’altra, e vale per qualunque scenario. Perché il nodo occupazionale non riguarda solo il progetto di Intesa: anche l’integrazione tra MPS, Banco BPM e Banca Generali comporterebbe sovrapposizioni e razionalizzazioni. In entrambe le strade, per noi, il punto è lo stesso — e le garanzie vanno chieste e scritte, non date per acquisite perché qualcuno le ha nominate.

COSA SUCCEDE ADESSO

La parola passa all’assemblea degli azionisti di MPS del 29 ottobre, che voterà con delibere distinte e separate sulle offerte, sulla fusione con Mediobanca e sulle operazioni collegate al dividendo. Per approvare il piano di Lovaglio serve una maggioranza molto ampia, i due terzi del capitale presente. Sul fronte dei soci, diverse posizioni si sono già espresse a favore dell’offerta di Intesa; l’esito, però, lo stabilirà soltanto il voto.

IL NOSTRO IMPEGNO

Il nostro metro di giudizio resta uno solo, il lavoro — in ogni scenario. Qualunque strada prevalga, continueremo a chiedere che le operazioni non si traducano in costi per chi lavora, che siano tutelate professionalità, inquadramenti e sedi, e che ogni passaggio avvenga nel pieno rispetto delle procedure di confronto previste da legge e contratto. Il “capitale umano” di cui oggi parlano i documenti ufficiali, per noi, sono le colleghe e i colleghi in carne e ossa: la loro tutela viene prima di ogni logica finanziaria.
Continueremo a seguire ogni passaggio e a informarvi con la chiarezza di sempre.

Milano, 13 ottobre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

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