MPS-Mediobanca: il voto sulla fusione del 29 ottobre

Care colleghe e cari colleghi, a pochi giorni dall’assemblea degli azionisti di MPS del 29 ottobre, proviamo a chiarire un aspetto tecnico che spesso si perde nel rumore delle cronache, ma che ci riguarda da vicino. Non facciamo previsioni sull’esito del voto — quello spetta ai soci. Spieghiamo però come è costruita la partita, perché aiuta a capire cosa può accadere al nostro perimetro. Come sempre, solo fatti documentati.

Un’assemblea, più voti separati

Il 29 ottobre l’assemblea di MPS non esprimerà un unico “sì” o “no” a un pacchetto. Voterà con delibere distinte e separatesu più punti: l’offerta su Banco BPM, l’offerta su Banca Generali, le operazioni collegate al dividendo straordinario, e — in un punto a sé — la fusione per incorporazione di Mediobanca in MPS, con le connesse operazioni societarie. Ogni punto ha le proprie regole di maggioranza e i propri effetti: l’approvazione di uno non implica quella degli altri.

La specificità del voto sulla fusione Mediobanca

Qui sta l’elemento che merita attenzione, ed è un fatto, non una nostra interpretazione. Nel comunicato del 3 ottobre, Intesa ha stabilito una condizione netta: se l’assemblea approva le offerte su Banco BPM o Banca Generali, o la riduzione di capitale legata al dividendo, la sua OPAS decade.

Sulla fusione con Mediobanca, però, Intesa ha fatto una scelta diversa e opposta: ha dichiarato di rinunciare alla relativa condizione. In altre parole, l’eventuale approvazione della fusione Mediobanca non farebbe decadere l’offerta di Intesa. Il voto su quel punto è stato quindi “sganciato” dall’esito dell’OPAS.

La conseguenza pratica è rilevante: il percorso di integrazione di Mediobanca segue, sul piano delle regole, una strada in parte autonoma rispetto alla contesa principale tra i due progetti industriali. Lo riconoscono anche i consulenti di voto indipendenti: sia ISS sia Glass Lewis — che orientano una parte dei grandi investitori — hanno espresso indicazione favorevole alla fusione con Mediobanca, pur suggerendo il no agli altri punti del piano.

Perché la fusione “cammina da sola”

C’è una ragione di fondo per cui il percorso di Mediobanca procede con una logica propria: non è nato come mossa difensiva contro Intesa, ma come progetto industriale a sé, deciso già a inizio 2026. E secondo i documenti ufficiali porta con sé vantaggi che si realizzano a prescindere dalla contesa: una struttura patrimoniale più solida e semplice — con il trasferimento ordinato delle passività rilevanti ai fini regolamentari, che evita operazioni successive più costose — e sinergie industriali stimate in circa 0,8 miliardi annui, con l’integrazione già in corso dall’ottobre 2025. Sono valutazioni delle società, che riportiamo come tali; ma spiegano perché questo tassello abbia una spinta industriale autonoma rispetto alla partita per il controllo della banca.

Perché ci riguarda

Non traiamo conclusioni su come voteranno i soci: non è il nostro compito e non è nel nostro stile. Osserviamo però un dato che ci tocca direttamente: a prescindere da quale progetto prevarrà nella partita per il controllo di MPS, il riassetto che riguarda il nostro Gruppo — la fusione, lo scorporo, la riorganizzazione delle reti — ha una sua dinamica propria, con tempi e passaggi che gli appartengono.

Questo non ci rassicura né ci allarma: ci rende più attenti. Perché significa che le scelte sul futuro di Mediobanca — su come, quando e con quali criteri integrarla — si stanno definendo ora, dentro passaggi tecnici che non fanno notizia ma che disegnano il perimetro, le professionalità e l’organizzazione del lavoro di migliaia di colleghe e colleghi.

Il nostro impegno

Qualunque sia l’esito del 29 ottobre e qualunque soggetto si trovi a guidare l’integrazione, il nostro metro non cambia: la tutela di chi lavora. Chiediamo e continueremo a chiedere di essere coinvolti su ogni decisione che riguardi l’organizzazione del lavoro, le sedi, gli inquadramenti e l’occupazione del nostro perimetro — nel pieno rispetto delle procedure di confronto previste da legge e contratto. Le operazioni societarie si decidono tra azionisti; le loro ricadute sulle persone si affrontano con il sindacato.

Continueremo a seguire ogni passaggio e a informarvi con la chiarezza di sempre.

Milano, 23 ottobre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

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