Mediobanca: l’assemblea di MPS boccia tutto. E ora?

Il 29 ottobre i soci di Siena hanno respinto l’intero piano di Lovaglio, fusione con Mediobanca compresa. La partita entra nella fase decisiva, e il futuro del nostro Gruppo torna una questione aperta.

Care colleghe e cari colleghi, l’assemblea degli azionisti di MPS del 29 ottobre — l’appuntamento verso cui tutta questa lunga vicenda convergeva — si è chiusa con un esito netto: i soci hanno respinto l’intero piano difensivo costruito dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio. Proviamo a mettere ordine su cosa è successo e, soprattutto, su cosa significa per noi. Come sempre, solo fatti.

COSA HANNO VOTATO I SOCI

Con il 65,86% del capitale presente, l’assemblea ha bocciato, uno dopo l’altro, tutti i punti del progetto di Siena:

  • no alle due offerte (OPS) su Banco BPM e Banca Generali;
  • no al maxi-dividendo da circa 4 miliardi e alla connessa riduzione di capitale;
  • no alla fusione per incorporazione di Mediobanca in MPS, respinta con il 63,65% dei voti contrari a fronte del 32,91% favorevole (per l’approvazione servivano i due terzi);
  • no anche alle operazioni collegate, dalla riorganizzazione delle reti al riacquisto di azioni proprie.

A determinare la bocciatura sono stati i grandi azionisti (Delfin, Caltagirone) e i fondi internazionali, mentre il Tesoro e Banco BPM, come annunciato, non hanno partecipato al voto.

COSA SIGNIFICA PER LA PARTITA

L’esito ha una conseguenza diretta: avendo i soci respinto le operazioni che — secondo le condizioni poste da Intesa il 3 ottobre — avrebbero fatto decadere l’OPAS, l’offerta di Intesa Sanpaolo su MPS resta pienamente in campo e può proseguire il suo percorso, con i tempi e le autorizzazioni che la normativa prevede. Dal canto suo, Lovaglio ha rivendicato di aver comunque “costretto Intesa a migliorare l’offerta”.

Al di là delle letture delle parti, il dato di fatto è che la strada verso l’integrazione di MPS in Intesa, dopo questo voto, si è fatta più lineare.

IL PUNTO CHE CI RIGUARDA: LA FUSIONE MEDIOBANCA BOCCIATA

E qui veniamo a ciò che tocca direttamente il nostro perimetro. Fino a ieri l’integrazione di Mediobanca in MPS era data come il tassello più solido e più probabile: lo stesso Lovaglio, in assemblea, l’ha definita un’operazione “che sta funzionando meglio del previsto”, e persino i consulenti di voto indipendenti ne avevano raccomandato l’approvazione. Eppure i soci l’hanno respinta.

Questo apre una fase nuova e, allo stato, incerta. La fusione così come era stata concepita non si farà. Il percorso di integrazione del nostro Gruppo — che negli ultimi mesi davamo per avviato e irreversibile — torna una questione aperta: su come, con quali tempi e sotto quale regia proseguirà, oggi non ci sono risposte definitive. Molto dipenderà dall’esito dell’OPAS di Intesa e dalle scelte che ne seguiranno.

Non ci avventuriamo in previsioni: sarebbe irresponsabile, dopo una giornata che ha smentito molti pronostici. Osserviamo però che il futuro di Mediobanca — la collocazione, l’organizzazione, le professionalità delle colleghe e dei colleghi — è, oggi più di prima, dentro un quadro in movimento.

IL NOSTRO IMPEGNO

Chiudiamo questa lunga stagione di aggiornamenti con la stessa posizione con cui l’abbiamo attraversata: non abbiamo tifato per uno scenario, e non cominceremo ora. Il nostro unico metro è stato, ed è, il lavoro.

Qualunque sia l’assetto che prenderà forma nei prossimi mesi, chiederemo con la massima determinazione di essere coinvolti su ogni decisione che riguardi l’occupazione, le professionalità, gli inquadramenti e le sedi del nostro perimetro — nel pieno rispetto delle procedure di confronto previste da legge e contratto. Le operazioni societarie si decidono tra azionisti; le loro ricadute sulle persone si affrontano, sempre e solo, con il sindacato.

Continueremo a seguire ogni passaggio e a informarvi con la chiarezza di sempre. Non è la fine della partita: è l’inizio del capitolo che ci riguarda più da vicino.

Milano, 30 ottobre 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

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