Rsa Viterbo: Ta vuo’ fa fa’ na foto?

By: Charlotte Pierson – All Rights Reserved

Per una volta non si parla di Regata.
Questa volta parliamo di fotografia. I Direttori delle filiali della nostra Area si stanno adoperando, su mandato dei “grandi capi”, perché ciascuna filiale sia “fornita” di una fotografia della “squadra” con lo sfondo di un albero di Natale. Motivo? La realizzazione di un albero i cui addobbi saranno costituiti proprio da queste foto, che farà bella mostra non si è capito bene dove.
Volere per forza creare un clima amichevole ed amorevole attraverso queste soluzioni non è accettabile. Fare finta di volersi bene è una delle cose peggiori che possa capitare. Nessuno ha voglia di festeggiare in questo momento lavorativo. Tanto più con chi si conosce solo di nome (chi ha visto mai gli illustrissimi Mecatti e Bianco?).
Ogni giorno veniamo sottoposti a pressioni commerciali senza precedenti. Ogni giorno veniamo minacciati di chi sa quale trasferimento e o punizione in caso di cattivi risultati commerciali. Ogni giorno ci scontriamo più o meno direttamente con richieste provenienti dalle DTM, che non sono altro che la solita sollecitazione pressante e continua di contatti, vendite, percentuali di successo e chi più ne ha più ne metta.
Il progetto Regata ha fagocitato ogni logica, ogni cosa. Non esiste altro se non il successo commerciale, misurato esclusivamente dall’atto di vendita appropriato. La nostra prestazione lavorativa è misurata solo attraverso le percentuali del progetto Regata.
La pratica per un fido, la quadratura contabile della giornata, il carico dei bancomat, la gestione del contante di filiale, il tenere in ordine i valori presenti in cassaforte, la risoluzione di un problema legato ad un garanzia, gli stessi incontri commerciali ripetuti con lo stesso cliente senza vendita immediata di un prodotto, il recupero di una posizione ormai data per persa sono ormai palesemente considerate perdite di tempo, pur essendo tutte necessarie.
Senza queste attività la banca non esisterebbe comunque.
Solo queste brevi considerazioni dovrebbero essere sufficienti per capire che non c’è nessuna voglia di far parte forzatamente del finto gioco di squadra.
Certe cose non si ottengono in modo forzato, non si ottengono a parole. Certe cose vanno testimoniate con il proprio comportamento. Tutti i giorni.
Per il collega che si prodiga per noi, per il collega che ci aiuta a risolvere un problema, per il collega che ci da un consiglio, per il collega che tutti i giorni manifesta la sua amicizia e vicinanza faremmo non una ma cento foto.
Per chi ci considera solo come pedina da utilizzare per il raggiungimento dei propri obiettivi personali invece ….


Viterbo, 4 dicembre 2013 La segreteria

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