#Donne: “Assumete solo le belle”, sospesa dal capo

By: monukhan2013 – All Rights Reserved
da Repubblica – PADOVA – Meglio belle che brave, anzi: quando le assunzioni sono affidate agli uomini, la carta vincente di una candidata coincide con il look, meglio se esibito in modo esplicito, e la professionalità diventa un optional trascurabile. È il j’accuse di una bancaria trevigiana di 33 anni che lavora in un istituto di credito a Padova. O meglio, lavorava; perché lo sfogo-denuncia via Facebook le è costato caro: prima una lettera di contestazione disciplinare, poi la sospensione dall’ufficio per cinque giorni, infine – dopo un colloquio tempestoso con il responsabile del personale, che l’ha accusata di diffamazione – la transazione e le dimissioni dalla banca.

Una vicenda per molti versi emblematica, rivelata dal “Mattino di Padova” e iniziata qualche settimana fa quando G. R., una donna dinamica, impegnata anche nella commissione per le pari opportunità e iscritta alla Fondazione Belisario, pubblica su Fb una riflessione polemica: “Ha un nome la patologia di certi uomini, responsabili della selezione del personale, che fanno colloqui solo a ragazzine di diciannove anni con il fisico da modella e gli occhioni da cerbiatta?”. Apriti cielo. In tempi di ministre corteggiate dalla cronaca rosa, l’eco sui social è immediato e la trentenne rincara la dose: “Gli uomini sono fatti così: se sei bella per loro sei bravissima, hai valore e sei piena di meriti. Punto. E poi stiamo qui a parlare di donne e meritocrazia. Ma dai!!! Le donne dovrebbero mandare a f… il mondo maschile e il politically correct e prendersi quello che spetta loro. Altro che storie. Se le donne oggi fossero al mio posto a vedere e sentire quello che vedo/sento io forse aprirebbero gli occhi…”.

Fuoco alle polveri e valanga di post, anche contrapposti. Chi cita Rosy Bindi, chi il berlusconismo, qualche maschietto minimizza e parla di “sessismo alla rovescia” e “veterofemminismo vittimista”, altre condividono la polemica di G. R. Come Chiara, che ripercorre le proprie esperienze professionali e conclude: “La metà dei datori di lavoro che ho avuto erano orientati solo ad assumere bellone senza cervello. Il fatto di essere una in gamba mi ha sempre penalizzato e non credo proprio che le cose cambieranno”.

Ma la querelle non è destinata a concludersi sul web. Qualcuno ha avvertito i vertici dell’istituto bancario e il capo dell’ufficio personale si sente preso mira dalla battagliera dipendente, forse in relazione al colloquio avvenuto in precedenza con una giovanissima candidata. Tant’è. La procedura disciplinare scatta con severità sorprendente ed è vana la spiegazione fornita dalla donna e riaffermata dal suo avvocato di fiducia, Daniele Panico: “I destinatari dei post sono gli appartenenti alla categoria di persone che pensa ed agisce in modo maschilista, non un singolo individuo. La polemica, perciò, non investe un determinato atto ma una condotta generale ritenuta inaccettabile”. Nulla da fare. A fronte dell’atteggiamento dei vertici, decisi a metterla alla porta, a G. R. non rimane che negoziare la rinuncia al posto di lavoro. Ora è alla ricerca di impiego nella speranza che il prossimo capo del personale esamini il suo curriculum prima di rivolgere lo sguardo altrove.

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