Congresso Unimed: prima giornata

Eccoci: dopo una mattina di lavoro di gruppo come Fisac (delegazione composta dal Segretario Nazionale Fabio Alfieri, Anna Maria Romano, Mario Ongaro e Fortunato Ierardo), il meeting inizia puntualmente: nessun ritardo sindacale e tanta voglia di condividere le riflessioni sul sistema del credito, partendo dalla situazione di ogni paese rappresentato qui: tutti paesi del sud Europa.
Le esperienze sono diverse, ma hanno tutte un motivo comune: la crisi, che ora ha un aspetto assolutamente strutturale, disegna un settore del credito con una forte riduzione del numero di aziende, di sportelli, di lavoratori, di diritti.

C’è un concentrato di paesi che hanno subito le conseguenze feroci della crisi, aspetti segnalati sin dal 2008 anche da UNIMed, nella consapevolezza che i nostri paesi hanno vissuto tale criticità in un vuoto di regole e di mancata determinazione verso le scelte operate, anche quando sbagliate.
Si fa osservare come il top management responsabile di scelte sbagliate continua ad operare a vertici con remunerazione cresciuta in tante situazioni.

È comune la consapevolezza dell’importanza della contrattazione nazionale, sotto attacco in diversi paesi. Da Malta, che resiste contro il tentativo di portare la valenza del CCNL ad 1 anno, alla Turchia, che vive solo contrattazione aziendale, in un livello di forte precarietà ed incertezza del lavoro nel settore (unico paese in cui c’è una minima crescita, poiché colpita da una potente crisi nel 2001, da cui é uscita con una forte ristrutturazione del settore, che ha permesso di affrontare la nuova crisi).

La Grecia, il Portogallo, la Spagna ci raccontano scenari drammatici, ma con una potente consapevolezza del ruolo sindacale e di come questo, il nostro ruolo, sia sistematicamente attaccato nella sua valenza fondante: essere alla base di una reale democrazia.
Proprio dalla Turchia, dove la sindacalizzazione é bassa e resa problematica dalle pressioni che vengono fatte dalle aziende stesse, sopratutto nella 30 con proprietà straniera (solo 7 banche su 48 sono sindacalizzate), che usano la precarietà dei lavoratori proprio in questo senso, ci arriva il bisogno di una maggiore solidarietà internazionale. Ci raccontano come le banche non sindacalizzate hanno condizioni di lavoro peggiori, salari più bassi con una concorrenza sleale sui costi, pressioni sugli obbiettivi con rischio di licenziamento.
La risposta nazionale non é più sufficiente e c’è bisogno di una maggiore solidarietà internazionale e di un sindacato capace di parlare oltre che di diritti economici anche di economia al servizio dei paesi e delle persone.

La via d’uscita è evitare di far definitivamente diventare le nostre banche dei supermercati della finanza.
Questo è il punto, condiviso nella sintesi della giornata, su cui si incentra l’intervento di Fabio Alfieri, che sottolinea come la Fisac sente la doppia responsabilità di far uscire il paese dalla crisi e di salvaguardare i lavoratori, in uno scenario europeo in cui la banca tradizionale rischia di non esistere più, lasciando il posto ad una banca di profitto, sola vendia, senza più respnsabilita sociale.
Mauro Bossola della Fabi, racconta il senso del contrattazione nazionale, per noi, basata su un nuovo modello di Banca.
Lo scenario futuro ci porta alla Banking Union che significa, di fatto, spostare la sovranità verso centri decisionali diversi da quelli fino ad ora esistiti, cambiando anche la sostanza delle relazioni industriali.
Mario Ongaro sottolinea che di fronte a ciò non é sufficiente il crescente peso numerico e politico di UNMed. Si rende necessario il confronto franco con i sindacati dì altri paesi nodali in uno scenario Germania-centrico: tedeschi, inglesi (per decenni asse politico di UNI Europa ) e nordici; sindacati che su alcuni temi (es. Eurobond), sono molto lontani da noi.

La domanda per domani é: qual ruolo di UNI? Discuteremo della proposta di una finanza sostenibile come base di un modello economico che parli di equità.

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