Il Consiglio Europa condanna la riforma del lavoro in Grecia

La Carta sociale del Consiglio d’Europa enuncia i diritti dell’uomo della vita di tutti i giorni: casa, salute, istruzione, lavoro, tutela giuridica e sociale, la libera circolazione delle persone, la non discriminazione . Nel 2011, il suo 50° compleanno è stata un’occasione per invitare gli Stati membri che non l’abbiano ancora fatto ad adottare le disposizioni necessarie per ratificare la Carta riveduta nel 1996 (e la sua procedura dei reclami collettivi) e trovare soluzioni volte a garantire una più ampia applicazione della Carta. In effetti, per garantire l’applicazione di questa Carta sociale, ci sono due procedure: la procedura dei Rapporti nazionali, e quella dei reclami collettivi (di Ces, Businesseurope , Oie, e ong.). Il principale organo di sorveglianza del rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi previsti dalla Carta è il Comitato europeo dei diritti sociali. Gli Stati membri periodicamente presentano un Rapporto sugli articoli della Carta da loro ratificata, nel quale viene indicato come la Carta viene applicata in diritto e in pratica. Ogni anno, il Comitato pubblica le sue conclusioni sulla situazione degli Stati membri e – se necessario – indirizza Raccomandazioni allo Stato inadempiente per modifiche del suo diritto interno o delle sue prassi. A questo Comitato, i sindacati greci del settore pubblico, compreso l’ADEDY affiliato alla CES, hanno presentato reclami collettivi riguardanti due misure adottate nel 2010: misure che prolungavano fino a un anno il “periodo di prova” durante il quale i lavoratori potevano essere licenziati senza preavviso; e misure che riducevano il salario minimo per i lavoratori con meno di 25 anni a due terzi del salario minimo nazionale, portando così (con 580 euro per mese) i giovani lavoratori greci sotto la soglia di povertà. Il 18 ottobre 2012 – nella sua risposta a questi ricorsi collettivi – il Comitato europeo dei diritti sociali ha sottolineato che alcune riforme del lavoro recentemente attuate in Grecia conformemente al Memorandum di accordo con la Troika (Commissione europea Ue, Banca centrale europea, e Fondo monetario internazionale) sono una violazione dei diritti dei lavoratori, e dei diritti sociali fondamentali. Altri cinque casi greci – attualmente in sospeso presso il Comitato europeo dei diritti sociali – riguardano la riduzione delle pensioni. In merito – ricordando che tutti i Paesi membri e istituzioni dell’Ue sono vincolati alle due Carte sociali europee (la Carta sociale del Consiglio d’Europa e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea) – Bernadette Ségol, Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati ha precisato: « La Ces concorda con il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa nell’affermare che misure volte ad imporre una maggiore flessibilità del lavoro, combattere la disoccupazione, limitare le spese pubbliche e / o sopprimere vincoli per le imprese – misure attualmente adottate praticamente in tutti gli stati membri dell’Unione europea, anche indipendentemente da una pressione diretta della Troika – non possono essere prese a qualsiasi prezzo e non devono privare ampie fasce di lavoratori dei loro diritti fondamentali in materia di diritto di lavoro. “Al contrario – sottolinea ancora la Ségol – i diritti sociali fondamentali devono essere rispettati per proteggere la dignità umana di tutti i lavoratori in generale; ma anche per proteggerli da decisioni arbitrarie dei loro datori di lavoro o contro gli effetti negativi delle fluttuazioni economiche. Tutte le istituzioni europee devono promuovere i diritti sociali fondamentali nella redazione e raccomandazione di tutte le future misure legislative o politiche in materia sociale, riguardanti gli Stati membri dell’Ue e i Paesi candidati all’adesione”.