Rsa Viterbo: Il silenzio degli innocenti

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Photo by andrew_j_w

Sono le 14:30 di un caldo pomeriggio romano e sono tutti lì, ammassati in una grande sala ad attendere il Verbo. Mani strette, sorrisi, pacche sulle spalle e una sottile inquietudine: quelli di “prima” hanno detto che “oggi sparano a zero, sarà pesante” e che “però non vi fanno parlare”.
Lo conferma il Pastore Capo, appena salito sul Pulpito. Li guarda e dice: “Di fronte a numeri del genere che vi faccio parla a fà?”. E via a raccontare che la DTM è la peggiore dell’Area che è la peggiore della Banca che è la peggiore dell’Italia che è la peggiore del mondo che è il peggiore dell’universo, e così via.
Il Pastore Capo è democratico: dice che sebbene non sia data facoltà di parola, tuttavia dopo la macellazione potranno, se vorranno, esprimere il loro dissenso, le loro osservazioni o le loro proposte. Nessuno parlerà. Vogliono solo che la tempesta passi il prima possibile e il sacrificio sia consumato.
Il Pastore Capo chiede che si compenetrino con lui nel momento in cui ha dovuto presentare tali terribili dati di produzione all’Amministratore Viola, proprietario del gregge: tralascia però di chiedere una compenetrazione per il mese di Dicembre, durante il quale, a quanto si mormora nell’ovile, ha ricevuto tanti bei quarti di carne magra e pronta per la cottura.
Il Pastore Capo fa dunque appello alla loro professionalità di manager, poiché, come dice lui “non ho alcuno strumento di coercizione” (e si percepisce un “purtroppo” inespresso). Gli agnelli dalla vita breve hanno memoria lunga e ricordano che tre riunioni fa diceva “fate i risultati o vi chiudo l’ovile”, due riunioni fa “fate risultati o vi tolgo dal gregge” mentre alla riunione scorsa “vedete di fare i risultati, tanto dal gregge non vi tolgo”. E oggi questa. Rimane negli occhi di ognuno di loro la muta domanda su quale sarà l’argomento per la prossima riunione. Ma anche qui il Pastore Capo non lascia dubbi: la prossima riunione del gregge “dovesse durare anche tre ore e mezza” prevedrà dovere di parola per ognuno di loro, che verrà interrogato sul proprio ovile “sviscerando ogni comparto”.
Si alternano, lui e 4 o 5 pastori, non di tutti è dato sapere il nome, a bombardarli di dati negativi, di riflessioni su come altre realtà siano migliori e i dati da lì arrivino copiosi. Altri ancora salgono sul pulpito, alla destra o alla sinistra del Capo, e si limitano a guardarli, con occhio critico: uno, arrivato a pochi minuti dalla fine, si limita a scuotere stancamente il capo.
Quasi ultimo giunge il Direttore Commerciale, il più ostile di tutti, il maschio alfa del gregge intero. Dopo alcuni istanti di silenzio sospeso, leva il fiero capo e l’intero gregge indietreggia pavido. Fogli, papiri e grafici si accumulano attorno alle sue fauci. Gli altri greggi, dice, sono stati più bravi. Hanno prodotto più lana di voi, sebbene il vostro sia il gregge più grande e vive nella più radiosa delle vallate. Qualcuno in prima fila tenta una strenua difesa, ma con poco più d’un fiero sguardo lo mette a tacere, immoto.
E’ colpa loro, questo è il dato indubitabile che emerge: poiché la Banca ha di certo recuperato la fiducia, ne è prova l’aumento di partecipazione del Tesoro al 7%, e dacché collochiamo i migliori prodotti sul mercato, ebbene non ci sono più scuse: l’anello debole sono loro, loro gli agnelli. Loro con i loro COMPORTAMENTI.
Completa e termina la riunione il Responsabile della Dtm, che tragico sia avvia al Pulpito, li guarda sconsolato e afferma che “dopo le parole di Pastore Capo non ho altro da dirvi, se non esprimere la mia profonda amarezza. Il prossimo mese dovrà essere un mese di svolta, perché così ci hanno consentito e per questo li ringraziamo”. Tutti loro sono brevemente sollevati, fino alla chiusura in cui promette che “da oggi i toni cambieranno: non è una minaccia”. E lì i loro velli un poco ancora s’afflosciano sulle schiene già piegate.
La riunione finisce. Saluti e commiato di un gregge silenzioso, muto dall’inizio alla fine dinanzi a un gruppo di Pastori che non ha ritenuto utile, ancora una volta, ascoltare le voci dall’ovile e imparare quello che gli agnelli vedono passare sulle strade bianche che loro ignorano per non impolverarsi gli scarpini.
Muti e silenziosi.
Carne da macello in una notte che pare non avere fine.

Viterbo, 8 aprile 2016

La segreteria

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