Le previsioni economiche della Banca Mondiale: la crescita globale rallenta ancora.

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 L’Eurozona rimane il problema centrale

La Banca Mondiale ha reso pubblico, qualche giorno fa, il suo ultimo rapporto sulle prospettive dell’economia globale, “Global Economic Prospects” (il testo completo in inglese è reperibile a:

http://siteresources.worldbank.org/INTPROSPECTS/Resources/334934-1322593305595/8287139-1358278153255/GEP13AFinalFullReport_.pdf

Secondo la BM, quattro anni dopo l’avvio della crisi finanzairia globale, l’economia mondiale rimane fragile a la crescita nei paesi ad alto reddito rimane debole.

I paesi in via di sviluppo devono focalizzarsi nell’aumentare il potenziale di crescita delle loro economie, rafforzando le loro difese per affrontare i rischi che vengono dall’Eurozona e dalle politiche fiscali degli Stati Uniti.

Secondo il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, “finora, i paesi in via di sviluppo sono rimasti resielienti in maniera notevole, ma non possiamo aspettare un ritorno alla crescita dei paesi a più alto reddito e dobbiamo, quindi, continuare a sostenere i paesi in via di sviluppo nel fare investimenti in infrastrutture, sanità ed istruzione. Questo preparerà il terreno per una crescita più forte che questi paesi potranno acquisire in futuro”.

Lo scorso anno i paesi in via di sviluppo hanno registrato tassi di crescita tra i più bassi dello scorso decennio, in parte a causa dell’aumento dell’incertezza nell’Eurozona a maggio e giugno del 2012. Da allora, le condizioni dei mercati finanziari sono significativamente migliorate. I flussi di capitale verso i paesi in via di sviluppo, che erano scesi del 30 per cento nel secondo trimestre del 2012, hanno avuto una ripresa e gli spread sui titoli pubblici sono discesi sotto i loro livelli medi di lungo termine di circa 282 punti base. Da giugno 2012 le borse dei paesi in via di sviluppo sono arrivate ad un livello più alto del 12,6%, mentre quelle dei paesi ad alto reddito sono salite del 10,7%.

Ma – sottolinea il rapporto della Banca Mondiale – l’economia reale ha risposto solo modestamente. La produzione nei paesi in via di sviluppo ha accelerato, ma è rallentata e tenuta indietro dalla debolezza degli investimenti e delle attività industriali nelle economie avanzate.

La Banca Mondiale stima la crescita del PIL globale nel 2012 in un +2,3%, rispetto alle precedenti previsioni di giugno 2012 per una crescita del 2,5%.

Le aspetattive della BM sono che la crescita rimanga generalmente immutata a un +2,4% nel 2013, prima di rafforzarsi gradualmente al + 3,1% nel 2014 e al +3,3% nel 2015.

La BM stima che il PIL dei paesi in via di sviluppo sia cresciuto del 5,1% nel 2012 e ne prevede un’espansione del 5,5% nel 2013, e un rafforzamento al +5,7% e al +5,8% rispettivamente nel 2014 e 2015.

La previsione di crescita nei paesi ad alto reddito è stata abbassata rispetto alle precedenti previsioni al +1,3% per il 2012 e il 2013, consolidandosi al +2,0% nel 2014 e al + 2,3% nel 2015.

La BM prevede che la crescita nell’Eurozona ritorni in territorio positivo solo nel 2014, con un’aspettativa di contrazione del PIL dello 0,1% nel 2013, prima di raggiungere un +0,9% nel 2014 e un +1,4% nel 2015.

Secondo Hans Timmer, Direttore del gruppo sulle prospettive dello sviluppo della Banca Mondiale, “la debolezza dei paesi ad alto reddito sta deprimendo la crescita dei paesi in via di sviluppo, ma una forte domanda interna e i crescenti legami economici Sud- Sud hanno sostenuto la resilienza dei paesi in via di sviluppo, al punto che, per il secondo anno di fila, nel 2012 i paesi in via di sviluppo sono stati protagonisti di più della metà della crescita globale”.

I rischi di rallentamento dell’economia globale, secondo il rapporto, includono: lo stallo dei progressi nella crisi dell’Eurozona, le questioni fiscali e del debito negli Stati Uniti, la possibilità di una forte caduta degli investimenti in Cina e i disturbi nelle forniture mondiali di petrolio. Tuttavia, la probabilità di questi rischi e i loro potenziali impatti sono diminuiti ed è aumentata la possibilità di una crescita più forte di quanto previsto nei paesi ad alto reddito.

Sebbene la sostenibilità di bilancio non sia in questione nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, i deficit e debiti pubblici sono oggi molto più alti che nel 2007.

Tendenze regionali

La BM stima che la crescita del PIL in Europa e Asia centrale si sia nettamente affievolita dal +5,5% del 2011 al +3% del 2012, dato che la regione ha affrontato significative spinte negative, incluse una debole domanda estera, la riduzione del credito delle banche europee, la siccità estiva e le pressioni inflazionistiche indotte sui prezzi delle materie prime. La crescita è rallentata soprattutto nei paesi legati all’Eurozona, mentre è stata relativamente robusta nelle economie ricche di materie prime che hanno beneficiato dei loro alti prezzi. La crescita nella regione è stimata in rimbalzo al +3,6% nel 2013 e al +4,3% nel 2015. Le prospettive di medio termine per la regione dipendono in maniera critica dai progressi nell’affrontare i disequilibri esterni (ampi deficit delle partite correnti) ed interni (ampi deficit di bilancio, disoccupazione e inflazione), la mancanza di competitività e i problemi strutturali.

La crescita in Asia Orientale e Pacifico è rallentata ad una stima del +7,5% nel 2012, rispetto al +8,1% del 2011, in larga misura a causa della debolezza della domanda estera e delle politiche attuate in Cina per contenere l’inflazione. La crescita nella regione – escludendo la Cina – è rallentata meno velocemente grazie alla robusta domanda interna. L’attività economica nell’insieme della regione ha accelerato verso la fine dell’anno come i mercati finanziari globali si sono stabilizzati e le politcihe cinesi sono diventate più accomodanti. La prospettiva di crescita del PIL regionale è del +7,9% nel 2013 prima di stabilizzarsi attorno al + 7,5% nel 2015, con l’economia cinese in espansione al + 8,4% nel 2013, prima di allentarsi al +7.9% nel 2015. Cina a parte, le previsioni di crescita della regione sono di una media del +5,9% tra il 2013 e il 2015 sulla base di una forte domanda interna e dell’intensificazione dei flussi commerciali mondiali.

In America latina e Caraibi il PIL è declinato ad una stima del +3% nel 2012 (dal +4,3% nel 2011) a causa di una marcata caduta della domanda interna in diverse delle più grandi economie della regione e un debole ambiente esterno. La crescita in Brasile, la più grande economia della regione, è aumentata solo di un +0.9% nel 2012. Un ambiente politico più accomodante, più forti flussi di capitali stranieri e una domanda estera più robusta fanno prevedere un aumento della crescita regionale nel 2013 – 2015 ad una media del + 3,8%. Le riforme del lavoro e del fisco in corso in alcune delle economie più grandi, e una direzione di rafforzamento degli investimenti in infrastrutture dovrebbero aiutare ad affrontare alcuni problemi strutturali che hanno contrastato la crescita nella regione.

La crescita in Medio Oriente e Nord Africa continua ad essere condizionata dall’incertezza politica e dalle rivolte in diversi paesi. La stima della crescita del PIL regionale è del +3,8% nel 2012 (dopo una caduta del 2,4% nel 2011), dovuto per la maggior parte alla ripresa della produzione petrolifera della Libia e alla continua robusta espansione in Iraq. La crescita tra gli importatori di petroli della regione, tuttavia, è rimasta limitata con una stima del +2,5% nel 2012 dovuta alla debolezza delle esportazioni e del turismo, insieme a specifici problemi dei diversi paesi, inclusi un raccolto povero in Marocco, difficoltà fiscali in Giordania, e la situazione di continua instabilità e debolezza delle riserve in Egitto. La previsione della crescita del PIL regionale è di un rallentamento al + 3,4% nel 2013, con una crescita al + 4,3% nel 2015, assumendo una diminuzione dell’attuale instabilità e agitazione interna, un rafforzamento del turismo e una ripresa delle esportazioni della regione se la domanda globale continua a consolidarsi.

Nell’Asia meridionale la crescita si è indebolita ad uno stimato + 5,4% nel 2012 (+ 7,4% nel 2011), soprattutto in conseguenza di un forte rallentamento in India, dove la crescita del PIL è stimata del +5,4% nell’anno fiscale che si conclude nel marzo 2013. La debole domanda globale ha aggravto i fattori specifici regionali, inclusi un’attenuata crescita degli investimenti, mancanza di elettricità, instabilità politica e un debole monsone. La previsione di crescita del PIL regionale è del + 5,7% nell’anno solare 2013, e del +6,4% e +6,7% rispettivamente nel 2014 e 2015, trainata dalle riforme in India, da una più forte attività di investimento, da una normale produzione agricola e dal miglioramento della domanda estera. La crescita in India è prevista del + 6,4% nell’anno fiscale 2013, aumentando al + 7,3% nel 2015.

La crescita nell’Africa Subsahariana è rimasta robusta al +4,6% nel 2012. Escludendo il Sudafrica, la più grande economia della regione, l’espansione è stata del + 5,8% nel 2012, con un terzo dei paesi della regione in crescita di almeno il 6%. Domanda interna robusta, prezzi delle materie prime ancora alti, crescita dei volumi di esportazione (dovuta ad una nuova capacità del settore delle risosrse naturali) e stabili flussi di rimesse hanno sostenuto la crescita nel 2012. Tuttavia, l’espansione è stata ridotta da fattori interni, inclusi precoci strette monetarie (Kenya e Uganda), lunghe vertenze di lavoro (Sudafrica) e rivolte politiche (Mali e Guinea Bissau). Si prevede una crescita della regione alla sua media pre-crisi del + 5% nel periodo 2013 – 2015.

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