Diaologo Sociale nel Mediterraneo

By: Francesca Stefania Ferrara – All Rights Reserved

Nello storico Salone dei Cento, costruito nel 1369, oggi sede del Municipio di Barcellona, si è realizzata la conferenza, sul dialogo sociale nel Mediterraneo, promossa dalle Comisiones Obreras di Spagna e con la partecipazione dei rappresentanti dei sindacati della sponda sud del Mediterraneo, delle tre principali confederazioni sindacali spagnole, oltre a rappresentanti dell’Unione Europea, della Confederazione dei Sindacati Europei e delle parti sociali spagnole.

La conferenza è stato anche l’ultimo atto della stagione d’oro della cooperazione allo sviluppo spagnola che, con il governo del Partito Popolare ha praticamente chiuso il rubinetto dell’aiuto pubblico allo sviluppo dei paesi poveri, retrocedendo la Spagna al fanalino di coda dei paesi donatori, in nostra compagnia.

Se il titolo della conferenza, può far sorgere qualche dubbio sull’opportunità di parlare di dialogo sociale nel contesto mediterraneo quando la sponda sud è in pieno sommovimento politico e sociale, e la sponda nord è morsa dalla più profonda crisi del dopoguerra, il dibattito e gli interventi, hanno riportato l’attenzione sulla congiuntura attuale, sulle diverse crisi in corso, facendo sì che l’incontro fosse un ulteriore momento di confronto tra organizzazioni sindacali delle due sponde per la elaborazione di proposte e di richieste condivise nei confronti delle istituzioni nazionali e sovranazionali.

Il primo intervento è stato affidato al rappresentante della UGTT, unione dei sindacati tunisini, che dopo aver chiesto un minuto si silenzio in ricordo di Chokri Belaid, il leader tunisino, ex dirigente sindacalista, barbaramente ucciso il 6 febbraio scorso, ha ricordato quale sia la posta in palio in Tunisia e nell’intera regione: la democrazia, la libertà di espressione, i diritti politici, civili, l’uguaglianza tra donne e uomini, la dignità ed il lavoro per i giovani. In gioco vi è il futuro di tutti quanti. Lo hanno capito e lo hanno dimostrato i tunisini scesi in piazza pacificamente il giorno dei funerali di Belaid in un milione e quattrocento mila, la più grande manifestazione che si ricordi dall’indipendenza. Mentre, invece, il giorno seguente, alla manifestazione indetta dalle forze di governo, vi erano solamente tremila persone.

Stessa tonica è stata riportata dagli altri rappresentanti sindacali degli altri paesi della sponda sud. Dall’Egitto, alla Libia, al Libano, alla Palestina, alla Mauritania ed al Marocco, dove cambiano gli attori, ma le tendenze ed i rischi di riduzione delle libertà e dei diritti fondamentali sono gli stessi.

In queste condizioni, il dialogo sociale, rimane sulla carta là dove esistono accordi sottoscritti, come è il caso della Tunisia e della Mauritania, o un obiettivo irraggiungibile in tutti gli altri casi. Come è stato sottolineato in diversi interventi, compreso quello del Direttore dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro in Spagna, per praticare il dialogo sociale occorrono determinate condizioni politiche, dal rispetto dello stato di diritto, ad una legislazione ed un sistema di giustizia che consenta l’applicazione delle convenzioni internazionali ratificate, la possibilità di organizzarsi liberamente ed il riconoscimento degli attori sociali.

Nei loro interventi, i due segretari generali delle Comisiones Obreras (CCOO), Ignacio Toxo, e dell’Uniòn General del Trabajo (UGT), Candido Mendes, non hanno fatto sconti o usato eufemismi per ricordare quanto sia sbagliata ed equivoca la politica europea per il Mediterraneo, ma anche quanto siano cambiate, in peggio, le relazioni sociali dentro la stessa Europa. Se per Toxo la politica europea si può definire “riduzionista”, in quanto vede le relazioni con i paesi del mediterraneo solamente in funzione dei propri interessi commerciali ed economici, senza curarsi dei diritti e delle condizioni in cui versano le popolazioni di questi paesi, per Mendes, il Maghreb sembra “una grande sala d’attesa”, per giovani con la valigia in mano e con uomini d’affari per ogni cosa e per ogni stagione.
Alla domanda e denuncia del segretario generale della Union des Travallieurs du Maroc (UTM), se l’Unione Europea firma ancora accordi con regimi e sistemi politici che, anche se eletti democraticamente, non permettono l’esercizio democratico nei propri paesi e per i propri cittadini, la risposta dei due dirigenti sindacali spagnoli è stata chiara e unanime: no, l’Europa e gli stati membri non debbono più siglare accordi con regimi, dittature e sistemi non democratici.

Ovviamente, la questione è complessa, non risolvibile con sinceri ed appassionati annunci e proclami, ma oramai vi è consapevolezza, tra il movimento sindacale delle due sponde, che occorre affrontare il problema delle relazioni tra i paesi europei, l’Unione Europea ed i paesi della sponda sud, ripartendo da nuove basi concettuali, di reciprocità, di mutuo interesse, di una comune appartenenza regionale e non più di assimilazione o di inclusione di una parte, il sud, nel mercato dell’altra parte, il nord. Questo schema è finito, non è più sostenibile, non è questo il modo per affermare il nostro ruolo ed il nostro protagonismo sulla scena regionale e globale.

Per queste ragioni, la conferenza è stata una ulteriore opportunità, di incontro e di confronto tra sindacati del Mediterraneo, potendo così realizzare, il giorno seguente, un incontro, realizzatosi nella sede catalana di CCOO, di scambio e di coordinamento, dove si sono definiti i prossimi appuntamenti, a partire dal prossimo Social Forum Mondiale di Tunisi, alla ipotesi di riorganizzazione della Union Syndical des Travailleurs du Maghreb Arab (USTMA), al percorso promosso dalla CES per il Dialogo Sociale nella regione, all’impegno per il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese e per la soluzione del conflitto nel Sahara Occidentale, al sostegno dei processi democratici in Egitto, Tunisia, Libia e Libano. Una agenda fitta, intensa, che già ci vede impegnati con il movimento sindacale europeo e mediterraneo.

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