Internazionale: The State of Union 2017

The State of Union 2017, la conferenza annuale organizzata dall’Università Europea a Firenze, si sintetizza con il titolo “Building a People’s Europe”: costruire un’Europa dei Popoli.

Intrigante il tema; come dare senso alla cittadinanza europea in tutte le sue sfaccettature, dal processo partecipativo, alla convivenza e all’accoglienza dei popoli, al ruolo di finanza ed economia sulla democrazia,  a una vera Europa sociale.

La Brexit ha fatto esplodere le certezze e oggi la questione é proprio il futuro della cittadinanza nel l’esplosione dei populismi, passando dall’impatto sull’Europa dell’emergenza globale dei rifugiati e lo strapotere della finanza, il lavoro dignitoso e il libero movimento dei popoli.

In un tempo di forte instabilità, la consapevolezza dei successi, dei fallimenti e delle sfide per l’Unione Europea é cruciale.

Arrivo presto in un Palazzo Vecchio transennato: la piazza è un parcheggio di auto delle forze dell’ordine di vario genere. La perquisizione della borsa e via, a prendere il passi. All’accoglienza una serie di giovani un po’ impacciati, ma gentilissimi a controllare gli accreditamenti; una di loro scrive il mio nome e l’organizzazione; provo un dolore fisico nel capire che non conosce la CGIL. Salgo le scale un po’ sconsolata.

Il tema di quest’anno, la cittadinanza europea, abbraccia un ampio spettro di questioni rilevanti per il futuro dell’Europa: l’emergenza globale dei rifugiati, il referendum e le sue conseguenze, il futuro della cittadinanza europea, la libera circolazione dei cittadini e il mercato del lavoro, l’integrazione economica e monetaria, la sorveglianza e la sicurezza del cittadino.

Il parterre é d’eccezione sin dal prima giorno, con l’apertura dei lavori di Pietro Grasso.

Partecipo al secondo giorno. Il Sindaco Nardella fa da padrone di casa nella meravigliosa cornice del salone dei Cinquecento. Subito dopo gli interventi di Alfano (Ministro degli Esteri), Tajani (Presidente del Parlamento Europeo) e Junker (Presidente della Commissione Europea, che decide di parlare in francese “perché l’inglese è sempre meno importante”, ma difende le ong e si complimenta con l’Italia che «In mare salva l’onore dell’Europa»): ascoltarli consecutivamente mette alla prova la mia buona volontà.

Ma basta resistere. La discussione prosegue su temi sostanziali, sul l’idea che questa Europa deve recuperare il senso delle sue fondamenta.

Democrazia e libertà sono le parole che si rincorrono tra un intervento e l’altro, fanno da filo conduttore dei ragionamenti.

Cosa significa partecipare in un sistema come quello europeo, che vede la democrazia mediata dalla partecipazione degli organismi degli Stati nei principali spazi decisionali: la commissione e il consiglio. Un parlamento che, quindi, appare diminuito di sostanza.

Vengono presentati una serie di dati: aumenta chi pensa che l’Unione debba rafforzarsi nella definizione della politica economica, delle opportunità ai giovani e, primo tra tutti, nel movimento dei popoli: non solo libero movimento, ma la libertà che deriva dalla crescita e dal consolidamento della democrazia interna, come primo livello di un meccanismo i rappresentanza che vede molto protagonisti i singoli governi. Come ci si confronta, quindi, con paesi come Ungheria e Polonia per i quali viene rilevato un calo democratico pesante?

E proprio in questi due paesi il tasso di fiducia verso l’Europa è nettamente il più alto che negli altri.

La moneta unica, al contrario, perde appeal un po’ ovunque.

Il tema dei migranti apre il pomeriggio: un’emergenza complessiva. Il dibattito è forse il più concreto ed interessante della giornata: chi la vive sul campo ha tanto da dire, cercando di scomporre la questione tra ciò che è stato fatto e deve essere ancora messo in campo per affrontare una sfida presente e futura sia a livello europeo che globale. Se tutto rimane nell’alveo dell’emergenza e della crisi non proveremo nemmeno a sradicarne le vere motivazioni. Quanto del benessere del nostro mondo contribuisce a queste cause?

Se vogliamo parlare di Unione dobbiamo tornare al principio: Mettere insieme valori e risorse per affrontare crisi come quella che i fondatori avevano vissuto e che i confini nazionali non sono in grado di difendere.
Arriviamo in fondo. La presidente Estone, paese che avrà la guida del Consiglio Europeo nei prossimi sei mesi, descrive la “Sua “ Europa come un luogo di diritti e libertà, non solo di mercato, di rispetto per i valori “liberali” e democratici.

Conclude sottolineando la necessità di parlare meno di ciò che abbiamo ora e di più di ciò che dobbiamo fare. Sono d’accordo e per questo anche un po’ delusa da questa lunghissima giornata in cui ho visto troppe  “personalità” alla ricerca di un applauso, ma con poche idee e scarse proposte.

E alla fine, le conclusioni di Gentiloni. Risponde a Junker sul tema dei migranti: se è «una questione d’onore, l’onore va difeso insieme».

Ascolto con attenzione anche i suoi 15 minuti di “poco o nulla”. Finisce.

Esco dopo la folla. Al banchino dell’accoglienza c’è la ragazza della mattina, finalmente rilassata. Mi fermo a parlare con lei: 5 minuti di grande ricchezza su sogni ed aspettative di una giovane intrinsecamente europea. Le lascio il nostro biglietto da visita: almeno ora conosce la CGIL anche lei.

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