Richiedi il calendario alla tua RSA – Le donne nella raccolta d’arte della CGIL – L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro, soprattutto sul doppio lavoro delle donne. Un lavoro spesso gratuito, sempre silenzioso e invisibile, mai celebrato.

Eppure il corpo della donna, da sempre, è stato oggetto di rappresentazione artistica, attraversando tutte le epoche e i sistemi sociali sotto forma di divinità naturale, pagana o cristiana. La stessa donna, per contro, portatrice più che proprietaria di quel corpo, ha per lungo tempo trovato rappresentazione solo quando nobildonna o regina.

A partire dalla rivoluzione francese, ma ancor più dall’inizio del novecento, però, le donne iniziano a essere rappresentate come donne del popolo, non solo madri, ma donne lavoratrici e addirittura ribelli, spinte dal fermento rivoluzionario dell’epoca e dalla crescita del movimento operaio.
Schiene curve, volti fieri, sguardi intensi; fatica e dolore, insieme al coraggio e alla forza delle donne, che non vogliono più essere invisibili.

Lavandaie, contadine, cuoche, madri, mondine, operaie, l’universo femminile che irrompe nel mondo alla ricerca del proprio riscatto. Un cammino iniziato prima del novecento e tuttavia ancora lungo da percorrere, un cammino da percorrere ancora oggi, insieme alle moderne invisibili del lavoro: precarie, disoccupate, migranti, sfruttate.

Il lavoro e la lotta delle donne escono dall’invisibilità e si trasformano in arte: anche questo è custodito nella vasta raccoltadi opere d’arte della CGIL.
Nel corso di oltre un secolo, numerosi artisti e artiste hanno voluto donare al nostro sindacato tante opere, di grande pregio ed effetto, che esprimono il valore e la dignità del lavoro.

Una selezione, necessariamente parziale, di queste opere abbiamo voluto condividerla con le nostre iscritte e i nostri iscritti attraverso il calendario 2019-2020.

Nell’anno del suo 18° congresso, la CGIL può rivendicare di essere parte della cultura di questo paese, può ripercorrere la propria storia e aprire i suoi archivi al servizio del futuro, per un riscatto del lavoro che va costruito e conquistato giorno dopo giorno, collettivamente.

La Raccolta d’Arte della Cgil

Sono passati venticinque anni da quando la direzione nazionale ha deciso di riordinare, salvaguardare e valorizzare il proprio patrimonio artistico che, a partire dal secondo dopoguerra, è stato raccolto nel palazzo di Corso d’Italia e nelle varie collezioni sparse nelle categorie nazionali e nelle Camere del Lavoro della Cgil. I due volumi, pubblicati da Ediesse nel 2005*, censiscono più di 650 tra quadri e sculture e, da allora, decine e decine di altre opere hanno arricchito la sede nazionale e quelle locali.

Con molte delle opere della Raccolta sono state realizzate diverse mostre e le Istituzioni d’arte ed i curatori hanno individuato nel patrimonio artistico del sindacato un supporto spesso utile alla loro ricerca. Questo impegno ha interessato non solo le istituzioni e gli storici dell’arte, ma anche gli artisti che hanno visto valorizzare la loro partecipazione al lungo e complesso processo di emancipazione delle classi lavoratrici, avvenuto anche con il contributo della creazione artistica.

Come si è formata la Raccolta d’arte di Corso d’Italia 25

Fin dalla loro nascita, le prime associazioni di lavoratori hanno avuto un’attenzione, del resto ricambiata, al mondo dell’arte e una grande cura nel progettare e realizzare le proprie sedi. E’ stato importante, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, il contributo degli artisti nella creazione di pitture e decorazioni, così come di opere scultoree: una per tutte, la Casa del Popolo a Roma in Via Capo d’Africa, al Colosseo, inaugurata al IX congresso nazionale socialista nell’ottobre del 1906: a decorare l’ interno del suo salone fu chiamato Giulio Aristide Sartorio, gli scultori Carlo Fontana e Libero Valenti vi eseguirono due grandi altorilievi e persino il soffitto fu ornato da frasi di Ada Negri. Con l’avvento del fascismo, le sedi operaie con il loro contenuto vengono distrutte, incendiate, le bandiere asportate come trofei di guerra – molte saranno esposte alla mostra del decennale della rivoluzione fascista, a Roma, e oggi conservate presso l’Archivio entrale dello Stato-. Si tratta di azioni che continueranno fino al 1926 e comprenderanno persino la vendita, fittizia e costretta, allo Stato o alle organizzazioni fasciste.

Nelle tante sedi della Cgil, di tutto questo patrimonio, restano soltanto le tracce documentate da giornali d’epoca o poco più.
Nella Direzione Nazionale, in particolare, le opere d’arte del periodo precedente la seconda guerra mondiale, sono quelle rimaste nella sede che dal 1938 ospitava l’ex Confederazione fascista dei Lavoratori dell’Agricoltura e assegnata definitivamente alla Cgil soltanto molti anni dopo. Fin dai primi anni Cinquanta del Novecento nuove opere affluiscono attraverso le vie più diverse: donazioni di artisti che militano nel Sindacato Artisti, acquisti nelle grandi esposizioni istituzionali, come quello alla Biennale di Venezia nel 1952 in omaggio al sessantesimo della nascita di Di Vittorio, oppure acquisizioni come forma di sottoscrizione, nel 1972, per la grande mostra Amnistia que trata de Spagna voluta e organizzata per sostenere le Comisiones Obreras in lotta contro il franchismo.
Dal 1994 ad oggi è stato effettuato un progressivo e continuo lavoro di catalogazione e ampliamento della Raccolta d’arte della sede nazionale. In occasione del XIII Congresso,della Cgil, nel 1996, Ugo Attardi, Alberto Gianquinto, Toti Scialoja e diversi altri grandi artisti hanno contribuito con un proprio lavoro ad arricchire la Raccolta. Da allora molte opere d’arte si sono aggiunte, con donazioni spontanee, attraverso l’adesione a campagne di tesseramento, in omaggio al Centenario della Cgil, o grazie all’acquisto da altre raccolte come, nel 2001, con l’importante nucleo proveniente dalla direzione nazionale del partito dei Democratici di Sinistra. E ancora, con le tante richieste giunte dagli artisti di far parte della Raccolta, si è cercato di colmare lacune che una collezione così articolata e formatasi nei decenni, inevitabilmente ha presentato. Per questo motivo negli ultimi anni, un’attenzione particolare è stata riservata alle donne artiste, a lungo penalizzate nel riconoscimento del loro lavoro creativo.

Patrizia Lazoi
Curatrice della Raccolta d’Arte della Cgil nazionale