MOLESTIE: …E LI CHIAMANO COMPLIMENTI!

“Lo stupro è un crimine. Ma rimorchiare in maniera insistente o imbarazzante non è un delitto, né la galanteria un’aggressione machista. (…)

Il loro solo torto è aver toccato un ginocchio, rubato un bacio, parlato di cose “intime” durante una cena professionale e inviato dei messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era reciprocamente attratta. (…) 

Ognuna di noi può fare attenzione al fatto che il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per uno “struscio” nella metro, anche se questo è considerato come un reato. Può anche immaginare un comportamento del genere come l’espressione di una grande miseria sessuale, o comunque come un non-avvenimento. (…) Pensiamo che la libertà di dire no a una proposta sessuale non esista senza la libertà di importunare. (…)

Questo l’appello che 100 donne, tra cui l’attrice Chaterine Deneuve hanno  firmato e pubblicato sul  “Le Monde” per rigettare “un tipo di femminismo che esprime odio verso gli uomini” .  Un appello che si infrange contro il movimento #metoo” che coinvolge milioni donne di tutto il mondo e che dà esattamente la misura di quanto i comportamenti maschili siano radicati e le dinamiche di predazione e sopraffazione  così strutturate e diffuse da essere percepite come la “normalità”, o, peggio ancora, come un diritto dei maschi. Le francesi reclamano la tradizione del “così fan tutti”, il costume comune per il quale il corteggiamento comporta sempre e comunque una parte di aggressione o insistenza e può fare a meno del consenso.

E’ proprio questo modello diffuso e consolidato che noi donne stiamo provando a superare ribaltando l’ottica patriarcale e diffondendo l’idea che le cose non devono per forza andare come sono sempre andate. Ed in questo senso il settimanale americano “Time magazine” sceglie il movimento #metoo come persona dell’anno per il 2017 con la seguente motivazioni: “Le persone che hanno rotto il silenzio su aggressioni e molestie sessuali abbracciano tutte le razze, tutte le classi di reddito, tutte le occupazioni e virtualmente ogni angolo del globo. La loro rabbia collettiva ha portato risultati immediati e scioccanti. Per la loro influenza sul 2017, loro sono la persona dell’anno di Time

Questa contrapposizione, tutta la femminile, prova quanto sottile e difficile sia individuare il confine tra complimenti e molestie.

Qual è il limite oltre il quale un complimento diventa molestia?

Il limite è in un piccolo avverbio: NO.

Se una donna è invitata per un caffè o per una cena da un amico, da un collega, dal un suo superiore,  se qualcuno le manda dei fiori, dei messaggi, ammicca ed insiste e lei dice no…basta: bisogna fermarsi. Punto! E gli uomini devo assumerlo e rispettarlo.

Ma perché è così difficile?

Tante le differenze, discriminazioni e asimmetrie tra i generi che si amplificano quando le questioni attengono al fronte sessuale. Questo perché nell’immaginario collettivo la donna continua ad essere considerata come “preda”, oggetto da possedere, indipendentemente o contro la sua volontà. E questa percezione è la motivazione primaria del persistere di violenze e  abusi consumati sui corpi delle donne. In Italia, la cultura tramanda questa concezione per cui la violenza maschile sulle donne è un qualcosa di “naturale”. Basti pensare che fino alla fine degli anni 60 il marito poteva picchiare legalmente la moglie, l’adulterio femminile era considerato, sia dalla legge che dalla società, assai più grave di quello maschile e l’art. 587 del c.p. prevedeva la riduzione di un terzo della pena per chiunque uccidesse la moglie, la figlia o la sorella per difendere l’onore, suo o della famiglia. Fino al 1971, era vietato vendere e pubblicizzare i contraccettivi. Fino al 1978 l’aborto era illegale. Solo nel 1981 si è abrogato il c.d. “matrimonio riparatore”, che consentiva di estinguere il reato di stupro sposando la ragazza violentata. In caso di stupro di gruppo, il matrimonio di uno degli stupratori estingueva il reato di tutti gli altri! E ancora, fino al 1996, lo stupro rientrava tra i delitti contro la “moralità pubblica e il buon costume” anziché contro la persona.

Sicuramente molta è la strada fatta, ma ancora tanta ne abbiamo da fare e la libertà di dire sì o no, di scegliere di vivere il proprio desiderio senza dover subire quello dell’altro resta ancora un obiettivo prioritario, ancora lontano da essere raggiunto.

Il nostro No deve essere ascoltato e questo deve valere in ogni luogo a partire dai nostri posti di lavoro.

Treviso, 10 aprile 2019

 

ESECUTIVO DONNE FISAC CGIL NAZIONALE


ALLEGATO:
Documento originale dell’Esecutivo