Rsa Sardegna: Disorganizzazione al comando e lavoratori mortificati!

 

2 - First Cisl 3 - Fisac Cgil

In questi giorni la disorganizzazione in Banca Monte dei Paschi di Siena sta raggiungendo livelli inauditi, gettando la rete delle filiali in una vera e propria situazione di grave incertezza e anarchia. L’azienda ha deciso unilateralmente di porre fine all’esperienza dello smart working per la rete, senza però dare indicazioni chiare sulla gestione del personale, considerando solo la necessità, in ordine prevenzione sanitaria, di tenere nelle strutture il 75% dei lavoratori.
In due giorni si sono susseguite comunicazioni contraddittorie, approssimative, inique e discriminatorie, che hanno reso impossibile l’organizzazione del personale delle filiali nelle prossime settimane. Il risultato, arrivati a fine giornata lavorativa di venerdì, è che l’azienda, semplicemente, NON SA. L’azienda NON SA se da lunedì i lavoratori delle filiali immunodepressi o affetti da patologie a rischio Covid lavoreranno in smart working o se staranno a casa con assenza retribuita. L’azienda NON SA neanche quanti lavoratori potranno stare in filiale: in violazione dei più semplici schemi della organizzazione aziendale di BancaMps, le varie funzioni – risorse umane, organizzazione, commerciale – si sovrappongono e si contraddicono nelle comunicazioni, che giungono alle filiali senza un supporto normativo, per vie brevi e in maniera confusa, e comunicano prima che in tutte le strutture di Banca Mps dovrà essere presente massimo il 75% del personale, salvo poi smentirsi e contraddirsi nelle diverse direttive a titolari di filiali e dipendenti, tanto che ancora oggi non è noto sapere se il 75% sia un valore medio rispetto alla settimana lavorativa per le presenze nella singola filiale, se sia un valore medio su tutti gli uffici Bmps, o se sia un limite massimo giornaliero tassativo per ogni singola dipendenza.
Contemporaneamente, insieme a una simile confusione sulla quantità di personale da tenere in filiale, l’azienda decide deliberatamente di mortificare l’impegno dei lavoratori, in particolar modo genitori: nell’unica comunicazione diffusa ai colleghi via mail, l’azienda elimina qualsiasi facoltà di fruizione di lavoro agile per genitori di figli sotto i 14 anni, in aperto contrasto con le necessità dei dipendenti e con quanto comunicato dal governo rispetto al Decreto Rilancio.
L’eliminazione dello smart working in rete si configura come un’azione di irriconoscenza verso i lavoratori che stanno gestendo la più grande crisi economica e sociale vissuta dall’Italia dal dopoguerra a oggi: un’azienda come Banca Mps che oggi elimina strumenti di conciliazione di tempi vita lavoro già esistenti e previsti dal Decreto Rilancio, rende ulteriormente difficile una gestione famigliare già messa a dura prova dalle misure di Lockdown.
Allo stesso tempo, l’utilizzo dei permessi del Fondo di Sostegno al Reddito, viene declinato secondo logiche estranee all’equità e alle esigenze famigliari: anche in questo caso, assistiamo alle logiche della filiera commerciale che inquinano e mortificano il lavoro dei colleghi e insieme l’indipendenza della filiera HR. È inammissibile concentrare l’utilizzo dei permessi retribuiti alle risorse impegnate in cassa o a quelle che l’azienda ritiene con minore propensione commerciale, anche in considerazione del fatto che il fondo utilizzato è alimentato anche dagli stessi lavoratori e, in questo caso, dallo Stato Italiano.
Rispetto a queste modalità di utilizzo del Fondo, oltre alla richiesta di verifica in sede Abi, valuteremo tutte le azioni necessarie, compresa la segnalazione alle autorità competenti per l’evidente assenza di equità nell’utilizzo di uno strumento di sostegno al reddito di natura Bilaterale e Statale. Tali scelte dell’azienda creano non solo panico tra il personale, ma anche forte sdegno e indignazione, che sempre più spesso diventano furia e collera, soprattutto tra i dipendenti delle filiali con carichi famigliari che non hanno a disposizione il lavoro agile e vedono assegnare d’ufficio ad altri colleghi intere settimane di permesso retribuito, in spregio a qualsiasi principio di buon senso e di equità.
Tutto questo accade mentre le filiali continuano a lavorare alacremente per garantire l’attività Covid: sono frequenti i casi di colleghi che ancora oggi hanno in carico 30 o 40 pratiche di sospensive e contestualmente ulteriori decine di richieste di finanziamento MCC da 25k, colleghi che gestiscono procedure estremamente complesse e prive sia dei riferimenti normativi che del supporto necessari. È infatti ormai noto che funzione credito e commerciale continuano in questi giorni a rimpallarsi tra loro le responsabilità sul supporto alle filiali rispetto ai finanziamenti MCC, non per responsabilità dei lavoratori coinvolti, sia chiaro, ma a causa della manifesta incapacità dell’azienda di predisporre processi operativi chiari ed efficienti.
L’anarchia generata dall’incapacità manageriale sta provocando nelle filiali una vera e propria tempesta perfetta: in un simile deprecabile contesto lavorativo, i piani commerciali – che la dirigenza uscente non ha avuto il coraggio di rivedere alla luce dell’emergenza sanitaria e del lockdown – calano sulle filiali un numero di campagne e nominativi a target in linea con periodi pre-covid, e insieme alle campagne riprendono le telefonate, i monitoraggi e call skype commerciali.
Probabilmente nessuno nella filiera commerciale fuori dalle filiali si è mai seduto davanti al terminale e ai clienti a predisporre una sospensiva o un finanziamento garantito. Nessuno di loro sa quanto tempo, quante telefonate, mail, quanta attenzione e organizzazione è necessaria per completare le procedure predisposte dall’azienda, soprattutto davanti a clienti in forte crisi economica che pretendono di avere accesso subito agli strumenti che Governo, ABI e BancaMPS si sono pubblicamente impegnati a fornire, scaricando però il peso di tale impegno sui lavoratori.
Se le funzioni commerciali fuori dalle filiali avessero una minima idea di quale sia l’impegno quotidiano dei lavoratori in questa fase, avrebbero quantomeno la decenza di evitare qualsiasi tipo di richiesta, monitoraggio, telefonata verso le dipendenze. Siamo davanti a un comportamento dell’azienda che è giunto oltre i limiti tollerabili, e i lavoratori sono ormai stremati davanti all’insipienza dell’azienda: a fronte di simili comportamenti procederemo a utilizzare tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione, anche per evidenziare pubblicamente la situazione disastrosa in cui sono costretti a lavorare i dipendenti di un’azienda a maggioranza Statale quale Banca Mps.
Cagliari, 18 maggio 2020

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