BPER: occhio al web. Social network e sanzioni disciplinari


Nella vita quotidiana non riusciamo più a farne a meno, ma a volte l’utilizzo disinvolto dei social network e di internet in genere rischia di avere gravi conseguenze sul nostro lavoro, e molto spesso non ne siamo neanche consapevoli.

Prendendo spunto da una ricerca pubblicata dal dipartimento legale della FISAC/CGIL di Roma e Lazio, intendiamo fornire una breve ma essenziale lista dei comportamenti da evitare accuratamente onde evitare di esporsi a sanzioni che possono arrivare anche al licenziamento.

Invitiamo a leggere per intero il documento originale, che presenta collegamenti ad una serie di riferimenti normativi e riporta sentenze molto utili per capire quanto reali possano essere i rischi:

Social network e sanzioni disciplinari a cura del dipartimento legale FISAC-CGIL Roma e Lazio


LE COSE DA NON FARE

 

MAI COLLEGARSI E POSTARE MATERIALE SUI SOCIAL NETWORK IN ORARIO DI LAVORO, ANCHE DA DISPOSITIVI PRIVATI.

Fermo restando il diritto alla libertà di espressione, garantito anche sul luogo di lavoro, dobbiamo ricordarci che in ufficio siamo tenuti a svolgere le mansioni che ci competono, e ripetute interruzioni della nostra attività possono comportare conseguenze disciplinari, fino al licenziamento per giusta causa.
Ogni post inserito sui social, ma anche ogni commento o un semplice “mi piace”, costituiscono la traccia di comportamenti passibili di sanzioni, e quindi vanno assolutamente evitati.

 

MAI INSERIRE RIFERIMENTI DI QUALSIASI TIPO LEGATI ALLA PROPRIA AZIENDA

Anche senza citarla espressamente, qualsiasi contenuto critico o lesivo nei confronti della propria azienda può rappresentare un motivo sufficiente per il licenziamento.
Va detto che alcune aziende vietano ai propri dipendenti anche di inserire contenuti che possano tendere a sminuire o dileggiare la concorrenza.
Appare inoltre decisamente inopportuno – e pericoloso – raccontare sui social episodi avvenuti sul posto di lavoro, magari irridendo il comportamento di clienti, anche se non si riportano elementi che ne consentano l’identificazione.
Vietato da molte aziende, tra cui BPER, pubblicare foto o video realizzati nell’ambiente di lavoro.
Esistono anche norme che vietano espressamente di fornire informazioni su prodotti e servizi bancari sui social e, in generale, di dare l’impressione di parlare a nome dell’azienda senza esserne espressamente autorizzati.
E’ invece consentito diffondere annunci pubblicitari pubblicati dalla pagina ufficiale del proprio datore di lavoro.
Ferma restando la necessità di acquisire e leggere attentamente la policy dell’azienda in cui si opera, il buon senso suggerisce di tenere nettamente distinti i social network, destinati essenzialmente allo svago ed allo scambio di opinioni con conoscenti ed amici, da tutto ciò che attiene il nostro lavoro.

 

MAI UTILIZZARE ESPRESSIONI INGIURIOSE E OFFENSIVE VERSO SUPERIORI O COLLEGHI

L’inserimento di post tesi ad insultare o deridere colleghi o superiori, oltre ad esporci al rischio di possibili azioni in sede giudiziaria, è ancora una volta sufficiente a giustificare un licenziamento.
Aggiungiamo che anche l’inserimento di commenti ingiuriosi nei confronti di personaggi più o meno noti, in linea con il triste fenomeno della diffusione dell’odio online, ci espone ad una meritata querela che, a sua volta, può giustificare l’espulsione dell’azienda.

 

MAI UTILIZZARE I BENI AZIENDALI SENZA CONOSCERE LA POLICY AZIENDALE IN MERITO

L’utilizzo di personal computer, tablets o smartphone che l’azienda ci mette a disposizione è sempre finalizzato allo svolgimento del nostro lavoro. Qualsiasi utilizzo diverso rischia di metterci nei guai.
Per questo, ancora una volta, ribadiamo la necessita di procurarsi e leggere con attenzione le norme aziendali che disciplinano l’utilizzo di tali dispositivi.

Raccomandiamo infine attenzione all’utilizzo delle caselle di posta elettronica aziendali. A prescindere dalla normativa interna, che anche in questo caso è necessario conoscere, bisogna sempre evitare di utilizzarle per la registrazione a siti o newsletter che non siano legati all’attività lavorativa.

Fonte: Fisac/Cgil L’Aquila

 

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