Inform@fisac novembre 2017

 

Ciao, CLAUDIO

 

Ci ha lasciati troppo presto Claudio Zucchi, collega, sindacalista del Gruppo Bper Banca e componente della segreteria provinciale Fisac/Cgil di Modena.

Colpito da un malore improvviso all’età di 51 anni, da più di dieci anni era il rappresentante sindacale di riferimento per i tanti colleghi del Gruppo Bper
Banca. Era sempre molto vicino alle esigenze dei lavoratori e si prodigava per risolvere le innumerevoli controversie che interessavano i dipendenti.

Da 4 anni era anche entrato a far parte della segreteria provinciale della Fisac/Cgil, caratterizzando il suo operato per una partecipazione convinta alle iniziative sindacali di categoria e confederali. Ci mancheranno la sua bontà d’animo e le sue doti intellettuali che ha sempre messo al servizio della causa sindacale.

«Ci mancheranno la sua bontà d’animo e le sue doti intellettuali che ha sempre messo al servizio della causa sindacale», ricorda la segreteria provinciale Fisac/Cgil Modena insieme al Comitato Direttivo esprimendo le più sentite condoglianze ai familiari.


 

A CLAUDIO

Mi perdonerete se non arriverò alla fine, se verrò sopraffatto dalla commozione, ma il coinvolgimento emotivo è molto grande, non è come fare una assemblea sindacale…
Tuttavia è impellente per me, per noi, che abbiamo conosciuto ed apprezzato le qualità di Claudio, la necessità di
esprimere tutto quello che si dava per scontato di poter condividere in tanti futuri momenti, ore, giorni, anni che avremmo sicuramente passato insieme a pianificare e a costruire l’attività sindacale, comune obiettivo, fondamento e stile di vita che avrebbe accomunato il nostro avvenire; ma che non potrà più essere tale.

Per come era fatto Claudio, anche semplicemente parlando del meteo o delle vacanze si sconfinava sempre in una visione complessiva della società, delle persone che la compongono e delle loro problematiche personali, culturali e ovviamente lavorative. Erano doti intellettuali e di intelligenza che gli permettevano sempre di essere rispettato contraddistinguendosi con il suo punto di vista critico, acuto ma al contempo rispettoso delle idee altrui.

I tratti di bontà e umanità in Claudio erano sempre presenti e, da questi tratti ne hanno sempre tratto giovamento tutti coloro che lo frequentavano, ma in particolare tutti coloro che, incondizionatamente, Claudio reputava avessero bisogno di un aiuto o che si rivolgevano a lui.
Non sopportava gli abusi, le vessazioni e ai più deboli aveva sempre un aiuto da offrire per qualsiasi necessità essi gli manifestassero.

All’apparenza aveva una corazza a tratti impenetrabile di un carattere burbero, introverso, da “orso”; ma con tanti di noi, condividendo valori, passioni e ideali si è creato un legame che ha permesso di abbattere questo aspetto e si è instaurato un clima di amicizia e di stima reciproca che lui corroborava con una forte dose di lealtà che ispirava molta fiducia e sappiamo bene quanto questa caratteristica, soprattutto in ambito sindacale, possa cementare delle relazioni di amicizia intima e duratura.

In tutto quello che faceva ci metteva una autentica passione e questo gli permetteva di sprigionare una energia molto positiva.

Noi abbiamo l’obbligo morale ma anche l’onore, per la grandezza di questo suo lascito, di mantenerla sempre viva dentro di noi, di sfruttarla, di utilizzarla al meglio delle nostre possibilità, onorando e tramandando il suo modo di essere autentico, generoso e appassionato.

Voglio concludere questa testimonianza con la citazione di un paragrafo di un libro di Antonio Gramsci, con la
presunzione di pensare che fosse per Claudio una pietra miliare di coerenza del suo stile di essere e di agire:

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno
di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e
specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Ciao Claudio, Rimarrà sempre vivo dentro tutti noi il tuo ricordo.

 

Roberto Cattabriga

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