Firenze, il ministro Kyenge in Camera del Lavoro

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Da Repubblica – «SONO emozionata. Non ho mai visto tanti sindaci uniti per un’iniziativa così importante», dice la ministra Cécile Kyenge di fronte allo stuolo di signore e signori in fascia tricolore seduti ieri nelle prime file del salone Di Vittorio della Camera del Lavoro a ascoltarla e pronti a dare la cittadinanza onoraria ai figli dei loro immigrati. Sono alla manifestazione organizzata da Cgil e Arci per il comitato «L’Italia sono anch’io» che ha raccolto le firme per la legge di iniziativa popolare per la cittadinanza dei figli dei migranti in Italia, una delle 20 proposte che Kyenge spiega giacciono in parlamento.

La ministra, che ha sopportato gli insulti razzisti, viene accolta da una standing ovation. A applaudirla ci sono i sindaci che in una ventina, praticamente tutti quelli dell’area fiorentina, hanno risposto all’appello di Cgil e Arci perché domani la festa della repubblica si trasformi nella festa della cittadinanza. Con loro nella sala strapiena, i rappresentanti delle 17 associazioni del comitato «L’Italia sono anch’io», sindacalisti, gente dell’Arci e una quantità di facce di ogni colore e di ogni speranza: quelli dei rappresentanti di tutte le associazioni degli stranieri a Firenze. Che sono più che nel resto d’Italia, spiega l’assessore all’urbanistica in Palazzo Vecchio, Titta Meucci, venuta a salutare a nome del sindaco: 54.000 residenti, il 20% del totale della popolazione in alcuni quartieri, titolari del 14% delle aziende cittadine.

I sindaci del circondario, e qualcuno lo faceva già prima, daranno la cittadinanza onoraria ai bambini dei loro immigrati. Chi è pronto lo farà già da domani, almeno una decina. Scandicci aggiungerà altri 42 ragazzini ai 120, tra i 6 e i 18 anni, che l’anno scorso hanno ricevuto l’attestato sognato per sentirsi alla pari con i compagni di scuola. I nuovi, spiega il sindaco Simone Gheri, sono, quelli che sono entrati in prima elementare o quelli che si sono trasferiti. Lo faranno anche San Casciano, la Rufina, che già da tempo dà la cittadinanza onoraria ai neonati, Pontassieve, una decina di Comuni che sono pronti, i rimanenti provvederanno prima possibile. Firenze, dopo il sì del governo nel febbraio scorso, conferirà la cittadinanza vera, annuncia Meucci, a Moustapha Dieng, Cheikh Mbengue e Mor Sougou, i tre senegalesi feriti ma sopravvissuti alla caccia all’uomo di piazza Dalmazia nel dicembre 2011.

Saluta a nome di tutti gli altri sindaci il primo cittadino di San Casciano, Massimiliano Pescini: «Il nostro è un atto simbolico ma viene dopo un lungo lavoro per l’integrazione fatto nei Comuni, a cominciare dalle scuole. E ha un alto significato, quello di dire che c’è un pezzo d’Italia, il paese con la legge sulla cittadinanza più restrittiva che ci sia, che invece è pronta a questo passo di inclusione. La realtà non si può cancellare. D’altra parte, l’esclusione genera paura e con la paura non si può governare. Dunque il nostro è un atto di governo. E’ quanto i sindaci possono fare, dopo ci deve pensare il parlamento ». L’Europa, spiega Pescini, «ha vari modi di applicare la legge sullo ius soli, chi la dà subito con gli Usa, chi secondo criteri che possono esser l’età, gli anni di permanenza dei genitori, la scuola, noi possiamo scegliere una mediazione che sfoci in un un accordo trasversale».

Proprio per indicare la strada di un confronto che metta tutti d’accordo, Gheri ha scelto il criterio dell’età: «Diamo la cittadinanza onoraria a 6 anni, come si fa in alcuni paesi esteri. Un modo per non essere radicali e aprire la discussione anche a chi non ci si vuole convincere. Quello che è certo è che la legge italiana va cambiata perché è feroce: perfino chi ha 18 anni e ha diritto alla cittadinanza lo perde se torna per qualche mese al suo paese e in ogni caso deve faticare e spendere per ottenerla». E’ il futuro quello che si affaccia dietro la proposta di Kyenge e lo sforzo dei sindaci, aggiunge il sindaco di Pontassieve, Marco Mairaghi: «La cittadinanza è un modo per dare una prospettiva ai cittadini di domani, a chi ha voglia di futuro. E i figli degli immigrati ne hanno tanto più diritto perché sono in prima linea nel futuro di questo paese. Chi lascia il proprio, di paesi, per venire qui e farci crescere i propri figli investe ancora più di noi nel futuro dell’Italia». (i.c.)

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