Toscana – L’Angolo Rosso: Chi paga il conto? Guerre, profitti delle banche e lavoro

Chi paga il conto? Guerra, banche e lavoro nella nuova puntata dell’Angolo Rosso

Nella nuova puntata de “L’Angolo Rosso – lavoro, credito e risparmio”, promossa dalla Fisac CGIL, ci siamo posti una domanda che riguarda tutti: chi paga davvero il conto delle crisi globali e delle guerre che stanno attraversando il mondo?

A discuterne  sono state Sabrina Marricchi, Segretaria Generale della Fisac CGIL Toscana, ed Elena Cherubini, componente della Segreteria Regionale. Il confronto ha messo insieme geopolitica, lavoro, sistema bancario e diritti, mostrando quanto questi temi siano ormai strettamente intrecciati.

Viviamo una fase segnata da nuovi conflitti internazionali e da tensioni economiche che incidono direttamente sulla vita delle persone. Le dinamiche del lavoro non sono affatto separate da ciò che accade sul piano globale: al contrario, ne sono profondamente influenzate.

La guerra distrugge ciò che il lavoro costruisce

Per capire il momento che stiamo attraversando bisogna partire da un dato evidente: la guerra non produce solo devastazione umanitaria, ma modifica profondamente l’economia e le priorità politiche dei Paesi.

Le risorse pubbliche vengono sempre più spesso indirizzate verso la spesa militare, sottraendole a settori fondamentali come sanità, scuola, welfare e trasporti. Con l’aumento delle tensioni internazionali si restringono anche gli spazi di partecipazione democratica e di libertà.

Nel frattempo l’impatto economico diventa evidente nella vita quotidiana. Il blocco di scambi e materie prime ha fatto crescere i prezzi dell’energia e delle bollette, riducendo il potere d’acquisto di lavoratori e pensionati. Le borse oscillano, gli investimenti rallentano e l’occupazione diventa più fragile.

E mentre tutto questo accade, alcuni settori economici registrano profitti sempre più elevati.

Il ruolo delle banche nell’economia globale

Il sistema finanziario non è estraneo a queste dinamiche. L’ultima edizione del rapporto “Zero Armi” mostra come diverse banche italiane abbiano rapporti con il settore degli armamenti, attraverso partecipazioni azionarie, finanziamenti alle imprese militari e servizi finanziari legati alla vendita o all’esportazione di armi.

In molti casi non si tratta dell’attività principale degli istituti, ma di relazioni comunque stabili con l’industria bellica. In altri casi, soprattutto tra i grandi gruppi bancari, il coinvolgimento è più rilevante e riguarda operazioni finanziarie complesse a livello internazionale.

Questo scenario si inserisce in un contesto in cui l’Unione Europea ha aumentato negli ultimi cinque anni di oltre il 60% la spesa per la difesa, spingendo anche verso l’utilizzo di capitali privati per sostenere l’industria militare.

Utili record e dividendi sempre più alti

Nel frattempo il settore bancario registra utili molto elevati. Una parte consistente di questi profitti viene distribuita agli azionisti attraverso i dividendi.

I cosiddetti payout ratio, cioè la quota di utili destinata agli azionisti, hanno raggiunto livelli altissimi. In alcuni casi si arriva al 95% degli utili distribuiti, mentre altri gruppi puntano addirittura a politiche di distribuzione che potrebbero arrivare al 100%.

Questa dinamica rende evidente uno squilibrio: mentre il capitale continua a essere remunerato in misura crescente, chi lavora nelle banche è sottoposto a processi di razionalizzazione e riorganizzazione.

Ed è proprio in questo contesto che si apre una nuova stagione contrattuale.

Il rinnovo del contratto nazionale del credito

Il settore bancario è infatti alle porte del rinnovo del contratto collettivo nazionale del credito. La piattaforma che verrà sottoposta al voto di lavoratrici e lavoratori dovrà affrontare questioni decisive.

Uno degli obiettivi è ridurre il divario tra remunerazione del capitale e remunerazione del lavoro. Un altro riguarda il rafforzamento dell’area contrattuale, perché negli ultimi anni molte attività sono state esternalizzate e dovrebbero tornare all’interno del perimetro del contratto nazionale.

Diventa poi fondamentale il tema della formazione. Nei prossimi anni molte lavoratrici e molti lavoratori dovranno riqualificarsi per affrontare le trasformazioni tecnologiche del settore. Accanto a questo rimane centrale anche il tema del tempo di lavoro, dopo la riduzione dell’orario settimanale ottenuta nell’ultimo rinnovo contrattuale.

Divario salariale e lavoro femminile

In Italia l’occupazione femminile resta molto più bassa rispetto a quella maschile e i divari salariali continuano a essere significativi.

Nel settore finanziario e assicurativo il differenziale retributivo tra uomini e donne può arrivare a oltre il 30%. In Toscana la partecipazione femminile al lavoro è più alta rispetto alla media nazionale, ma si registra comunque un calo evidente nella fascia tra i 25 e i 49 anni, spesso legato alla nascita dei figli.

A questo si aggiunge un problema culturale ancora molto radicato. Gli strumenti di conciliazione tra lavoro e vita privata, come permessi o flessibilità, vengono utilizzati soprattutto dalle donne. Il lavoro di cura, sia per i figli sia per gli anziani, continua a ricadere prevalentemente su di loro.

E la questione dell’indipendenza economica resta centrale. Non a caso, ancora oggi, solo poco più della metà delle donne italiane possiede un conto corrente intestato personalmente.

Desertificazione bancaria e territori più fragili

Un altro tema riguarda la progressiva chiusura degli sportelli bancari. In Toscana negli ultimi dieci anni il numero delle filiali è diminuito drasticamente.

Secondo i dati analizzati dalla Fisac CGIL Toscana, gli sportelli sono passati da 2.278 a 1.426. Questo significa che 852 filiali sono state chiuse, pari a una riduzione di circa il 37%.

Il fenomeno riguarda tutte le province e colpisce in modo particolare alcuni territori. Prato e Pistoia, per esempio, hanno perso circa la metà della loro rete bancaria. Complessivamente oggi 273 comuni toscani non hanno più nemmeno uno sportello bancario.

La digitalizzazione è certamente una trasformazione inevitabile, ma non può diventare un alibi per abbandonare i territori e ridurre la presenza dei servizi.

Il ruolo sociale delle banche

In un contesto di forte instabilità economica e geopolitica, il sistema bancario dovrebbe svolgere un ruolo decisivo nel sostenere l’economia reale. Significa accompagnare famiglie e imprese nelle transizioni digitale ed energetica, garantire accesso al credito e mantenere un rapporto diretto con le comunità.

Il lavoro bancario sta cambiando profondamente, ma proprio per questo dovrebbe evolversi verso servizi di consulenza sempre più qualificati e capaci di interpretare i bisogni complessi delle persone.

La domanda con cui abbiamo aperto la trasmissione rimane quindi centrale: chi paga davvero il conto delle crisi globali?

Guardando a ciò che accade nell’economia reale, la risposta appare chiara. A pagare troppo spesso sono lavoratrici e lavoratori, pensionati, territori periferici e persone più fragili.

Ed è proprio per questo che il ruolo del sindacato continua a essere fondamentale: difendere il lavoro, ridurre le disuguaglianze e riportare al centro l’interesse collettivo.

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