Fusione BPER–BPS: servono soluzioni strutturali, non nuovo precariato


FUSIONE BPER–BPS:
SERVONO SOLUZIONI STRUTTURALI, NON NUOVO PRECARIATO

Nel corso degli incontri sindacali relativi alla fusione BPER–BPS l’azienda ha dichiarato che procederà all’assunzione di 460 lavoratrici e lavoratori interinali con l’obiettivo di supportare la rete commerciale in una fase che si preannuncia particolarmente complessa.

Comprendiamo bene che il periodo di transizione, caratterizzato da affiancamenti, trasferimenti temporanei di personale verso le filiali BPS e dall’inevitabile riorganizzazione operativa, creerà sicuramente difficoltà nelle filiali. Tuttavia, come Organizzazioni Sindacali, non possiamo ritenere questa scelta una risposta adeguata ai problemi strutturali che da tempo denunciamo.

Da anni segnaliamo infatti la cronica carenza di personale nella rete, che incide negativamente sia sulle condizioni di lavoro delle colleghe e dei colleghi sia sulla qualità del servizio offerto alla clientela.

La decisione di inserire 460 lavoratori somministrati solleva tra l’altro diverse e rilevanti criticità:

  • contraddice quanto dichiarato dall’azienda, anche in tempi recenti, riguardo all’obiettivo di azzeramento del ricorso al lavoro somministrato;
  • non rappresenta una soluzione strutturale, poiché il lavoro interinale ha per definizione carattere temporaneo;
  • i nuovi colleghi avranno tempi di formazione estremamente limitati, appesantiranno ulteriormente il lavoro di quanti li dovranno affiancare, rischiando di essere impiegati senza poter acquisire pienamente le competenze necessarie;
  • non è stato fornito alcun dato sul numero di lavoratori interinali attualmente presenti in azienda né su quanti di loro raggiungeranno nei prossimi mesi il limite dei 24 mesi di contratto.

Proprio su questo ultimo punto chiediamo massima trasparenza: non vorremmo che le nuove assunzioni di interinali finissero per sostituire lavoratrici e lavoratori precari già presenti, che, dopo aver maturato esperienza e professionalità, rischierebbero di uscire dall’azienda senza alcuna prospettiva di stabilizzazione. Tutto ciò con buona pace della sbandierata “centralità delle risorse umane”.

Come Organizzazioni Sindacali ribadiamo con forza che la rete ha bisogno di personale stabile, adeguatamente formato e valorizzato. La fase di integrazione tra le due realtà richiede investimenti strutturali sull’occupazione, non un ulteriore ricorso al lavoro temporaneo.

E’ questa anche la circostanza per denunciare con forza la distorta interpretazione degli accordi che impegnano l’azienda circa le assunzioni di personale, a nostro riscontro pressoché totalmente destinate alle strutture FOL. Tale scelta, oltre che apparire sorda rispetto alle disperate richieste di lavoratori che alimentino la Rete, ci appare miope in relazione ad una compiuta e completa formazione dei neo assunti. A questo fenomeno si aggiunge il non meno grave ricorso ad assunzioni “dall’esterno”, che andranno a colmare vuoti determinati da dimissioni, con riconoscimenti economici e di gradi che sovente vengono negati a valide risorse interne alla Bper e che verranno considerate, al fine degli accordi vigenti, “nuove assunzioni”.

Per queste ragioni chiediamo all’azienda:

  • un confronto serio su percorsi di stabilizzazione e nuove assunzioni a tempo indeterminato, anche alla luce del recente accordo Manovra esodi del 19 dicembre 2025;
  • soluzioni concrete per affrontare la cronica carenza di organici nella rete, che nonostante l’esiguità dei numeri stanno comunque sostenendo i brillanti risultati economici dell’Azienda.

Siamo stanchi di sentire ripetere un mantra che, a fronte delle nostre denunce, richiama ad ogni piè sospinto un Piano industriale disatteso un minuto dopo essere stato presentato con l’annuncio della acquisizione del Gruppo Popolare Sondrio e di sentirci raccontare che i modelli (elaborati da chi?) e gli algoritmi (figli di quali intelligenza artificiale?) rassegnano l’immagine di una azienda totalmente coperta in ogni ordine di posti.

Continueremo a vigilare e a confrontarci con l’azienda affinché la fusione non diventi l’ennesima occasione per scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori le difficoltà organizzative e le economie di scala sui costi, ma rappresenti invece un momento di reale rafforzamento dell’occupazione e miglioramento delle condizioni di lavoro, mentre gli utili volano grazie a chi quotidianamente lavora alla loro realizzazione.

Modena, 13 marzo 2026

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