Con la debacle della nazionale italiana di calcio, si è tornati a parlare dell’importanza del lavoro di squadra. Nel calcio, come in tutti gli sport, si vede bene: il talento individuale conta, ma quando manca un’idea collettiva, non basta.
Fare squadra non significa annullarsi. Significa tenere insieme differenze, competenze ed esperienze per farle lavorare nella stessa direzione. Eppure in molte realtà sta succedendo l’opposto. Nel nostro settore, l’organizzazione del lavoro ha un altro orientamento: ogni dipendente ha un proprio portafoglio clienti, una specifica segmentazione, obiettivi individuali.
Si lavora fianco a fianco con persone che, praticamente, fanno un altro mestiere, come un arcipelago: processi diversi, logiche contrastanti, incomunicabilità. Non c’è uno spazio comune, ma una somma di attività separate e talvolta in collisione tra loro. Inoltre ogni pezzo di lavoro ha sempre più legato a sé un pezzo di salario variabile.
Questo sistema avvelena come una nube tossica l’organizzazione del lavoro, produce isolamento e solitudine. Parlare di “squadra” mentre si edifica e affina questo modello, è una mistificazione e una distorsione.
Fare squadra, davvero, significa rompere questa logica e rimettere al centro il lavoro come esperienza collettiva, non come complesso disarticolato di prestazioni individuali. Significa ricostruire legami dove oggi c’è frammentazione.
E questo ci porta al 25 aprile.
La Resistenza non è stata il gesto di individui isolati. È stata una scelta organizzata e collettiva. Persone diverse, con idee non sempre vicine e storie distinte, che hanno deciso di stare insieme per un unico fine. Così è nata l’idea di lavoro non solo come prestazione, ma anche come riscatto, dignità, diritti e solidarietà che sta alla base della nostra costituzione.
Vediamo ogni giorno cosa succede quando prevale la divisione: paura, precarietà, insicurezza. Ricostruire legami, rimettere in connessione le persone, ricomporre e dare forza a chi lavora: questo è l’orizzonte verso il quale si muove il sindacato. Dentro questa dimensione il lavoro può tornare ad avere una prospettiva comune.
Buon 25 aprile