Demografia, lavoro e banche: il caso Ferrara

La transizione demografica non è più uno scenario futuro, ma una trasformazione già in atto che riguarda direttamente economia, lavoro, welfare, imprese e anche i servizi bancari. È questo il quadro che emerge dal Quaderno ABI Evoluzione demografica e servizi bancari, uscito a Maggio 2026. 

TRANSIZIONE DEMOGRAFICA E SOSTENIBILITÀ DEL SISTEMA ITALIA (2024-2080)

1. Inquadramento Strategico della Transizione Demografica

Abi rileva che la transizione demografica deve essere interpretata non come una variabile statistica differibile, ma come una priorità strategica immediata. Il fenomeno ha già iniziato a ridefinire i parametri della crescita economica, la tenuta del sistema di protezione sociale e, non in ultimo, anche l’operatività del settore creditizio. 

Il passaggio da una popolazione di 59 milioni (registrata nel 2024) a una proiezione di soli 45,8 milioni di residenti entro il 2080 rappresenta una minaccia esistenziale per la resilienza del “Sistema Italia”. Una contrazione del 22% della popolazione totale in poco più di mezzo secolo non è un semplice mutamento sociale, ma un ridimensionamento strutturale che erode le basi della domanda interna e della solidità finanziaria. La comprensione dei volumi demografici è, pertanto, il prerequisito analitico per governare l’impatto sulla ricchezza nazionale e prevenire una deriva di irrilevanza economica. Già nelle recentissime proiezioni UE per il 2027, l’Italia si pone all’ultimo posto nelle previsioni di crescita con un +0,6% (media UE +1,4%), contro un primo posto sul rapporto debito/PIL al 139,2% (media UE 85,3%).

2. Proiezioni Macroeconomiche e Dinamiche della Forza Lavoro

Indicatore 2024 (Consuntivo) 2050 (Scenario Mediano) 2080 (Proiezione)
Popolazione Totale 59,0 mln 54,7 mln 45,8 mln
Popolazione in età lavorativa (15-67) 67,3% 61,8%* 57,3%
Percentuale di over-67 24,1%* 28,5%* > 31,0%
Età Media 46,6 anni 49,2 anni* 51,0 anni
*Stime interpolate basate sui trend Istat/ABI per lo scenario mediano.

Il fattore critico dell’attuale assetto macroeconomico risiede nella contrazione della popolazione in età lavorativa (15-67 anni). Questa erosione non limita soltanto l’offerta di lavoro, ma compromette il dinamismo necessario per il ricambio generazionale imprenditoriale e l’innovazione di processo.

Peraltro la riduzione prevista di 13,4 milioni di potenziali lavoratori entro il 2080 configura un “vuoto produttivo” che mette a rischio la sopravvivenza delle Piccole e Medie Imprese (PMI), pilastro del tessuto produttivo italiano. Senza un’inversione di tendenza o un balzo tecnologico senza precedenti, la capacità del Paese di generare valore aggiunto subirà una flessione irreversibile.

3. Correlazione Demografia-PIL: lo Scenario della Decrescita Strutturale

Esiste un legame diretto tra la base demografica e la sostenibilità del debito pubblico e privato. Una forza lavoro ridotta deprime i consumi e scoraggia gli investimenti fissi lordi, innescando una spirale di stagnazione. Adottando come benchmark lo scenario di “Invarianza Demografica”, lo studio ABI quantifica il costo dell’inerzia (Cost of Inaction):

  • Entro il 2035: Perdita di PIL del -7%.
  • Entro il 2050: Perdita di PIL superiore al -18%.
  • Entro il 2080: Perdita di PIL superiore al -33%.

Questi dati dimostrano che il rischio di impoverimento sistemico è concreto. Lo scenario di invarianza non è una semplice astrazione, ma la misura del divario che l’Italia deve colmare attraverso riforme strutturali per evitare che la pressione sui conti del welfare, in assenza di correttivi nelle politiche fiscali, diventi matematicamente insostenibile.

4. La Tenuta del Sistema di Welfare e gli Indici di Dipendenza

L’equilibrio tra popolazione attiva e non attiva è la chiave di volta della stabilità sociale. Le proiezioni ABI indicano un peggioramento degli indici di dipendenza che, assieme alla rincorsa a un fisco sempre più lontano dalla Costituzione (art. 53 tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva: il sistema tributario è basato su criteri di progressività).  Come organizzazione sindacale riteniamo che le politiche fiscali agevolate, con decine di tipologie differenti di crediti d’imposta, riduzioni delle aliquote, flat tax, agevolazioni dei redditi da finanza rispetto a quelli da lavoro e da pensioni, rischiano di mettere in crisi i modelli di welfare attuali. Parimenti i dati di Abi rilevano delle conseguenze demografiche che possono mettere ulteriormente in difficoltà il sistema di welfare. 

  • Pressione Demografica: Oggi 100 lavoratori sostengono 48,6 dipendenti strutturali (giovani ed anziani: rispettivamente, 0-14 anni e >67 anni); entro il 2080 il carico salirà a 74,4 per ogni 100 lavoratori.
  • Incidenza Senile: Il rapporto tra over 67 e popolazione attiva passerà dal 30,5% al 54,7%.
  • Le evoluzioni demografiche avrebbero un impatto anche sul sistema pensionistico: l’incidenza della spesa pensionistica sul PIL salirebbe dall’attuale 15,4% al 17% nel 2040, per poi calare al 14% dal 2070. Tuttavia, il tasso di sostituzione netto, cioè il rapporto tra il primo assegno pensionistico e l’ultimo stipendio (entrambi al netto di imposte e contributi), pari oggi in media a circa l’82% per un lavoratore dipendente che accede alla pensione di vecchiaia, con anzianità contributiva di 38 anni e versamenti consistenti e continui, scenderebbe al 64% nel 2070, con una riduzione di quasi venti punti percentuali del proprio assegno.

Crediamo che questo squilibrio richieda una diversa allocazione delle risorse pubbliche a favore delle politiche di protezione sociale, per rallentare la transizione verso la “Longevity Economy”, un modello che considera l’anziano come un soggetto da integrare attraverso, da una parte una digital inclusion, ma d’altra parte, con nuovi schemi di protezione socio-sanitaria (assicurativa!), che forse potranno ridurre l’impatto della spesa assistenziale pubblica …ma, aggiungiamo… solo per chi potrà permetterselo!

5. Leve Strategiche per la Neutralizzazione del Calo Demografico

Il declino non è un destino manifesto. Esistono almeno quattro “riserve” di capitale umano il cui pieno impiego può non solo neutralizzare la perdita di PIL, ma generare una crescita netta.

  • Occupazione Giovanile (15-29 anni): Gap critico (Italia 34,4% vs Area Euro 50,3%).
  • Occupazione al Femminile: Ridurre rapidamente il divario strutturale (Italia 45,7% vs Area Euro 55,5%).
  • Saldi Migratori: Necessità di una gestione programmatica e non ideologica.
  • Capitale Umano Qualificato: Solo il 26% degli occupati italiani è laureato, contro il 39% dell’area euro.

L’attivazione coordinata di tutte queste leve permetterebbe di recuperare 14 dei 18 punti di PIL persi nello scenario mediano al 2050. Se si integra l’aumento della produttività derivante da una forza lavoro più istruita, il PIL al 2050 risulterebbe superiore dell’1,7% rispetto al precitato scenario di invarianza demografica.

6. Il ruolo delle banche tra responsabilità sociale e confronto contrattuale

Lo studio ABI conferma che la transizione demografica attraversa più piani: mercato del lavoro, organizzazione dei servizi, bisogni delle famiglie, autonomia economica delle donne, sostegno ai giovani, previdenza, credito, welfare territoriale, gestione virtuosa dei flussi migratori. Per questo il sistema bancario sembra puntare a costruire un insieme di iniziative che vadano oltre la sola offerta commerciale.

Per le organizzazioni sindacali, il tema assume un rilievo centrale. Se la demografia modifica il Paese, modifica anche il lavoro bancario: competenze, modelli di servizio, inclusione, conciliazione vita-lavoro, rapporto con la clientela e responsabilità sociale delle imprese diventano terreni sui quali il confronto dovrà essere costante. La comprensione dei fenomeni demografici è un prerequisito per gestire i cambiamenti futuri, orientare prodotti e servizi, presidiare i bisogni della clientela e aggiornare le competenze interne. In questo quadro, il mondo bancario dichiara di voler proseguire con misure, strumenti, Protocolli d’intesa, progetti e partnership con controparti pubbliche e private a favore di dipendenti, clienti, comunità e territori. La sfida, quindi, non è solo accompagnare il cambiamento demografico, ma governarlo. E per farlo serviranno investimenti, politiche pubbliche, responsabilità delle imprese e un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali e con tutti i soggetti che rappresentano lavoro, persone e comunità.

IL CASO FERRARA

Come Fisac Ferrara abbiamo tentato un’analisi strutturata del territorio di Ferrara, secondo le direttrici del Quaderno ABI. I risultati rivelano come la provincia estense rappresenti un caso limite dei rischi e delle opportunità legati alla transizione demografica in Italia. Il declino della popolazione e il suo invecchiamento non sono solo dati statistici, ma priorità strategiche che influenzano la crescita economica, la tenuta sociale ed anche il modello di servizio bancario.

1. L’impatto demografico sulla crescita economica (PIL)

Come abbiamo visto, una contrazione della popolazione in età lavorativa (15-67 anni) riduce direttamente la capacità di crescita del PIL, influenzando negativamente i consumi e la propensione agli investimenti.

  • Il caso Ferrara: La provincia registra la perdita di residenti più marcata dell’Emilia-Romagna (-3,8% tra il 2015 e il 2025).
  • Proiezioni: Mentre la regione prevede una crescita al 2042, Ferrara è l’unica provincia attesa in forte calo (-5,4%). Questa dinamica alimenta il rischio di una “decrescita strutturale” del valore aggiunto locale, coerente con lo scenario ABI che vede nel calo demografico la causa principale della bassa crescita futura.

2. Pressione sul Welfare e Squilibri Generazionali

L’ABI evidenzia come l’invecchiamento metta sotto pressione il sistema di welfare a causa del peggioramento degli indici di dipendenza (rapporto tra chi è fuori e chi è dentro il mercato del lavoro).

  • Indici da record: Il tal senso Ferrara detiene il primato regionale per l’indice di vecchiaia (289), contro una media regionale di 212.
  • Ricambio lavorativo: L’indice di ricambio evidenzia che per ogni 100 giovani pronti a entrare nel mercato del lavoro, a Ferrara ci sono 187,5 persone prossime alla pensione. Questo squilibrio rende difficile anche il ricambio imprenditoriale, altro tema centrale del Quaderno ABI.

3. Il paradosso del Risparmio “Silver” e la Desertificazione Bancaria

Ferrara manifesta un divario crescente tra l’accumulo di ricchezza e il suo reinvestimento, fenomeno che ABI associa alla necessità di evolvere i modelli di servizio.

  • Depositi in crescita: Il risparmio delle famiglie ferraresi continua ad aumentare, superando i 7,2 miliardi di euro a fine 2025 e arriva quasi a 10 miliardi considerando anche i depositi delle imprese.
  • Credito in calo: mentre alcune province emiliano-romagnole tornano a vedere segnali di ripresa, il territorio estense resta in coda quasi ovunque: dai prestiti complessivi al manifatturiero, passando per costruzioni e servizi. Il dato più pesante riguarda la dinamica dei prestiti al totale delle imprese. Ferrara registra un calo del -3,9% rispetto al 2024, il peggiore dell’intera regione. A livello regionale la flessione si ferma al -0,4%, mentre in Italia il credito alle imprese torna addirittura positivo (+0,7%). Tradotto: mentre il sistema nazionale prova lentamente a non arretrare dopo la lunga stagione della stretta monetaria, Ferrara continua a perdere terreno. E lo fa in tutti i comparti strategici. Nel manifatturiero i prestiti scendono del -6%. Nelle costruzioni il calo è del -4,3%, mentre nei servizi la frenata si attesta al -1,5%.
  • Contrazione del credito e degli sportelli: Nonostante la liquidità, il territorio subisce una drastica riduzione della presenza fisica: gli sportelli sono passati da 214 a 128 in dieci anni, con un dimezzamento dei dipendenti bancari.

4. Leve per attirare Giovani Laureati: Capitale Umano e Innovazione

Sono i giovani e il capitale umano (laureati) come due delle “riserve” fondamentali per neutralizzare l’effetto negativo della demografia sulla crescita. Per Ferrara sono necessarie iniziative mirate che rappresenterebbero sicuramente delle opportunità:

  • Sostegno alle Startup: Maggiore utilizzo di strumenti come ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero e Smart & Start Italia, che offrono finanziamenti agevolati e contributi a fondo perduto per laureati che avviano imprese innovative.
  • Accesso alla Casa: Potenziamento del Fondo di Garanzia Mutui Prima Casa per stabilizzare i giovani laureati sul territorio, facilitando l’autonomia abitativa, sviluppando nel contempo una edilizia sociale da tempo dimenticata nel nostro territorio.
  • Credito Formativo: Promozione del “prestito d’onore”, che permette di finanziare master e specializzazioni senza garanzie patrimoniali e con periodi di grazia, incentivando la permanenza di talenti qualificati.
  • Sostegno alle famiglie: Rafforzamento degli asili nido pubblici, a prezzi molto più contenuti di quelli attuali.

In sintesi, Ferrara potrà darsi un’opportunità per contrastare il declino demografico se riuscirà a trasformare l’accumulo di risparmio della popolazione in capitale, seguendo alcuni suggerimenti proposti dal settore bancario a partire dal modello di “scambio intergenerazionale”.


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