Banche e demografia: una sfida per il Paese, il lavoro e il welfare

La transizione demografica non è più uno scenario futuro, ma una trasformazione già in atto che riguarda direttamente economia, lavoro, welfare, imprese e servizi bancari. È questo il quadro che emerge dal Quaderno ABI Evoluzione demografica e servizi bancari, realizzato nell’ambito dei Comitati tecnico strategici dell’Associazione Bancaria Italiana.

Il documento individua la demografia come una priorità strategica per il settore bancario e collega il tema al futuro della crescita italiana, alla sostenibilità del welfare, al ricambio imprenditoriale e alla necessità di rafforzare strumenti di inclusione economica e finanziaria.

I numeri principali dello studio

I dati richiamati dall’ABI fotografano una trasformazione profonda. Tra il 2014 e il 2024 la popolazione italiana è scesa da 60,3 a 59 milioni di residenti, con una riduzione di 1,3 milioni di persone. Secondo lo scenario mediano Istat, nel 2050 la popolazione potrebbe scendere a 54,7 milioni e nel 2080 a 45,8 milioni, cioè 13,2 milioni di persone in meno rispetto al 2024, pari a un calo del 22%.

Il cambiamento non riguarda solo la quantità della popolazione, ma soprattutto la sua composizione. La popolazione in età lavorativa, tra 15 e 67 anni, si ridurrebbe di 13,4 milioni di persone, passando dal 67,3% del totale al 57,3% nel 2080. Al contrario, gli over 67 aumenterebbero di 2,3 milioni e arriverebbero a rappresentare oltre il 31% della popolazione. L’età media passerebbe da 46,6 a 51 anni.

Particolarmente rilevante è il dato territoriale: il Mezzogiorno risulterebbe l’area più colpita, con una riduzione di 3,4 milioni di abitanti entro il 2050 e di 7,9 milioni entro il 2080. Le riduzioni sarebbero invece più contenute nel Nord e nel Centro del Paese.

L’impatto su crescita, pensioni e imprese

Il documento ABI evidenzia che la riduzione della popolazione in età da lavoro può tradursi in una minore capacità di crescita economica. Nello scenario elaborato, il PIL risulterebbe inferiore di circa il 7% già nel 2035, di oltre il 18% nel 2050 e di oltre il 33% nel 2080 rispetto a uno scenario di invarianza demografica.

Anche il sistema di welfare sarebbe sottoposto a una pressione crescente. Oggi 100 persone in età lavorativa sostengono 48,6 persone tra giovani e anziani; nel 2080 ne dovrebbero sostenere 74,4. L’incidenza degli anziani sulla popolazione in età da lavoro passerebbe dal 30,5% al 54,7%.

Sul versante pensionistico, il Quaderno ricorda che nel 2024 la spesa pensionistica ha raggiunto 337 miliardi di euro, pari al 15,4% del PIL, e che la previdenza complementare assume un ruolo sempre più rilevante: nel 2024 le risorse complessive hanno raggiunto 243,4 miliardi di euro, con circa 9,9 milioni di iscritti, ma solo il 27,6% della forza lavoro ha effettivamente versato contributi.

Il documento segnala inoltre il tema del ricambio imprenditoriale: in Italia operano circa 4 milioni di imprese, ma quelle guidate da under 35 rappresentano solo l’11,8% del totale.

Le leve indicate: giovani, donne, migrazioni e capitale umano

Secondo ABI, lo scenario non è irreversibile. Lo studio individua quattro leve principali per ridurre l’impatto negativo della demografia:

  • aumento dell’occupazione giovanile,
  • crescita dell’occupazione femminile,
  • gestione adeguata dei saldi migratori
  • rafforzamento del capitale umano.

Il divario con l’Europa è significativo. Nel 2024 il tasso di occupazione dei giovani italiani tra 15 e 29 anni era pari al 34,4%, contro il 50,3% dell’area euro. Per le donne, il tasso italiano era pari al 45,7%, contro il 55,5% europeo. Anche sul fronte dei laureati il ritardo è rilevante: la quota di occupati laureati in Italia è pari al 26%, contro il 39% dell’area euro.

L’effetto combinato delle misure ipotizzate potrebbe, secondo lo studio, neutralizzare quasi del tutto la perdita di crescita legata al calo demografico. Al 2050, gli interventi su giovani, donne e saldi migratori consentirebbero di recuperare quasi 14 punti percentuali dei 18 punti di minore crescita stimata; considerando anche l’aumento della produttività legato ai laureati, il PIL risulterebbe superiore dell’1,7% rispetto allo scenario di invarianza demografica.

Le iniziative che il sistema bancario

Il Quaderno ABI colloca l’azione del sistema bancario dentro una logica di collaborazione tra pubblico e privato. Il Comitato Tecnico Strategico “Evoluzione demografica e servizi bancari” intende definire iniziative e sviluppare proposte per contrastare e mitigare gli effetti della transizione demografica, con particolare attenzione a:

  • credito,
  • investimenti,
  • previdenza complementare,
  • comparto assicurativo
  • educazione finanziaria.

I target indicati sono nuovi nati, famiglie, giovani, donne, popolazione silver, stranieri e imprese.

Il settore bancario rivendica un ruolo operativo nel rendere accessibili misure pubbliche o miste pubblico-private, in particolare per imprenditoria giovanile e femminile, famiglie e giovani. Tra gli strumenti richiamati vi sono “ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero”, “Smart & Start Italia”, le misure per l’autoimpiego e il Fondo per il credito ai giovani, che può arrivare fino a 50.000 euro, elevabili a 70.000 euro per percorsi di studio all’estero, con garanzia massima del 70% e rimborso tra 3 e 15 anni.

Accanto alle misure di credito, ABI richiama la necessità di rafforzare l’educazione finanziaria come strumento trasversale: serve a migliorare la relazione banca-cliente, ridurre le vulnerabilità delle fasce più deboli, favorire l’autonomia personale e sostenere una partecipazione più consapevole alla vita economica.

Tavoli, protocolli e confronto con le organizzazioni sindacali

Un punto particolarmente importante riguarda il metodo. Il documento insiste sulla logica del “fare rete”, attraverso protocolli, partnership e tavoli multi-stakeholder. Questi strumenti sono pensati come spazi permanenti di confronto tra banche, istituzioni, associazioni dei consumatori, organizzazioni di rappresentanza, Terzo Settore e parti sociali.

Tra le iniziative richiamate vi è il progetto “Una donna, un lavoro, un conto”, promosso dal Corriere della Sera in collaborazione con ABI e Federcasse, con il coinvolgimento di Assolombarda, Confcommercio e delle organizzazioni sindacali. L’obiettivo è rafforzare le competenze economiche delle donne e promuovere il conto bancario personale come strumento di libertà, indipendenza e pari opportunità. Il progetto, avviato a Milano nel 2024, è in progressiva estensione su scala nazionale.

Di grande rilievo anche il Protocollo d’intesa sottoscritto nel 2025 da ABI e Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin in favore delle donne vittime di violenza di genere. Il Protocollo prevede, tra le iniziative condivise, la sospensione del rimborso della quota capitale dei mutui ipotecari e del credito ai consumatori per le donne inserite in percorsi certificati di protezione e in difficoltà economica, per la durata del percorso e comunque per un periodo non superiore a 18 mesi.

Inclusione, accessibilità e nuove fragilità

Il documento ABI dedica attenzione anche alle persone con disabilità, alla popolazione anziana, ai cittadini stranieri e alle fasce più vulnerabili della clientela. Il Tavolo multi-stakeholder ABI con le organizzazioni rappresentative delle disabilità viene presentato come uno spazio stabile di ascolto e confronto per rendere più inclusivi prodotti, servizi e strategie del settore bancario.

In questa prospettiva, l’inclusione finanziaria non viene trattata come un tema marginale, ma come una delle condizioni per affrontare gli squilibri demografici. La bancarizzazione, l’accessibilità, la semplificazione del linguaggio, la sicurezza digitale e la qualità della relazione con il cliente diventano strumenti per ridurre diseguaglianze e vulnerabilità.

Il ruolo delle banche tra responsabilità sociale e confronto contrattuale

Lo studio ABI conferma che la transizione demografica attraversa più piani: mercato del lavoro, organizzazione dei servizi, bisogni delle famiglie, autonomia economica delle donne, sostegno ai giovani, previdenza, credito, welfare territoriale. Per questo il sistema bancario punta a costruire un insieme di iniziative che vadano oltre la sola offerta commerciale.

Per le organizzazioni sindacali, il tema assume un rilievo centrale. Se la demografia modifica il Paese, modifica anche il lavoro bancario: competenze, modelli di servizio, inclusione, conciliazione vita-lavoro, welfare aziendale, rapporto con la clientela e responsabilità sociale delle imprese diventano terreni sui quali il confronto dovrà essere costante.

Il documento si chiude evidenziando che la comprensione dei fenomeni demografici è un prerequisito per gestire i cambiamenti futuri, orientare prodotti e servizi, presidiare i bisogni della clientela e aggiornare le competenze interne. In questo quadro, il mondo bancario dichiara di voler proseguire con misure, strumenti, Protocolli d’intesa, progetti e partnership con controparti pubbliche e private a favore di dipendenti, clienti, comunità e territori.

La sfida, quindi, non è solo accompagnare il cambiamento demografico, ma governarlo. E per farlo serviranno investimenti, politiche pubbliche, responsabilità delle imprese e un confronto strutturato con le organizzazioni sindacali e con tutti i soggetti che rappresentano lavoro, persone e comunità.

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