
Ancora una volta Banca Monte dei Paschi di Siena torna al centro dell’attenzione nel risiko bancario. Negli ultimi giorni si sono intensificate le indiscrezioni su possibili operazioni di acquisizione o fusione, con l’interesse manifestato da Banco Bpm e Intesa Sanpaolo.
Operazioni che, ancora una volta, sembrano orientate a garantire il massimo ritorno per gli azionisti, senza un adeguato bilanciamento rispetto alla tutela dei lavoratori e alla responsabilità sociale che la Costituzione attribuisce al sistema del credito con l’articolo 47.
“Il credito non è un’attività puramente speculativa ma un servizio di interesse pubblico. La banca raccoglie il risparmio ed ha la responsabilità sociale di rimetterlo in circolo per finanziare lo sviluppo economico e sociale del Paese”. Un principio che richiama anche l’articolo 41 della Costituzione, secondo cui l’attività economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, ma deve operare nel rispetto della dignità umana, della sicurezza e della tutela ambientale.
Il ruolo dei lavoratori nel risanamento
«Purtroppo le operazioni che vengono prospettate in questa fase sembrano non tenere conto di tutto questo – sostengono Monica Pagni, segretaria generale Cgil Grosseto e Claudia Rossi, segretaria Fisac Cgil Grosseto – perché, oltre a ipotizzare lo smembramento della banca più antica del mondo, si dimenticano completamente degli enormi sacrifici fatti dalle lavoratrici e dai lavoratori in questi anni, sacrifici grazie ai quali è stato possibile il risanamento dell’istituto».
Il rischio concreto è che a pagare il prezzo di queste scelte siano ancora una volta i dipendenti e i clienti. «Apprendiamo dai media che si discute con estrema facilità di quali filiali possano passare sotto un determinato marchio o funzione, ma non si fa il minimo accenno alle persone che vi lavorano o agli utenti – rimarcano Pagni e Rossi – I dipendenti non devono essere considerati un accessorio, né tantomeno un costo: è grazie alla loro professionalità, all’attaccamento al Monte dei Paschi di Siena, alla conoscenza e al profondo legame con il territorio se l’azienda ha raggiunto i risultati degli ultimi anni».
«Per questo è necessario ribadire l’importanza di una banca che sappia tutelare non solo le “risorse umane”, ma il patrimonio umano – aggiungono le segretarie– una banca che sia volano di crescita per i territori in cui opera. Sappiamo bene quanto Banca Monte dei Paschi di Siena sia fondamentale per la nostra provincia, sia dal punto di vista occupazionale sia per il sostegno all’economia reale e la presenza capillare degli sportelli nei comuni».
I rischi: desertificazione bancaria e nuove disuguaglianze
Se una di queste operazioni dovesse concretizzarsi, si rischierebbe di affrontare nuovamente due criticità ben note: «La desertificazione bancaria, con la conseguente penalizzazione delle aree interne, e il disagio per le fasce di popolazione più fragili – sottolineano Pagni e Rossi – Non dobbiamo dimenticare che la banca ha superato il periodo più difficile non solo grazie all’abnegazione dei dipendenti, ma anche per la fiducia dei clienti».
In questi anni, infatti, migliaia di persone hanno continuato a credere in Monte dei Paschi di Siena: correntisti che hanno scelto di mantenere i propri risparmi, azionisti che hanno sostenuto l’istituto, imprese e famiglie che hanno aperto linee di credito contribuendo concretamente alla sua tenuta. Un patrimonio di fiducia che rappresenta un elemento centrale e che non può essere ignorato nelle scelte strategiche sul futuro della banca.
«Per questo chiediamo alla politica di assumersi fino in fondo la responsabilità di queste scelte, di “metterci la faccia” e di impegnarsi per tutelare la banca più antica del mondo, affinché possa continuare a garantire occupazione, credito e presidio del territorio – concludono Pagni e Rossi – È necessario evitare che i sacrifici delle lavoratrici e dei lavoratori siano vani e che le risorse pubbliche impiegate per il salvataggio di MPS finiscano per alimentare esclusivamente logiche di profitto finanziario».