
Periodico di libero confronto sindacale a cura della Fisac Cgil Gruppo BNL
NUM. 41 – GIU 2026
Indice
- Una scelta che conta: una firma, un voto, la rappresentanza e la tutela collettiva
- VAP 2026: per una scelta consapevole
Una scelta che conta: una firma, un voto, la rappresentanza e la tutela collettiva
Dall’8 giugno alle ore 17.00 al 19 giugno 2026, si svolgeranno le votazioni per l’elezione dei rappresentanti degli Aderenti al Fondo Pensione BNL nel Consiglio di Amministrazione e nel Collegio Sindacale, contestualmente alle votazioni per l’approvazione del Bilancio 2025.
La Fisac Cgil ha la possibilità di vedersi rappresentata da un consigliere e da un sindaco in una lista bloccata di emanazione sindacale che prevede 6 consiglieri e 2 componenti effettivi più 1 supplente del collegio.
I candidati proposti dalla Segreteria di Coordinamento, individuati sulla base dei requisiti richiesti e della disponibilità ad assumere un incarico di particolare impegno e responsabilità, sono Maurizio D’Auria di Firenze per il Consiglio di Amministrazione e Dario Santorelli di Napoli per il Collegio Sindacale.
Si tratta di due compagni con una lunga esperienza sindacale e riconosciute qualità morali e professionali. Essi subentreranno rispettivamente a Roberto Beducci e Alessandro Talamona, ai quali va il nostro sincero ringraziamento per il lavoro svolto.
L’invito rivolto a tutte le iscritte e a tutti gli iscritti della Fisac Cgil è a partecipare al voto e a sostenere i candidati, promuovendo tra colleghe e colleghi la più ampia partecipazione possibile e valorizzando il ruolo di questo fondamentale strumento di rappresentanza.
Il Fondo Pensione, istituito il 1° gennaio 1957, così come la Cassa Sanitaria, rappresentano i principali pilastri del welfare aziendale e un presidio importante di tutela collettiva per le lavoratrici e i lavoratori.
Non può tuttavia, essere sottaciuto l’enorme privilegio di cui godono i dipendenti BNL rispetto a tantissime persone che nel nostro Paese hanno e avranno pensioni da fame o sono e saranno costretti a rinunciare a curarsi per l’inefficienza del sistema nazionale.
Nel dibattito pubblico e nella cultura politica dominante si fa sempre più spazio l’idea che il sistema pensionistico pubblico e il Servizio Sanitario Nazionale siano difficilmente sostenibili nel lungo periodo, a causa della complessità della loro gestione e delle ingenti risorse necessarie. In questo contesto, i fondi pensione e la sanità complementare vengono talvolta impropriamente presentati come un’alternativa al sistema pubblico. La loro funzione, invece, è diversa: essi devono affiancare l’INPS e il Servizio Sanitario Nazionale, sostenendoli nei punti di maggiore criticità, ampliando alcune tutele e contribuendo a rendere più accessibili le prestazioni per tutti.
Il principio di fondo è chiaro anche sul piano normativo e nel confronto istituzionale: i fondi sanitari integrativi nascono per garantire prestazioni aggiuntive o complementari rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza, che devono essere rafforzati ed estesi. Negli ultimi anni il numero degli iscritti è cresciuto in modo significativo, superando i 16 milioni secondo i dati più recenti del Ministero della Salute. Questa crescita conferma l’esistenza di un bisogno reale, ma rende ancora più necessario definire con chiarezza il perimetro di intervento della sanità complementare, che svolge una funzione positiva quando integra il Servizio Sanitario Nazionale e non quando ne riproduce, in modo disordinato, le prestazioni.
Questa riflessione assume oggi un rilievo ancora maggiore alla luce della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla CGIL, che pone al centro il rafforzamento del servizio pubblico, la valorizzazione del personale e l’effettività del diritto alla salute.
L’obiettivo è rendere effettivo il diritto alla salute, riaffermando il carattere universalistico della sanità pubblica nel pieno rispetto della Costituzione e della legge 833/1978, promuovendo un governo pubblico del Servizio Sanitario Nazionale con la partecipazione di Stato, Regioni, enti locali, personale, cittadini e forze sociali, e contrastando le disuguaglianze nell’accesso ai servizi.
La sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale non può essere affidata al secondo pilastro della sanità integrativa, ma richiede un deciso incremento del finanziamento pubblico, fino ad almeno il 7,5% del PIL entro il 2030, da destinare al rafforzamento delle strutture pubbliche. La proposta prevede inoltre il superamento dei tetti di spesa per il personale, la valorizzazione del lavoro sanitario e maggiori risorse per garantire servizi e cure adeguati ai bisogni della popolazione, anche attraverso l’adozione del Piano sanitario nazionale 2027-2029 come strumento unitario di indirizzo.
Anche da un punto di vista sistemico, la sanità complementare può svolgere una funzione utile se orientata verso prestazioni realmente integrative. In tale prospettiva, può contribuire ad alleggerire la pressione su alcuni segmenti della domanda sanitaria, consentendo al Servizio Sanitario Nazionale di concentrare risorse e capacità organizzative sugli ambiti a maggiore rilevanza universalistica: emergenza-urgenza, cronicità, non autosufficienza, presa in carico delle persone fragili e assistenza territoriale. Una collaborazione ordinata tra servizio pubblico e strumenti integrativi può dunque favorire maggiore efficienza, a condizione che resti fermo il primato del pubblico quale garante del diritto alla salute per tutte e tutti.
Il ragionamento nel merito all’interno alla CGIL è in atto ed è auspicabile venga svolto anche all’interno del settore e nella Fisac di BNL, questo spirito e questi principi dovranno caratterizzare l’azione politica dei consiglieri della Cassa, ma con medesima attenzione dovrà anche caratterizzare il lavoro del futuro consigliere e del futuro componente del collegio sindacale del Fondo Pensione.
Gli interessi e le pressioni del “privato” su entrambi gli istituti, Cassa Sanitaria e Fondo Pensioni, devono essere individuate, attenzionate e possibilmente ostacolate per il bene del Paese, per la nostra Costituzione, per le lavoratrici e i lavoratori rappresentati.
VAP 2026: per una scelta consapevole
Archiviata la scelta sulla modalità di erogazione del VAP, si avvicina un’altra decisione importante: come utilizzare al meglio l’eventuale quota destinata al welfare.
Nelle prossime settimane, con l’apertura della relativa finestra, sarà fondamentale verificare la propria posizione rispetto ai Fringe Benefit e conoscere quali prestazioni concorrono o meno al raggiungimento dei limiti previsti dalla normativa. Solo una scelta informata permette di conservare integralmente il valore economico conquistato con la contrattazione.
ATTENZIONE AI FRINGE BENEFIT
Il limite annuale dei Fringe Benefit è fissato a:
- 1.000 euro per chi non ha figli fiscalmente a carico;
- 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico.
Sono considerati fiscalmente a carico i figli che possiedono un reddito annuo non superiore a 4.000 euro fino ai 24 anni di età e a 2.840,51 euro oltre i 24 anni.
Per beneficiare del limite maggiorato di 2.000 euro è necessario comunicare ogni anno all’Azienda la presenza di figli fiscalmente a carico attraverso l’apposita procedura presente sulla piattaforma welfare, anche qualora la comunicazione fosse già stata effettuata negli anni precedenti.
La propria situazione può essere verificata direttamente in busta paga, nella sezione “Informazioni aggiuntive” a pag 2, dove è riportato il progressivo annuale dei Fringe Benefit maturati.
Attenzione: il superamento della soglia disponibile, anche di pochi euro, comporta l’assoggettamento a tassazione e contribuzione dell’intero importo dei Fringe Benefit percepiti.
Tra le prestazioni welfare disponibili in piattaforma Wellmakers ci sono opzioni di rimborso in busta paga, esentasse eccetto laddove indicato, che non concorrono al raggiungimento delle soglie dei Fringe Benefit:
- versamenti aggiuntivi al Fondo Pensione;
- Permessi Welfare;
- spese per abbonamenti al trasporto pubblico;
- spese scolastiche e testi scolastici;
- spese di baby sitting e assistenza familiari non autosufficienti;
- rimborso dei contributi versati al Fondo Pensione, tassato all’1% per redditi annui inferiori a 80.000 euro e in maniera ordinaria per redditi superiori;
- rimborso premi 2026 versati alla Cassa Sanitaria, tassato all’1% per redditi annui inferiori a 80.000 euro e in maniera ordinaria per redditi superiori.
Conoscere quali strumenti incidono sul plafond dei Fringe Benefit e quali invece ne sono esclusi consente di effettuare una scelta più consapevole e di valorizzare al meglio il proprio VAP.
Le RSA FISAC CGIL sono a disposizione per chiarimenti e supporto.
Informarsi prima di scegliere significa tutelare il valore del proprio salario contrattato.