Previdenza complementare: la seconda pensione non si costruisce da sola

“La seconda pensione non si costruisce da sola” è il titolo della recente iniziativa promossa dalla Fisac Cgil di Firenze sulla previdenza complementare, rivolta a funzionarie, funzionari, delegate e delegati di tutte le categorie della Camera del Lavoro di Firenze.

Il tema è stato al centro dell’ultima puntata dell’Angolo Rosso prima della pausa estiva, con la partecipazione di Yuri Domenici, segretario generale della Fisac Cgil di Firenze, e di Fabio Beni, della segreteria della Cgil Toscana.

Pensioni future: un problema che riguarda lavoro e salari

Per la Cgil, il problema delle pensioni di domani non può essere affrontato separandolo dal tema del lavoro. La tenuta del sistema previdenziale pubblico passa da più occupazione, da salari più alti e da un lavoro stabile e dignitoso.

Con il sistema contributivo, infatti, l’importo della pensione dipenderà sempre più dai contributi effettivamente versati nel corso della vita lavorativa. Il rischio, sottolineato nel confronto, è che in futuro una parte molto ampia delle pensioni possa collocarsi sotto la soglia di povertà.

Per questo, il punto di partenza resta il rafforzamento della previdenza pubblica, contrastando i tagli e gli effetti della riduzione dei coefficienti di trasformazione, cioè dei parametri con cui i contributi versati vengono trasformati in assegno pensionistico.

Il ruolo della previdenza complementare

Accanto alla previdenza pubblica, la previdenza complementare rappresenta una seconda gamba del sistema pensionistico. Dopo la riforma Dini del 1995, il sindacato ha contribuito alla costruzione dei fondi pensione negoziali e contrattuali, oggi presenti nei diversi settori.

Si tratta di fondi caratterizzati da costi bassi, assenza di scopo di lucro, gestione contrattuale e vigilanza da parte della Covip e dei rappresentanti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Secondo la Fisac Cgil, questi strumenti funzionano e sono più vantaggiosi rispetto a molte soluzioni offerte dal mercato finanziario e assicurativo. Tuttavia, dopo la fase di avvio e di adesione di milioni di lavoratori, si è pensato erroneamente che il sistema potesse andare avanti da solo.

Recuperare cultura previdenziale nei luoghi di lavoro

La frammentazione del lavoro, la precarietà e le carriere discontinue hanno reso ancora più urgente un lavoro di informazione e formazione. Per questo, secondo la Fisac Cgil, è necessario tornare a fare cultura previdenziale nei luoghi di lavoro e rafforzare la contrattazione collettiva.

La previdenza complementare deve essere considerata non solo come uno strumento finanziario individuale, ma come una leva per costruire una reale protezione sociale futura.

Per chi lavora, anche nel settore bancario, la previdenza complementare può rappresentare un investimento molto rilevante, grazie ai benefici fiscali, ai rendimenti dei fondi e alla possibilità di destinare risorse alla costruzione della pensione futura.

Capitale individuale o reddito integrativo?

Uno dei nodi principali riguarda la natura stessa della previdenza complementare: deve essere solo un capitale individuale da riscattare oppure un reddito integrativo collettivo da garantire nel tempo?

L’obiettivo originario della previdenza complementare era quello di assicurare un reddito aggiuntivo alla pensione pubblica e di evitare che il rischio di longevità ricadesse interamente sul singolo lavoratore.

In Italia, invece, si è spesso sviluppato un modello che incentiva l’accumulo di capitale e il successivo riscatto, anche grazie a una fiscalità favorevole. Questo rischia di trasformare la previdenza complementare in una forma di rendita finanziaria agevolata, allontanandola dalla sua funzione principale: garantire una pensione integrativa stabile.

Fondi negoziali: un presidio collettivo da difendere

I fondi negoziali rappresentano, per il sindacato, lo strumento più coerente con una logica collettiva e mutualistica. Sono fondi costruiti dalla contrattazione, con costi contenuti e con un controllo diretto delle parti sociali.

Per questo, la Fisac Cgil guarda con preoccupazione alla possibilità di favorire la portabilità verso fondi aperti bancari o piani individuali previdenziali delle compagnie assicurative.

Il rischio è che l’uscita di risorse dai fondi negoziali indebolisca la loro capacità di garantire rendite adeguate e coerenti con le finalità previdenziali. Per il sindacato, quindi, la difesa dei fondi contrattuali sarà un terreno importante di confronto e mobilitazione.

Le novità sulla rendita

Tra gli aspetti positivi delle novità legislative viene indicata la possibilità che la rendita non sia erogata soltanto dalle compagnie assicurative, ma anche dai fondi pensione.

Questo può rafforzare la funzione mutualistica della previdenza complementare e offrire maggiori garanzie rispetto al capitale accumulato, anche in caso di premorienza, consentendo agli eredi di riscattare le somme residue secondo le modalità previste.

Sono previste inoltre forme di riscatto annuale o frazionato, con una tassazione agevolata che può scendere dal 15% al 9% in caso di lunga permanenza nel fondo complementare. È prevista anche la possibilità di riscattare il capitale in cinque anni, con una tassazione agevolata ma più elevata.

Giovani e adesione automatica

Un’altra novità riguarda i nuovi assunti e chi entra per la prima volta nel mondo del lavoro. In caso di prima occupazione, sarà prevista l’iscrizione automatica alla previdenza complementare, con la possibilità di tornare indietro entro i primi 60 giorni.

Per la Fisac Cgil questo può rappresentare un passaggio importante, perché consente di avvicinare i giovani alla cultura previdenziale fin dall’inizio della vita lavorativa.

Pulsante per tornare all'inizio