Banca Carige: riunione del Cda

Abbiamo appreso con sconcerto e preoccupazione quanto riferito dalla stampa in questi giorni sulla riunione del CdA del 31 luglio scorso, che ha registrato una perdita di gruppo pari a quasi 30 milioni di euro e che ha prodotto le dimissioni di 6 consiglieri su 15.
Sono ormai mesi che leggiamo sulle prime pagine dei quotidiani dichiarazioni, comunicati stampa e interviste che annunciano, di volta in volta, aumenti di capitale, cessioni di asset e modifiche della governance. A giudicare dalle numerose dichiarazioni pubbliche nessuno sembra preoccuparsi delle conseguenze che queste iniziative possono avere sulle migliaia di dipendenti che lavorano nel gruppo.
Eppure le lavoratrici e i lavoratori del gruppo sono – come è stato riconosciuto da più parti – la risorsa più importante e produttiva a disposizione del gruppo stesso.
Lo dice Prometeia che mostra da tempo nei suoi report come la produttività dei dipendenti sia tra le più alte dell’intero sistema; lo dice anche Banca d’Italia che, nella sua recentissima ispezione ha segnalato, tra le non numerose risultanze positive, la qualità dei dipendenti e la loro alta capacità di produrre reddito; e, buon ultimo, lo dice (finalmente!) anche la Fondazione Carige che, in un comunicato stampa emesso ieri, dichiara che “il personale di Carige, a ogni livello, è apprezzato e stimato dagli azionisti e dai clienti, che vedono nelle donne e negli uomini del Gruppo un fattore di grande forza e di proficua collaborazione”. Naturalmente, ci attendiamo che a queste dichiarazioni seguano comportamenti conseguenti.
Noi continuiamo a ribadire la necessità di mettere al centro della discussione la salvaguardia del lavoro, dei diritti e del salario, che è sempre stata e continua ad essere la nostra priorità e che invece sembra essere completamente assente da questo imbarazzante dibattito mediatico, unicamente orientato a determinare nuovi equilibri di potere.
Gli unici effetti che questa vicenda ha prodotto fino ad oggi sono stati la vendita del ‘gioiello’ SGR, i cui termini di cessione ad Arca saranno conclusi probabilmente oggi e l’annunciato avvio della trattativa per la cessione della due compagnie assicurative, con l’evidente paradosso che saranno ceduti asset che nell’ultimo semestre hanno registrato utili consistenti.
Vogliamo dirlo forte e chiaro. Noi siamo contrari alla cessione degli asset che – oggettivamente – impoveriscono il Gruppo e che comportano una evidente perdita di posti di lavoro al suo interno, anche quando – come in questi casi – si è dichiarato che non vi saranno conseguenze su occupazione e professionalità di lavoratrici e lavoratori che operano al loro interno. Non siamo disponibili a tollerare ulteriori dismissioni che fatalmente smembrerebbero aziende che hanno dimostrato ripetutamente di essere in grado – grazie a lavoratrici e lavoratori che operano al loro interno – di competere nel mercato.
Per queste ragioni chiediamo con forza al Management del Gruppo, alla Fondazione e alle Istituzioni di riportare al centro della discussione il lavoro e i lavoratori, di esprimere con maggiore convinzione la valenza strategica dei dipendenti del Gruppo e di impegnarsi pubblicamente per la salvaguardia dei posti di lavoro e delle attuali condizioni economiche e normative.
Genova, 02/08/2013
Intersas Gruppo Banca Carige
Dircredito FABI UNISIN/FALCRI FIBA/Cisl FISAC/Cgil UILCA

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