Liguria: Cgil e Fisac, preoccupazione per Carige

La banca non ha superato gli stress test condotti dalla Bce. “Circa 1.500 i posti di lavoro a rischio nella regione, compreso l’indotto”

“La notizia del mancato superamento da parte di Carige degli stress test condotti dalla Bce sulle banche europee ha destato nella comunità genovese e ligure ovvia preoccupazione, ma bisogna evitare a tutti i costi di alimentare profezie che si autoavverano. La Bce impone alla banca una nuova ricapitalizzazione a poco tempo di distanza dall’ultima”. Così i segretari generali della Cgil Liguria e della Cdlm di Genova, Federico Vesigna e Ivano Bosco, unitamente ai segretari generali della Fisac della Liguria e di Genova, Sergio Lorenzo Bonanini e Maria Caterina Solimano.

“Pur nella consapevolezza di quanto sia delicata la situazione, occorre prima di tutto precisare che gli esami della Bce sono stati condotti sul bilancio 2013, in assoluto il più negativo degli ultimi anni. Da allora, a seguito dell’ingresso del nuovo management, è stata portata a termine la ricapitalizzazione del gruppo, è stato approvato il piano industriale 2014-2018 ed è stato raggiunto l’accordo di riorganizzazione del lavoro sottoscritto con i sindacati”, proseguono la Cgil e la Fisac della Liguria e di Genova.

“Peraltro, le condizioni poste dagli stessi stress test fanno riferimento a scenari che ipotizzano la prosecuzione di una grave situazione di recessione fino al 2016, con il riacutizzarsi della crisi del debito sovrano. In altre parole, come riconosce la Bce, la banca continua ad avere i fondamentali in ordine, grazie all’avvio di un cammino di risanamento che, vogliamo sottolineare, è stato intrapreso anche attraverso gli accordi sindacali che prevedono un importante contributo dei lavoratori. Accordi che consentono un alleggerimento strutturale del costo del lavoro nell’ordine di 50 milioni. Sacrifici che vanno valorizzati proseguendo nel percorso di risanamento senza riaccendere dispute che rallentino le decisioni da assumere”, rilevano ancora la Cgil e la Fisac ligure e genovese.
“L’aumento di capitale – secondo il sindacato –, già deliberato dal cda e garantito da Mediobanca fino a 650 milioni, non potrà essere sottoscritto da tutti gli attuali azionisti, cosa che potrebbe esporre la banca al rischio di una sua acquisizione da parte di soggetti interessati solo a operazioni finanziarie e speculative, o da parte di gruppi con strutture direzionali al di fuori della Regione, fatalmente poco attenti al sostegno dell’economia ligure”.

“La Liguria – aggiunge la Cgil – non può fare a meno di una banca che mantenga un rapporto forte con il territorio, imponendosi come punto di riferimento per il sistema economico locale, e sostenendo lo sviluppo attraverso il rilancio di adeguate politiche di credito, senza le quali non si esce dalla crisi. Perciò, chiediamo che le Istituzioni assumano come priorità il tema del rilancio della Carige, della salvaguardia del patrimonio di professionalità rappresentato da lavoratrici e lavoratori, dell’occupazione che le strutture garantiscono sul nostro territorio (le attività di direzione, back office, Ict e il relativo indotto garantiscono circa 1.500 posti di lavoro). A maggior ragione, dopo che i lavoratori si sono assunti la responsabilità di grandi sacrifici, pur di dare un futuro alla banca.

“Per questo, diciamo al Comune, alla Regione e a tutte le istituzioni, che l’unico obiettivo di tutti deve essere quello di restituire alla Liguria una banca forte, capace di essere vicina alle imprese ed ai lavoratori. Purtroppo, la storia di questi mesi ci insegna che tutti i tentativi fatti non hanno raggiunto il risultato voluto e, nel frattempo, hanno continuato a penalizzare i piccoli risparmiatori. L’appuntamento con la ricapitalizzazione non si può rinviare e tutte le energie disponibili vanno concentrate per difendere le residue speranze di mantenere una banca del territorio. Non è più tempo di disperdere le forze, o mettere in pericolo la necessaria unità d’intenti, nell’illusione di poter difendere gli azionisti di riferimento”, concludono i sindacati.

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