Gruppo Bnl: L’occasione fa……………..

Contro l’arroganza dell’ Abi, durante la fase in cui ogni incontro in Banca è sospeso perché i bancari rivendicano il loro diritto ad avere un buon Contratto Nazionale, guarda caso, in BNL si avvia il cosiddetto “secondo stato di avanzamento” della Riorganizzazione della BNL relativa al piano 2014/2016.
In sintesi si tratta di una “evoluzione” di ruoli specialistici di rete, cioè nuovi profili professionali, di una ulteriore modifica degli Hub, dell’implementazione delle Agenzie Open BNL, dell’apertura di altre Agenzie Europa, della messa in opera del nuovo modello operativo dell’Agenam, della rifocalizzazione di ruoli professionali in ambito corporate e P.A., e del reimpiego di alcuni colleghi in BPI attraverso l’istituto del distacco.
Veramente difficile non rilevare che si tratta dell’ennesima riorganizzazione, truccata da “stato avanzamento”, che le lavoratrici e i lavoratori dovranno affrontare mettendoci la faccia, il proprio impegno, tutto il carico che questo comporta e che grava sempre sulle stesse spalle. Infatti, la problematica delle ristrutturazioni è tra gli elementi dello scontro in atto sul Contratto Nazionale: è fuori di ogni dubbio che attraverso di essa le Banche stanno ribaltando sui lavoratori le storture della governance e delle decisioni manageriali fallimentari. Pertanto, non pare casuale, che in BNL, come in altri Istituti di credito, si sia colta questa fase che impedisce ogni tipo di confronto con le OOSS per intervenire e che consente alla Banca di procedere all’attuazione delle soluzioni individuate.
Fa pensare anche che le soluzioni individuate siano del tutto analoghe in Banche che hanno diverse dimensioni e riferimenti di mercato. Sono stati fatti ingenti investimenti, pubblicitari, di consulenze, immobiliari, a supporto di una innovazione organizzativa che avrebbe dovuto produrre vantaggi competitivi e che ancora oggi produce una inquietante “navigazione a vista” dai contorni incerti. Si continua ad ignorare che i progetti non produrranno effetti positivi se non ci sono le persone motivate, professionalizzate, a portarli avanti.
In nome di una finta efficentazione si contraggono gli organici, le assunzioni previste in base agli accordi sindacali su esodi e pensionamenti non saranno sufficienti e, incoscientemente, l’Azienda, appena liberata dai vincoli degli accordi sindacali, ha colto subito l’occasione per mandare a casa 70 giovani già ampiamente formati.
Eppure basterebbe cogliere le criticità alle quali le colleghe e i colleghi fanno fronte quotidianamente, monitorare l’enormità delle ore di straordinario effettuate e non riconosciute, per comprendere che questa organizzazione del lavoro fa acqua da tutte le parti. Basterebbe, se lo scopo fosse quello di far funzionare la macchina a vantaggio dei clienti, dei dipendenti, dell’economia reale. “ Fatti fuori” i più anziani con ogni mezzo possibile, non sarà con la “stabilizzazione della precarietà” contrattuale e morale che si supereranno le troppe zone d’ombra di questo modello organizzativo mutevole. Il punto nodale della abusata e non praticata “centralità del cliente” chiede l’offerta di prodotti in
sintonia con le necessità della clientela, talvolta dovrebbe essere perfino lungimirante, chiede professionalità, chiede consulenza vera. Tutto il contrario di quello che accade, a cominciare dalle responsabilità di chi decide la continua mutevolezza delle strutture aziendali intermedie, talvolta senza poteri decisionali, che oltre a produrre ulteriori pressioni commerciali, una diffusa confusione, forse servono solo per  “piazzare” vari personaggi di altrettante varie cordate.
Le OOSS auspicano, e non si stancheranno di lavorare per questo, una Banca che faccia il suo mestiere: cioè contribuisca a far ripartire gli investimenti, la crescita, la competitività l’occupazione. Per questo i bancari, le lavoratrici e i lavoratori della BNL pensano che la loro professione possa essere utile al Paese, e non ha nulla a che vedere con il “vendere” quello che fa comodo ai banchieri affinché i loro compensi siano sempre più alti.
Il 30 gennaio sciopereremo non solo per difendere il nostro Contratto ma anche perché il Credito riprenda a ricoprire quel ruolo previsto dalla nostra Costituzione e negato da troppi anni. Difendendo il lavoro come prima dignità per tutte e per tutti.
Segreterie di Coordinamento Nazionale
DIRCREDITO FABI FIBA-CISL FISAC-CGIL SINFUB UILCA
Banca Nazionale del Lavoro – BNPParibas

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