Firenze – Under Pressure: mobbing e l’assenza di una legge…

Di seguito pubblichiamo la terza parte dell’indagine tratta da L’Espresso.it. Ricordiamo a tutti la possibilità di testimoniare anonimamente la propria esperienza sul tema delle pressioni commerciali utilizzando la password che avete trovato nella newsletter.

Mentre in diversi paesi d’Europa (Scandinavia e Germania in testa) le leggi per arginare e prevenire il mobbing esistono da anni, in italia appunto non è mai stata fatta alcuna norma nazionale.

I casi concreti, quando arrivano in tribunale, vengono fatti rientrare nelle leggi contro la discriminazione o più spesso in altri articoli: quelli sul danno biologico o morale e quello che obbliga il datore di lavoro a garantire l’integrità psicofisica dei dipendenti. Le malattie più frequentemente denunciate sono psicologiche (ansia e depressione, ma anche aggressività, dipendenze, perdita dell’autostima, fino ai pensieri suicidi-omicidi) ma spesso anche fisiche (cefalee, tachicardie, gastroenteriti, insonnia, disturbi dell’alimentazione, crollo della libido). Se non ci sono patologie, per fare causa ci si appella al danno professionale, cioè alla perdita di di reputazione o di chance di carriera, che però è ancora più difficile da dimostrare..

Monitorare i lavoratori a distanza. Con gps, sensori e smart card. Nella riforma di Renzi è prevista anche questa possibilità. Ma la materia è spinosissimaa e lo stesso governo non ha ancora fatto di decreti per renderla concreta

In assenza di una legge, la magistratura interpreta caso per caso avvalendosi della giurisprudenza e delle sentenze della Cassazione: la più importante delle quali, nel 2006, ha stabilito che non è risarcibile il mobbing in sé (cioè i soprusi o le pressioni morali) ma solo le sue conseguenze, come un danno provato alla salute; inoltre, dev’essere chiara “l’intenzionalità della vessazione” da parte del capo. Il risultato? «A tutti quelli che si rivolgono a me, ormai sconsiglio di far causa», dice Mario Meucci, giuslavorista e docente universitario tra i massimi esperti in Italia del fenomeno: «Sono troppo scarse le possibilità di dimostrare di avere subito un danno, in un recinto così stretto», spiega. «L’inversione di tendenza nelle sentenze in senso sfavorevole al lavoratore è ormai evidente da anni», conferma lo psichiatra Antonio Vento. E i motivi – legati allo spirito del tempo – sono gli stessi che hanno bloccato qualsiasi legge: «Confindustria e le altre parti datoriali sono sempre state completamente ostili al riconoscimento del mobbing», dice Meucci. «Lo considerano un “laccio e lacciuolo” alla libera impresa». Queste pressioni hanno finito per prevalere nella politica e non soltanto.

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