La Buona Finanza a Milano

MBF MIlano.001Il 7 aprile il Manifesto della Buona Finanza viene presentato a Milano. Fisac Cgil Lombardia e Fisac Cgil Milano organizzano due eventi, di cui pubblichiamo la presentazione.

Info programma e dettagli degli eventi: mattina e pomeriggio.

Presentazione.

Il tema della buona finanza può essere affrontato anche da quello che noi abbiamo chiamato il nodo del credito inceppato, alludendo al fatto che nella crisi sembra venuta meno la capacità del sistema finanziario nel suo complesso di far affluire all’economia il credito di cui ha bisogno. Quello necessario alla crescita. E qui noi avevamo avvertito già più di un anno fa che i problemi delle banche avrebbero rischiato di soffocare le imprese, di strozzare i segnali di ripresa, proprio perché le banche si sarebbero dimostrate incapaci di sostenere la domanda di investimenti. E siamo consapevoli che il problema del credito riguarda tanto l’offerta quanto la domanda, quindi anche le imprese e la politica. C’è un problema più generale: il credito ne è un pezzo. Per questo potremo rompere l’alternanza tra crisi e stagnazione degli ultimi otto anni solo con un patto che includa le forze migliori del Paese, tra queste il sindacato che guarda al futuro del lavoro.

Nessun programma di politica industriale può funzionare se non si affronta consapevolmente il fenomeno del “razionamento” del credito. C’è un problema di offerta del credito (troppo costoso, troppo selettivo e scarso); e c’è un problema anche di domanda del credito (mancano i programmi di investimento industriale: scarseggiano le idee imprenditoriali).

Occorre cioè una politica del credito attiva. Che sappia indicare come e con quali strumenti investire e finanziare l’economia; che sappia anche individuare i rimedi.
Oggi più che mai è evidente che non c’è sviluppo, crescita o nuova occupazione, senza una buona finanza – e che non basta confidare nei mercati o in nuove e migliori regole. Qui non basta invocare più vigilanza, più etica, più responsabilità. Ovviamente bisogna farlo, ma non basta.

Qui la questione è piuttosto quella del posizionamento che il settore finanziario deve avere nel paese e nell’economia. Occorre riprogrammare , riorientare la macchina del credito: le funzioni e gli strumenti. Provare a dare risposte a domande radicali sulla necessità della finanza e le sue funzioni. Provare a sostanziare affermazioni impegnative come : “la finanza deve essere una infrastruttura per lo sviluppo”.

Sono temi che evocano la necessità di un nuovo dialogo fra banca e impresa: un nuovo modello di banca, come abbiamo detto, più affezionato alla sua vocazione originaria di banca commerciale che finanzia l’industria, gli investimenti produttivi, le famiglie; piuttosto che la finanza finalizzata a fare altra finanza.

Si tratta di indicare alcune frontiere dell’innovazione dei servizi finanziari, che vadano oltre l’ingegnosità dei derivati o di altri strumenti legati ai mercati. Si tratta di reimpostare il credito industriale (espressione sicuramente non più di moda), di produrre innovazione nel rapporto con le PMI.

La crisi ha sicuramente evidenziato fra le altre storture, che l’attività di concessione credito, cioè l’attività primaria di impiego, è diventata più difficile e problematica per un problema di corretta comprensione e valutazione sia dello stato di salute finanziaria, economica di una impresa che delle sue prospettive di crescita.

Si tratta di provare ad innovare allora,
Per esempio in termini di servizi utili alle imprese e alle famiglie; per favorire l’accesso al credito da parte di determinate fasce della popolazione che faticano ad accedere ad un mutuo; per la copertura dei rischi per le imprese che esportano o che affrontano nuove produzioni o nuovi mercati-insomma che innovano; creando una finanza d’impresa dove non c’è solo la banca come unico interlocutore; e dove magari non ci sono solo i derivati come risposta all’esigenza di coprire i rischi d’impresa.
Tutto questo implica un posizionamento nuovo per le banche e le assicurazioni (e le istituzioni finanziarie) magari anche un ritorno a competenze di mestiere più solide. Sapere a chi allocare il credito, cioè saper leggere le condizioni dell’impresa al di là delle temporanee difficoltà, le sue prospettive. Una cosa che ha a che fare con capacità professionali affinate sul campo; derivanti dalla conoscenza diretta delle imprese, dei settori produttivi, dei mercati, delle tecnologie; molto più che dei prodotti o dell’ingegneria finanziaria.
Qui sta lo spazio anche per una politica che sappia compiere le scelte giuste: accompagnare le PMI verso la crescita, indirizzare il credito (che non proviene solo dalle banche); intervenire anche con esplicite politiche pubbliche a favore dello sviluppo.

Sessione pomeridiana: ore 14,30-17,30

Milano capitale europea. Credito e finanza per l’innovazione, la crescita e l’occupazione.

I lavori del pomeriggio –in cui si concentra questo appuntamento- sono in continuità con quelli dalla mattinata, che abbiamo dedicato per intero alla presentazione delle nostre proposte per un sistema del credito, efficiente e al servizio del Paese. Le proposte da noi avanzate sono in continuità con quelle proposte già nel 2013 e da cui è nato il nostro “Manifesto per la buona finanza”. In questi anni sono accadute cose che avevamo previsto e per le quali ancora oggi è necessario un intervento; altre rappresentano una novità assoluta ed abbiamo ritenuto doveroso, com’è nella nostra cultura, approfondirle e provare ad avanzare proposte per affrontarle.

Scegliamo di trattare ora l’argomento provando a tenerlo all’altezza del territorio, parlando di Milano, del lavoro e delle sue trasformazioni, del sistema delle imprese milanesi della complessità ricchezza e particolarità di questo territorio. Senza dimenticare che Milano è anche una porta verso l’Europa, una capitale europea, come diciamo nel titolo.

E proviamo a declinarlo su una dimensione particolare che ci appare decisiva per Milano: quella della innovazione. Innovazione come tensione verso il futuro, innovazione come necessità, come movimento e trasformazione; come metamorfosi – se vogliamo usare la terminologia che ci propone Aldo Bonomi.

Proprio ad Aldo Bonomi affidiamo il compito di introdurre i nostri lavori mettendo a fuoco i termini della questione. Successivamente ci sarà una comunicazione del nostro ISRF LAB volta ad introdurre alcuni spunti utili alla riflessione per incrociare il tema dell’innovazione e del credito. Perché nel circuito economico, quello che c’insegnava il prof. Augusto Graziani, sono compresi tanto il credito quanto gli investimenti che per loro natura devono essere innovativi. Per questo abbiamo invitato a partecipare ai nostri lavori un esponente rappresentativo di una delle più importanti banche italiane – Emanuele Recchia (Resp.relazioni industriali e welfare Unicredit). L’esigenza è quella di tornare ancora una volta a riprendere il filo di una discussione cominciata tempo fa su uno dei centri della crisi vissuta in questi anni: il rapporto (problematico) fra banca e impresa. Se questo rapporto si inceppa occorre ripristinarlo e forse fare qualcosa in più. Perché non si tratta semplicemente di riavviare un motore che si è spento. Molte cose sono cambiate. La crisi non ci ha lasciato solo più indietro di altri (con meno capacità produttiva e con più disoccupazione): ci consegna anche molte questioni non affrontate al momento giusto.

Dall’altro lato c’è l’impresa. Cos’è l’innovazione oggi per l’impresa? Quali sono le frontiere dell’innovazione che ha di fronte l’impresa oggi, nei servizi e nell’industria? Cosa occorre all’impresa innovativa e cosa chiede ai suoi interlocutori, alle banche, a chi amministra sul territorio, alle parti sociali? L’industria 4.0 piuttosto che la rivoluzione digitale, quanto trovano pronte il sistema delle imprese e quali necessità emergono? Sono tutti temi che vogliamo affrontare con Gianroberto Costa, Segretario Generale Unione Confcommercio.

La dimensione del lavoro e delle forme della sua rappresentanza è direttamente implicata dal tema dell’innovazione: l’innovazione distrugge saperi, professioni e posti di lavoro. Ma nello stesso tempo ne crea di nuovi, ad altro livello, con altri contenuti. Cosa serve allora perché le persone che lavorano siano tutelate? Affinché l’innovazione si traduca in occupazione e in buona occupazione? Ne parleremo con Massimo Bonini, Segretario Generale della Camera del Lavoro di Milano.

A Milano la dimensione locale viene rapidamente travalicata: occorre portarsi subito su scala europea. La connessione tra quanto accade lì e quanto avviene a livello locale deve essere assicurata. Ne parliamo allora con Antonio Panzeri (Parlamentare europeo), che dal suo osservatorio può tracciare queste connessioni. Questo ci porta alla necessità di una città con cui l’Italia fa sistema in Europa, nell’interesse nazionale. Per fare di Milano una capitale internazionale del paese che ne traini la crescita economica, sociale e culturale.

Infine
Una altra polarità di questo confronto è necessariamente il territorio. In questo caso nella dimensione del “governo del territorio”, per questo ci rivolgiamo a Giuseppe Sala, Commissario Unico Expo 2015. A lui chiederemo quale governance serve per un territorio come quello di Milano che anticipa le innovazioni, le vive prima e più intensamente. Come si progetta allora un governo del territorio che sia in grado di tenere insieme “innovazione e inclusione”? Tenendo conto di una evidenza empirica circa il ruolo delle città come catalizzatori della crescita economica.

Concluderemo poi i lavori, provando ad evidenziare come nel modello che proponiamo con il Manifesto per la Buona Finanza, i fattori di successo (qualità del lavoro, saperi, professionalità) siano in sintonia con le necessità espresse nel corso del dibattito. (Agostino Megale).

Una tavola rotonda è quella in programma a Milano presso la Camera del Lavoro (Sala Di Vittorio), la discussione prenderà spunto dal Manifesto della Buona Finanza, a cura del LAB e vi parteciperanno:

Marco Onado economista e docente all’università Bocconi

Giuseppe Castagna, CEO e Direttore Generale di Banca Popolare di Milano

Elena Lattuada, Segretaria Generale CGIL Lombardia

Filippo Taddei, economista e responsabile economico del Partito Democratico,

Victor Massiah, CEO di UBI Banca

Massimo Mucchetti, Presidente Commissione industria, commercio e turismo presso il Senato della Repubblica,

Agostino Megale Segretario Generale della Fisac/Cgil

Due giri di tavolo di domande e risposte cercheranno di focalizzare l’attenzione sulle trasformazioni che sta vivendo il sistema bancario e sulle proposte della Fisac/CGIL per una buona finanza e per un sistema di banche al servizio del Paese per lo sviluppo e la crescita.

A coordinare i lavori sarà Alessandra Orlando, Segretaria Generale Fisac/CGIL Lombardia

Scarica la presentazione degli eventi

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