Milano: Credito e finanza per l’innovazione, la crescita e l’occupazione

Ha aperto I lavori del pomeriggio Gabriele Poeta Paccati affermando che  “sono in continuità con quelli dalla mattinata: infatti vogliamo trattare ora l’argomento provando a tenerlo all’altezza del territorio, parlando di Milano, del lavoro e delle sue trasformazioni, del sistema delle imprese milanesi della complessità ricchezza e particolarità di questo territorio. Senza dimenticare che Milano è anche una porta verso l’Europa, una capitale europea. “

Si è affrontato quindi il tema della Buona Finanza partendo da una dimensione particolare che  appare decisiva per Milano: quella della innovazione. Innovazione come tensione verso il futuro, innovazione come necessità, come movimento e trasformazione.

Sono stati chiamati a discuterne, soggetti istituzionali, enti, rappresentanze, che normalmente dialogano a livello locale – e a quel livello interagiscono, su problemi concreti e quotidiani. Cioè i soggetti che fanno impresa, costruiscono socialità,  regolano le dinamiche della partecipazione, dell’attività amministrativa e di governo locale.

È per questo che sono convenuti : Giuseppe Sala (candidato Sindaco, già Commissario Unico di Expo2015), Gianroberto Costa (Segretario Generale Unione del Commercio di Milano), Emanuele Recchia (Unicredit – Responsabile relazioni sindacali e del welfare), Massimo Bonini (Segretario Generale Camera del Lavoro), Agostino Megale (segr. Gen. FISAC ).

L’invito alla discussione è partito dall’idea che gli obiettivi performanti dell’impresa, del governo del territorio debbano essere riletti e rivisti a partire da un altro termine, che è : inclusione.

Innovazione e inclusione è il binomio sul quale si sono articolati i ragionamenti del pomeriggio. Un termine non intuitivo quello di inclusione. Ma che dà una connotazione chiara – definisce cioè quella dimensione in cui innovare non significa lasciare indietro qualcuno, ma aggiungere qualcuno, portarlo dentro.

Hanno introdotto i lavori Nicola Cicala e Stefano di Dio dell’ ISRF LAB con una comunicazione ricca di spunti utili alla riflessione per incrociare il tema dell’innovazione e del credito. “Perché nel circuito economico, quello che c’insegnava il prof. Augusto Graziani, sono compresi tanto il credito quanto gli investimenti che per loro natura devono essere innovativi.”

A seguire Aldo Bonomi ha preso la parola per una seconda comunicazione  rivolgendo la sua riflessione alla metamorfosi di Milano. Innovazione quindi come trasformazione che genera nuove domande sociali, interrogativi, bisogni, esigenze, da rileggere, reinterpretare e organizzare diversamente dal passato. Rimettendo in gioco pesantemente il ruolo della politica e delle organizzazioni intermedie, quelle che rappresentano la società che sta in mezzo tra flussi e luoghi.

Giuseppe Sala ha affrontato il tema di quale governance serve per un territorio come quello di Milano che anticipa le innovazioni, le vive prima e più intensamente. Il problema per un amministratore è allora come si progetta un governo del territorio che sia in grado di tenere insieme “innovazione e inclusione.  L’idea è che si possa fare molto con le  leve di governo di cui un amministratore locale dispone. Tenendo conto che le città sono catalizzatori di crescita economica. Infatti, le aree metropolitane offrono rilevanti opportunità in termini di crescita economica, attrazione di investimenti e competitività. Le grandi città sono il centro delle attività economiche e degli investimenti globali, concentrano la maggior parte delle innovazioni e della ricchezza e rappresentano snodi cruciali dei flussi di persone, merci, capitali e idee a livello locale, nazionale ed internazionale. E per questo occorrono interventi per supportare le imprese, nuove idee e più velocità nell’intercettarle  da parte del sistema finanziario, un fisco adeguato. Ha infine ricordato l’importanza di sviluppare forme di mutualità e di sostegno per le persone- di cui un esempio importante è la Fondazione Welfare Ambrosiano (che vede le parti sociali fra i fondatori).

Gianroberto Costa ha invece affrontato la questione partendo dall’impresa. Cos’è l’innovazione oggi per l’impresa? Quali sono le frontiere dell’innovazione che ha di fronte l’impresa oggi, nei servizi? Cosa occorre all’impresa innovativa e cosa chiede ai suoi interlocutori, alle banche, a chi amministra sul territorio, alle parti sociali?  L’industria 4.0 piuttosto che la rivoluzione digitale, quanto trovano pronte il sistema delle imprese e quali necessità emergono?

Massimo Bonini ha affrontato la dimensione del lavoro e delle forme della sua rappresentanza che sono direttamente implicate dal tema dell’innovazione: l’innovazione distrugge saperi, professioni e posti di lavoro. Ma nello stesso tempo ne crea di nuovi, ad altro livello, con altri contenuti. Cosa serve allora perché le persone che lavorano siano tutelate? Affinché l’innovazione si traduca in occupazione e in buona occupazione? E infine: Cosa chiede il mondo del lavoro al credito? Su questo Massimo Bonini ha affermato che :” il credito deve recuperare un ruolo sociale e di utilità collettiva contribuendo alle esigenze del territorio. A Milano esiste un modello unico in Italia: Fondazione Welfare Ambrosiano (dove come cgil siamo cofondatori). Credito sociale, mutualità sanitaria, il progetto milano abitare.Queste sono le basi per un nuovo mutualismo, bisogna quindi partire dalle buone pratiche e dalle esigenze concrete.”

Il secondo giro di tavolo è stato introdotto da un’altra comunicazione che ha affrontato la questione dei crediti in sofferenza. Il macigno che pesa sulle spalle delle banche italiane e che produce effetti discorsivi nell’attività ordinaria di concessione del credito, di affidamento delle imprese. Francesco Zanotti  ci ha proposto una visione originale del problema. La sollecitazione che ci proviene da questa comunicazione è che non è proprio vero che basta liberare le banche dal peso dei npl affinchè queste riprendano il circuito virtuoso del credito, rimettendo in moto la ruota investimenti-risparmio.  Piuttosto liberarsi dei npl (che a noi continua a parere una necessità – vorrei precisarlo) è solo una condizione, ma non sufficiente per poter ripartire in modo corretto. C’è ben altro: reimpostare il rapporto con le imprese, costruire una nuova imprenditorialità.

Emanuele Recchia ha fornito  un esempio concreto, un vero e proprio caso aziendale, dentro la dimensione della innovazione: in uno scenario in  rapida e costante evoluzione (demografica, digitale, sociale, economica, finanziaria…) cambiamento e innovazione ci sono state  presentate come chiave del successo aziendale. In particolare utilizzando la tecnologia per anticipare i bisogni dei lavoratori.   Ma lo sguardo si è rivolto non solo alla dimensione interna della innovazione, ma a quella esterna, che ha ricadute al di fuori. Il discorso è quindi caduto su “Welfare e territorio”. É un tema vecchio che può essere reinterpretato. Emanuele Recchia si è quindi diffuso sul modo in cui l’innovazione e le strategie di welfare di un gruppo come UniCredit possono portare valore al territorio (e guardare quindi in una dimensione più ampia che non sia solo quella della creazione di valore per l’azionista).

Agostino Megale ha poi concluso i lavori rivolgendo un invito a Giuseppe Sala a valorizzare l’esperienza della giunta Pisapia, a partire dal ruolo delle periferie, che in una città tendenzialmente policentrica ridefiniranno il loro ruolo e la loro funzione (in riferimento anche alla Città Metropolitana). E tenendo conto dei processi di integrazione, su cui Milano ha dato buona prova di sé, per esempio nel caso della comunità cinese. L’invito al candidato Sindaco si è esteso anche alla necessità di dotarsi di un piano per il lavoro dei giovani e per favorire ed accogliere le start up e le nuove forme imprenditoriali, accrescere le opportunità di incontro fra le professionalità innovative, di cui Milano è terreno d’elezione. Un altro elemento importante emerso dal dibattito –che in una dimensione metropolitana andrebbe rilanciato- è il possibile innesto di un welfare aziendale integrativo su un tessuto di solidarietà territoriale, a beneficio di coloro che non sono raggiunti da un welfare integrativo di natura contrattuale.

Da ultimo ha sottolineato il valore della contrattazione, confermando il ruolo del CCNL e della contrattazione di secondo livello, nell’aprirsi a percorsi sperimentali che riguardano lo Smart Working,  di cui troviamo esempi importanti sia in Intesa Sanpaolo che in Unicredit. Su questo Agostino Megale ha chiosato con una nota polemica verso il Ministro Poletti, chiedendogli di fare pace con se stesso sul tema del rispetto delle leggi e dei contratti in materia di orari di lavoro.

Ha poi concluso i lavori evidenziando come nel modello che la FISAC CGIL propone con il Manifesto della Buona Finanza, i fattori di successo (qualità del lavoro, saperi e professionalità) siano in sintonia con le necessità espresse nel corso del dibattito.

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