ISP Toscana: i Predatori

Dal comunicato stampa di Intesa Sanpaolo del 27 aprile:

“Il Direttore Generale Gaetano Miccichè e il Chief Risk Manager Bruno Picca lasciano i propri ruoli manageriali per ricoprire rilevanti cariche sociali nel Gruppo.

In relazione alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, trovano applicazione le previsioni dell’accordo Dirigenti e le regole definite dalle Politiche di Remunerazione, le quali prevedono che i compensi pattuiti siano pari a 24 mensilità della retribuzione fissa, compresa indennità di mancato preavviso.

Al dottor Miccichè l’accordo prevede, a fronte dell’attuale trattamento economico di euro 1.200.000 lordi, la corresponsione di un incentivo omnicomprensivo lordo di euro 1.030.000, compresa indennità di mancato preavviso, la stipula di un patto di non concorrenza con il corrispettivo di euro 1.350.000 lordi, il mantenimento delle quote previste dai sistemi incentivanti e il mantenimento del piano Lecoip pro-rata.

Quanto al dottor Picca, si stabilisce la corresponsione, a fronte dell’attuale trattamento economico di euro 910.000, di un incentivo omnicomprensivo di euro 1.500.000, comprensivo indennità di mancato preavviso, il mantenimento delle quote dei sistemi incentivanti e del Lecoip pro-rata.”

Ovviamente l’Azienda non può lasciarsi sfuggire le elevate competenze che contraddistinguono i due manager, e continuerà ad avvalersi delle loro eccezionali prestazioni in altri ambiti, con retribuzioni immaginiamo adeguate al loro status.

Ogni commento sarebbe superfluo. Se non fosse che il sentimento di indignazione di fronte a certe notizie ci pervade e ci pone l’obbligo morale di denunciare per l’ennesima volta le storture di un sistema capitalistico predatorio, che esaspera le diseguaglianze e accentra quote di ricchezza in modo intollerabile.

In un paese in cui le quote di disoccupati rimangono pressoché stabili, le ore di cassa integrazione tornano ad aumentare, lo stato sociale viene inesorabilmente smantellato, privando i cittadini di diritti inalienabili quali la possibilità di essere curati e di avere un’istruzione pubblica adeguata e universale, e i salari vengono compressi nella logica perversa di una produttività che si gioca solo sulla pelle dei lavoratori, non si può moralmente accettare questa pratica famelica e oltraggiosa che ad ogni passaggio del top management viene applicata in ogni grande azienda italiana.

Poiché a fine giornata a molti di noi viene “delicatamente” richiesto se ci siamo guadagnati lo stipendio – ovvero “quanto hai venduto?” – gradiremmo capire quale merito possa essere così immenso da giustificare cifre che un normale essere umano riuscirebbe a guadagnare solo con la reincarnazione in più vite.

2 maggio 2016 Il coordinamento Fisac-Cgil Intesasanpaolo della Toscana

I-PREDATORI

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