Nell’ambito della cooperazione internazionale nata tra la CGIL di Firenze e la CUT dello Stato di Pernambuco, lunedi 19 agosto, nella sede dei bancari a Recife, si é tenuto un seminario di interscambio tra sindacalisti della CUT e della FISAC CGIL di Firenze.
Si è discusso degli effetti della crisi finanziaria sull’economia reale dei due paesi, della repentina trasformazione del settore a causa della digitalizzazione e delle estenuanti pressioni alla vendita ai danni di clienti e dipendenti.

In Brasile, contrariamente all’Italia, esistono ancora banche pubbliche come il Banco do Brasil e sopratutto la CAIXA Econômica Federal. Svolgono un ruolo fondamentale per l’economia del Paese, favorendo l’accesso al credito di imprese e famiglie. La Caixa Econômica, in particolare, é il punto di riferimento di quella parte di popolazione che ambisce a realizzare il sogno di possedere una casa attraverso mutui a tassi accettabili. Grande é oggi la preoccupazione sul futuro di questi Istituti, vista la volontà del neo eletto Presidente Jair Bolsonaro di privatizzarli assieme alle più grandi imprese pubbliche del Brasile.

Il sistema bancario brasiliano, contrariamente a quanto si possa pensare, é abbastanza evoluto. La digitalizzazione, come in gran parte del mondo, sta cambiando fisionomia alle agenzie e sta producendo una fortissima contrazione del personale bancario.
Mediamente, prima di entrare in ogni filiale, si incontrano 20 sportelli automatici per l’erogazione del contante e per le operazioni più frequenti. Ormai é abitudine abbastanza diffusa, da parte della popolazione più giovane, prelevare senza avere con se il bancomat, ma utilizzando i sistemi di rilevamento biometrico come l’impronta digitale.
Ancora alta é la circolazione del contante in un Paese in cui il lavoro nero occupa circa il 50% della forza lavoro totale. Frequenti e pericolose sono le rapine in banca: le guardie armate, di media 3, stanno sempre dentro le filiali durante l’orario di apertura dello sportello. Gli assalti più cruenti, fortunatamente, avvengono di notte.

In Brasile non esiste un fondo di settore per gestire gli esuberi, pertanto a livello sindacale si é ancora alla ricerca di una soluzione di sistema per affrontare le trasformazioni in atto. Numerosi sono i posti di lavoro persi negli ultimi anni a causa dei tagli di personale dovuti a riorganizzazioni interne.

I compagni brasiliani della CUT hanno dovuto cominciare ad affrontare molto prima di noi gli effetti dell’ assedio moral. Già a fine anni novanta le pressioni commerciali erano molto forti ed oggi la consapevolezza degli effetti “collaterali” tra i bancari è più elevata e parallelamente sono aumentate le denunce interne tramite l’azione sindacale.
La conquista più importante su questo fronte é stata quella di imporre alle aziende del credito la rilevazione obbligatoria del clima interno aziendale, con la previsione di interventi mirati per ristabilire il rispetto di tutti i lavoratori e la reciproca collaborazione
Resta ancora alta la parte di salario collegata alla vendita di prodotti finanziari, che le banche elargiscono discrezionalmente e il sindacato non riesce a contrattare.
Difronte alla possibilità di guadagnare di più, fino a raddoppiare il proprio stipendio, i lavoratori, specie se giovani, sono i primi a essere disposti a rinunciare ai propri diritti e ad accettare passivamente vessazioni di ogni tipo, comprese molestie sessuali e atteggiamenti razzisti. Anche in Brasile, nonostante i passi avanti compiuti, il malessere che si respira nelle agenzie bancarie resta il primo problema da superare al pari dei licenziamenti dovuti agli effetti della digitalizzazione.

Nel corso del seminario é stato possibile presentare e condividere vari documenti prodotti dal LAB FISAC Nazionale, supportando così la discussione con grafici e numeri.
In generale l’interscambio tra la CGIL di Firenze e la CUT dello Stato di Pernambuco avviene in un periodo storico difficile in buona parte del mondo.
L’attacco fascista alla democrazia con il golpe ai danni della Presidente Dilma Roussef, l’arresto dell’ex Presidente e candidato Lula Da Silva e l’avvento al potere del Presidente Jair Bolsonaro, è forte. È un attacco in primis ai diritti dei lavoratori e per questo, come forze sociali, dobbiamo restare uniti per affrontare il momento storico che il mondo del lavoro sta vivendo.

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