Inform@fisac maggio 2016 n.1

 

Professione… REPORTER?

 

Lo scorso 22 aprile è stato sottoscritto tra UNICREDIT e le OOSS sindacali aziendali un protocollo finalizzato a limitare e regolamentare le pressioni commerciali. Il fatto che proprio UNICREDIT, azienda che delle forti pressioni ha fatto per anni un suo elemento distintivo, abbia accettato di firmare un protocollo del genere dovrebbe rappresentare un chiaro segnale della necessità di cambiare il modus operandi che ha caratterizzato i principali istituti di credito negli ultimi anni.

Tra i contenuti dell’accordo, l’impegno da parte aziendale a non chiedere alle Filiali dati finalizzati al monitoraggio dell’azione commerciale quando gli stessi siano ricavabili tramite procedure, oltre all’impegno ad utilizzare i dati di monitoraggio per finalità esclusivamente commerciali, escludendo ogni utilizzo che possa ledere la dignità personale dei lavoratori.

Come accade spesso, in BPER arriviamo in ritardo rispetto al resto del mondo. Così, mentre altre aziende cominciano a rivedere comportamenti rivelatisi dannosi se non inutili, noi riceviamo continue segnalazioni dalle Filiali che ci raccontano di come la fantasia di Capi Area, Direttori Territoriali e Responsabili Mercato si sbizzarrisca nell’inventare le più disparate tipologie di report da produrre con cadenza mensile, settimanale o addirittura giornaliera. Il paradosso è che, proprio a causa di queste richieste, i lavoratori si ritrovano a spendere una fetta consistente del tempo (che dovrebbero destinare all’attività commerciale) per relazionare in merito ad attività commerciali per le quali avrebbero bisogno di più tempo.

Di fatto, il lavoro diventa così un lavoro part-time, dovendo destinare parte della giornata ad un’altra attività: compilatore di report.

Ma se ormai le procedure consentono di estrapolare tutti i dati possibili e immaginabili, perché imporre alle filiali adempimenti inutili, tali da rappresentare oggettivamente un ostacolo e non un sostegno alla loro attività?

Anche questa è una forma di pressione commerciale, particolarmente sgradevole perché costringere a redigere con regolarità prospetti con dati commerciali facilmente ricavabili in automatismo è un metodo di controllo sul lavoratore.

Condanniamo con forza questi comportamenti, richiamando tutti coloro che hanno responsabilità organizzative e di coordinamento al rispetto per i lavoratori ed all’adozione di condotte che, pur non costituendo un supporto per il lavoro dei loro collaboratori, quanto meno non gli siano d’intralcio.

Auspichiamo inoltre che in tempi brevi si possa avviare anche in BPER un confronto sul tema delle pressioni commerciali.

Luca Copersini, RSA L’Aquila

 

 

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