Mediobanca – Risiko Bancario: chi chiude, chi attacca, chi tratta

Al piano di Lovaglio arrivano tre reazioni molto diverse: il muro di Banco BPM, il contrattacco legale di Intesa, lo spiraglio di Generali. Ecco cosa significano, in parole semplici.

Care colleghe e cari colleghi, dopo la doppia offerta con cui MPS ha provato a ribaltare il tavolo — le mosse su Banco BPM e Banca Generali per sfuggire all’abbraccio di Intesa — sono arrivate le prime reazioni ufficiali dei protagonisti. E sono profondamente diverse tra loro: un no, un attacco e un’apertura. Le mettiamo in fila, semplici.

BANCO BPM: IL MURO

Il primo a rispondere è stato Banco BPM, e la risposta è gelida. Il suo Consiglio ha messo nero su bianco due cose: che l’offerta di MPS è arrivata “senza essere concordata né sollecitata” — cioè è una mossa ostile — e che non riconosce alcun premio ai propri azionisti. In pratica Piazza Meda dice: “a giugno vi avevamo proposto una fusione tra pari, voi ci rispondete con una scalata per inglobarci, e per giunta senza pagarci un premio”. Su questo fronte, per Siena, la strada si annuncia in salita — anche perché resta il peso del primo azionista di Banco BPM, la francese Crédit Agricole.

INTESA: IL CONTRATTACCO LEGALE

Dopo settimane di silenzio, si è mossa anche Intesa — ma non con parole, con un atto formale. Ha presentato alla Consob un esposto sulle due offerte di MPS, chiedendo all’autorità di vigilare sul rispetto della cosiddetta “passivity rule”: la regola secondo cui una banca sotto offerta (come lo è MPS rispetto a Intesa) non può adottare misure che ostacolino l’offerta senza il via libera dei propri soci. MPS ha in effetti rinviato la decisione all’assemblea del 29 ottobre; ma secondo Intesa, nel frattempo, la banca senese starebbe già preparando le acquisizioni — ed è su questo, oltre che sui tempi della convocazione, che chiede alla Consob di intervenire. La partita si sposta così anche sul terreno delle autorità.

GENERALI: LO SPIRAGLIO (A CONDIZIONE)

La reazione più interessante è quella di Generali, che controlla il 50,2% di Banca Generali — e senza il suo sì l’offerta di MPS non può riuscire. Qui il tono cambia: pur precisando che l’offerta “non è stata sollecitata né preventivamente concordata”, Generali si è detta disponibile a valutarla, perché — sono parole del suo comunicato — la proposta “prospetta una più ampia collaborazione industriale” in aree strategiche per entrambe.

Tradotto: Generali non chiude la porta come ha fatto Banco BPM, ma non regala nulla. La formula ufficiale (“più ampia collaborazione industriale”) resta volutamente generica; secondo le ricostruzioni della stampa, dietro ci sarebbe l’interesse a un accordo commerciale su misura, in particolare nella distribuzione delle polizze attraverso le reti bancarie del futuro gruppo (il contratto attuale di MPS con AXA è in scadenza a fine anno). In sostanza: un’apertura a valutare, non un via libera.

COSA C’ENTRIAMO NOI

Un aspetto del piano ci riguarda molto da vicino, e va detto ai colleghi. Secondo le ricostruzioni di stampa sul disegno industriale, l’offerta su Banca Generali servirebbe a costruire un grande polo del risparmio gestito, dentro il quale confluirebbero Banca Widiba, Mediobanca Premier e le altre reti del comparto, riunite sotto il cappello di Banca Generali. Se questa impostazione fosse confermata dai documenti d’offerta, il nostro perimetro verrebbe riorganizzato dentro un nuovo contenitore. È un elemento che seguiremo con la massima attenzione, perché tocca direttamente collocazione, prospettive e tutele delle colleghe e dei colleghi coinvolti — e su cui pretenderemo chiarezza ufficiale, non indiscrezioni.

LA POSIZIONE DELLA FISAC NAZIONALE

La nostra lettura si inserisce in una linea chiara, ribadita in questi giorni dalla Segretaria Generale della Fisac CGIL, Susy Esposito. Sul merito delle operazioni, la posizione è di equilibrio: quale che sia l’esito — l’offerta di Intesa con Unipol o la mossa difensiva di MPS su Banco BPM e Banca Generali — ne deriverebbe un rafforzamento del sistema finanziario, ma “non crediamo che le concentrazioni siano la sola strada percorribile”.

Ancora più netto è il criterio con cui guardiamo a tutto questo: come Fisac, ha ricordato Esposito, “abbiamo come metro di giudizio il lavoro e l’occupazione”. Il rischio da evitare è che il risiko sia orientato “alla sola creazione di vantaggi finanziari per le banche e i loro azionisti”, mentre il Paese avrebbe bisogno di un sistema che metta al centro l’economia reale, le imprese e i territori. Non è un tema che riguarda solo noi: le operazioni oggi in campo coinvolgono oltre 100mila lavoratrici e lavoratori, circa un terzo dei dipendenti del settore.

Sappiamo bene che, in una fase come questa, la prima preoccupazione di ognuno di noi è concreta: la tenuta del proprio posto di lavoro e delle proprie professionalità. È esattamente lì che si concentrerà il nostro impegno. E proprio per questo chiediamo che il clima di incertezza generato dalle manovre societarie non finisca per rallentare gli strumenti che ci tutelano tutti — a partire dal rinnovo del contratto nazionale, che resta la cornice di garanzie comune a prescindere da come finirà il risiko.

IL NOSTRO PUNTO DI VISTA

Il quadro di oggi racconta una difesa che parte con esiti opposti sui vari fronti: un muro, un attacco legale, un’apertura condizionata. Nulla è deciso, e la vera prova resta l’assemblea MPS del 29 ottobre. Come sempre, il nostro compito è uno solo: guardare alle condizioni di chi lavora, in ogni scenario. Che prevalga Intesa o la strada di Siena, il nostro metro non cambia — presidiare ogni operazione, pretendere procedure di confronto tempestive e garanzie occupazionali esigibili.

COSA GUARDARE ADESSO

L’assemblea di Intesa del 10 settembre; le mosse di Crédit Agricole; l’evoluzione della trattativa tra MPS e Generalisull’accordo industriale; e soprattutto l’assemblea decisiva di MPS del 29 ottobre.

Continueremo ad aggiornarvi a ogni passaggio.

Milano, 28 agosto 2026

Le Segreterie di Coordinamento Fisac Mediobanca

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