Il 20 Luglio, dalle ore 10.30 fino alle 13 è stato presentato a Milano, in Cgil (corso di porta Vittoria) il rapporto sui Salari dal titolo “Poveri Salari tra diseguaglianze, crisi Bancarie e Contratti “.

Lo studio aggiorna i dati sui Salari in Italia, anche nel confronto internazionale, negli anni della crisi. Il rapporto è stato realizzato dall’istituto di studi e ricerche LAB della Fisac-Cgil (il sindacato nazionale dei bancari ed assicurativi della Cgil) presieduto dal Segretario Generale della Fisac Agostino Megale che dal 2002, prima dall’Ires-Cgil e poi dalla seg. naz. Cgil ha continuato ad aggiornare il Rapporto sui salari.

Dall’accordo del 23 luglio 1993 ad oggi, 24 anni dopo, si disegnano salari fermi. All’inizio della crisi, nel 2007, il salario reale di fatto era di 30.000 mila euro lordi annui in media mentre nel 2017 è pari a 29.100 euro. C’è stata una perdita mensile pari a 75 euro, e senza crescita aumentano le diseguaglianze nel paese e nel lavoro. Proprio le diseguaglianze rappresentano uno dei mali dell’economia contemporanea evidenziati nel rapporto. In Italia ci sono oltre 13 milioni 200 mila persone in condizione di povertà assoluta o relativa (4.742, assoluta e 8.465, relativa). Un paese diseguale anche tra lavoratori. Salari più bassi percepiscono le donne rispetto agli uomini (-20%); i lavoratori al Sud, rispetto alla media nazionale (-14%) e i giovani (-21%), i precari (-23%) e gli immigrati (-20%).

Mancano investimenti e il paese non cresce o cresce relativamente meno da vent’anni. Senza investimenti è ferma la produttività ed il lavoro diventa povero. La conseguenza è che in Germania e Francia un lavoratore percepisce, rispettivamente, in media 765 e 640 euro in più al mese.
Senza investimenti non c’è crescita, non c’è produttività e occupazione di qualità. Senza investimenti: poveri salari.

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