Baseotto, Sinopoli, Sorrentino e Tissone: la politica sia al servizio dei cittadini

dal sito Collettiva.it
18 gennaio 2021


Sanità, scuola, pubblico impiego, sicurezza e finanza. Da chi lavora nei servizi la richiesta unanime è che si guardi ai bisogni delle persone prima che agli opportunismi elettorali. Le dichiarazioni di Nino Baseotto (Fisac), Francesco Sinopoli (Flc), Serena Sorrentino (Fp) e Daniele Tissone (Silp)

 

Nino Baseotto, segretario generale Fisac Cgil

Noi insistiamo nel chiedere a Parlamento ed esecutivo un’attenzione e una capacità di governo e di indirizzo del sistema finanziario del Paese. Quello bancario e assicurativo è un settore del quale ogni giorno i media raccontano i processi di ristrutturazione, di riorganizzazione, di acquisizione, il risiko bancario, ma al di là queste cose che purtroppo hanno talvolta il sapore del folklore, si parla di migliaia di posti di lavoro che cambiano o che vengono meno, con effetti sulle persone in carne e ossa. A fronte di tutto questo serve una grande opera di indirizzo da parte del gestore pubblico. Non si tratta di voler nazionalizzare la finanza ma prendiamo ad esempio il caso del Monte dei Paschi di Siena del quale lo Stato detiene il 68% del capitale: lì ci sono risorse e professionalità che non possono essere lasciate in balia delle onde del mercato.  Perciò se qualcuno pensa di trascinarci in un’avventura elettorale, non possiamo fare a meno di denunciare che questo avrà ripercussioni sul destino di tanti concittadini e lavoratori in un momento in cui, secondo quanto ci stanno dicendo, si dovrà affrontare la terza ondata pandemica.

In questo momento tutto sarebbe servito tranne una crisi politica e un’eventuale campagna elettorale, che per di più ci faranno apparire agli occhi di tutti, anche in campo internazionale, come un Paese di irresponsabili. Tornando, però, al nostro settore dobbiamo ricordare che è strategico molto più di quanto si pensi. Dal caso Lehman Brothers in poi, abbiamo imparato che affidarsi totalmente al mercato non è una buona idea, che l’indirizzo delle politiche serve. Il fatto che venga a meno un’attività e un’attenzione a me preoccupa. I processi di riorganizzazione dei nuovi assetti, infatti, non hanno i tempi della politica ma tempi rapidissimi dettati da tutt’altro. Come Fisac Cgil stiamo organizzando un evento on line per il 17 e 18 febbraio che affronterà il tema della finanza sostenibile. Sarà un’occasione per presentare alle istituzioni italiane ed europee le proposte elaborate dal centro studi del sindacato. Un paio di esempi: i processi di digitalizzazione vanno compiuti ma bisogna definirne le regole perché è fondamentale contrastare i fenomeni di riciclaggio ed evasione fiscale; l’accesso al credito è un fattore di accrescimento o diminuzione delle disuguaglianze e se lo abbandoniamo alle logiche del mercato non avremo il cambiamento che auspichiamo. Tutto questo rende ancora più incomprensibile e sciagurata la scelta di gettare il Paese in una crisi di governo di cui nessuno sentiva il bisogno.

Francesco Sinopoli, segretario generale Flc Cgil

La crisi politica in atto cade in un momento molto delicato per i settori della conoscenza. La confusione istituzionale tra Stato centrale e Regioni sulla scuola è sotto gli occhi di tutti: chiusura e apertura delle attività didattiche si sono susseguite in queste settimane lasciando disorientati e sgomenti lavoratrici e lavoratori, famiglie, studentesse e studenti. Veniamo da mesi in cui non si è data risposta alle nostre richieste finalizzate a coniugare il diritto allo studio con la sicurezza: stabilizzazione del personale precario, riduzioni di alunni per classe, ampliamento degli organici, priorità per l’effettuazione dei tamponi, presìdi sanitari in ogni scuola, trasporto dedicato. La crisi rischia dunque di aggravare una situazione già pesante e potrebbe impedire di rinnovare protocolli di sicurezza di settore e di modificare azioni strategiche come quelle previste nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Nel frattempo assistiamo a una accelerazione delle attività propedeutiche all’attivazione di alcune specifiche procedure della scuola, situazione tipica dei momenti di passaggio fra governi e ministri: graduatoria di III fascia del personale Ata (si attendono circa due milioni di domande), elenchi aggiuntivi delle Gps ( graduatorie provinciali per le supplenze), procedure varie di reclutamento dei Dsga (direttori dei servizi generali e amministrativi), indizione in piena pandemia delle elezioni del Cspi a cui hanno diritto di voto circa 1,2 milioni di lavoratrici e lavoratori, bando di concorso per gli insegnanti di religione.
Nell’università e nella ricerca, in un quadro di interventi largamente insoddisfacente, di una gestione dell’emergenza in cui sono accresciute le diseguaglianze e le autonomie differenziate e che hanno condotto i sindacati firmatari del contratto collettivo nazionale di comparto a indire lo stato di agitazione, è chiaro che la crisi rischia di paralizzare per mesi la discussione su temi strategici quali il Pnrr, la riforma del reclutamento, la stabilizzazione del personale precario, le modifiche dell’ordinamento professionale, ecc. Nell’ Afam, l’alta formazione artistica e musicale, il rischio è quello di rinviare ulteriormente l’attuazione degli interventi complessivamente positivi presenti nella legge di bilancio.

Serena Sorrentino, segretaria generale Fp Cgil

La crisi politica dovrà risolversi garantendo non solo la continuità ma anche la tutela e il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale. C’è bisogno di fornire indicazioni chiare e precise al nostro sistema sanitario che deve essere in grado di far convivere: l’ordinaria attività di assistenza alle cittadine e ai cittadini rispetto agli incomprimibili bisogni di salute, l’attenzione verso le persone più fragili e più esposte al rischio salute, la gestione dell’emergenza Covid – che come ci dimostrano i dati ha ancora bisogno di una straordinaria mobilitazione di impegno e risorse da indirizzare verso il sistema sanitario pubblico – e la gestione del piano vaccinale. Noi che rappresentiamo le lavoratrici e i lavoratori dei servizi pubblici, che operino nel pubblico come nel privato, crediamo che in questo momento la politica debba dare la priorità a risposte che siano in grado di gestire l’emergenza sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista sociale. Serve soprattutto una inversione di tendenza rispetto a ipotesi che non ci convincono contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, in particolare sul potenziamento dell’occupazione nei settori pubblici e nei processi di riforma della pubblica amministrazione, guardando a un progetto di sviluppo fondato sulla sostenibilità sociale e ambientale ma soprattutto sull’innovazione, costruendo un presente di opportunità per le nuove generazioni.
Questo è il momento del confronto, di volgere lo sguardo verso il futuro gestendo un presente difficile. Responsabilità vuol dire farsi carico di mettere l’emergenza della crisi nella quale versa il paese dinanzi agli interessi di parte. Per questo bisogna dare priorità alla costruzione di una coalizione delle forze sociali ed economiche, così come dell’associazionismo diffuso, per avviare un confronto con il governo e con le istituzioni per individuare e intraprendere le direttrici per portare il paese fuori dalla crisi pandemica e accelerare sullo sviluppo, dando un messaggio di speranza alle nuove generazioni. Una crisi politica non era la risposta più adeguata alla crisi pandemica, ora la politica trovi coesione, e lo faccia velocemente, per restituire fiducia e dare risposte ai cittadini.

Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil

La mia preoccupazione, come cittadino e come poliziotto, è che una nuova fase di instabilità, in qualsiasi direzione evolva, porterà soltanto nocumento al Paese e alla nostra categoria che, come tutti sappiamo, è impegnata ormai da un anno in uno sforzo straordinario legato all’emergenza coronavirus che si è aggiunta alle altre “emergenze – sicurezza” che ogni giorno gestiamo sui territori. Per di più lavoriamo con un  contratto scaduto da quasi 750 giorni e con sempre meno personale che, a causa della crisi, rischia di non arrivare a sostegno di una categoria che ha l’età media degli operatori della sicurezza più alta in Europa.

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