Landini: «Un Recovery per il lavoro»

Il segretario generale della Cgil al termine del confronto con il premier Draghi: serve un piano per un’occupazione di qualità e non precaria. Il blocco dei licenziamenti va prolungato e le parti sociali devono essere coinvolte nelle scelte

Gli investimenti – e le riforme – collegati al Recovery plan devono servire a creare un lavoro di qualità e non precario e, nella realizzazione concreta di questi obiettivi, devono essere coinvolte le parti sociali che giudicheranno le diverse misure con questi parametri. Questo, in estrema sintesi il giudizio del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’incontro col presidente del Consiglio Draghi sul Recovery plan.

Il numero uno della Cgil ha anche ribadito che in questa fase “servono tutele per il lavoro e che dunque il blocco dei licenziamenti (tema dell’incontro di domani col ministro Orlando, ndr) va prolungato”.

Draghi, da parte sua, ha fatto chiarezza sulle risorse: ai 191 miliardi europei, il governo aggiungerà un fondo di altri 30 miliardi. Risorse che per i sindacati, devono “servire per un piano straordinario per l’occupazione che metta al centro i giovani, le donne e il Mezzogiorno. Ciascuna delle sei ‘mission’ del piano deve specificare quanti posti di lavoro crea”.

Secondo Landini, inoltre, anche le riforme che si vanno realizzando devono coinvolgere maggiormente le parti sociali, a partire da quella degli ammortizzatori sociali, che “deve prevedere un sistema universale di tutele e diritto alla formazione”. I sindacati, ha ricordato il numero uno della Cgil, hanno chiesto che gli investimenti siano in grado di creare filiere produttive industriali: “Se si vuole investire nelle energie rinnovabili bisogna costruire filiere che producano i mezzi e gli strumenti necessari”.

Quanto ai terreni su cui investire, è sicuramente “necessario agire a partire dalle grandi crisi aperte – Alitalia, ex Ilva, siderurgia in generale –. C’è poi tutto il settore automobilistico e della mobilità sostenibile”. Rispetto alla pubblica amministrazione, largamente coinvolta nelle realizzazioni del Recovery plan, “abbiamo chiesto che ci siano assunzioni: bisogna fare entrare giovani e nuove competenze affinché questo sia anche un piano di riforma della pubblica amministrazione stessa”, ha sottolineato il sindacalista.

Cgil, Cisl e Uil hanno sollecitato Draghi ad accelerare su alcune leggi indicate anche nel Def: tra queste la legge sulla rappresentanza e sul valore erga omnes dei contratti. “Se oggi una parte dei rider ha il suo lavoro tutelato con un contratto nazionale, questo è grazie a un accordo. Ma allora abbiamo bisogno che i contratti collettivi abbiano validità generale per legge e che i diritti sanciti  – non solo il salario, ma ferie, malattie, maternità, formazione, sicurezza – diventino diritti di tutte le persone che lavorano a prescindere dall’occupazione”.

Infine le procedure: i sindacati chiedono, come detto, di essere coinvolti nelle scelte e sono anche disponibili, ha spiegato il segretario generale della Cgil, a confronti su semplificazione delle regole e della burocrazia”. Ma senza che questo, ovviamente, “metta in discussione diritti, tutele, sicurezza e lotta alle infiltrazioni mafiose”.

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