Banche: le filiali saranno morte entro il 2026

dal sito www.milanofinanza.it
articolo di Elena Dal Maso
29 giugno 2021


Secondo un report di Temenos, gruppo svizzero quotato che lavora con 3.000 istituti e 1,2 miliardi di clienti, le banche più snelle e veloci hanno un rapporto costi/ricavi del 26,8%, la metà dei migliori gruppi italiani. Il ruolo delle fusioni.

Il 65% dei dirigenti bancari nel mondo ritiene che le filiali saranno destinate a morire entro cinque anni, secondo un report appena pubblicato da Temenos, gruppo specializzato in software per gli istituti di credito e quotato alla Borsa di Zurigo. Il lavoro, scritto dall’Economist Intelligence Unit, si basa su un recente sondaggio fra 305 dirigenti bancari in tutto il mondo. La ricerca evidenzia come la chiusura delle filiali dopo lo scoppio del Covid, le nuove tecnologie e l’aumento della concorrenza da parte di fintech, piattaforme di super-app e giganti della tecnologia abbiano accelerato la trasformazione digitale e innescato un cambiamento nelle priorità e nei modelli di business del settore finanziario.

Lo studio evidenzia come il 65% dei dirigenti bancari globali consideri le nuove tecnologie quali cloud e intelligenza artificiale come la tendenza che avrà il maggiore impatto sul settore nei prossimi quattro anni, in vista della regolamentazione e delle mutate esigenze dei clienti. Inoltre, l’81% pensa che sbloccare valore dall’intelligenza artificiale sarà il fattore di differenziazione tra banche vincenti e perdenti.

Sempre secondo il report, l’81% dei manager ritiene che le banche cercheranno di differenziarsi in base all’esperienza del cliente piuttosto che rispetto ai prodotti. Ecco perché molti gruppi si stanno rivolgendo a partner tecnologici. La pandemia è stata un forte catalizzatore di nuovi tipi di collaborazione e sperimentazione. Il report scrive che quasi la metà (47%) dei dirigenti prevede che le proprie attività evolvano in ecosistemi nei prossimi due anni in cui le banche offriranno prodotti e servizi di terze parti, insieme ai propri, a clienti e ad altre organizzazioni finanziarie.

Temenos AG è fra i maggiori player al mondo nel software bancario, lavora per oltre 3.000 istituti di credito a livello globale, incluse 41 delle prime 50 banche, per un totale di oltre 1,2 miliardi di clienti, circa il 30% delle persone al mondo con un rapporto bancario. Il gruppo svizzero, con sede a Ginevra, realizza software di front office, core banking, pagamenti (e amministrazione dei fondi cloud-native, cloud-agnostic) fondato sull’intelligenza artificiale.

Temenos ha chiuso il primo trimestre del 2021 con ricavi per 209,4 milioni di dollari, in rialzo dell’8% anno su anno e ha un Ebitda margin del 27,2%. Il suo software, scrive il gruppo, “consente ai clienti più performanti di raggiungere un rapporto costi/ricavi del 26,8%, la metà della media del settore” ( Intesa Sanpaolo, fra le best in class in Italia, aveva un cost/income ratio nel 2020 attorno al 52%), e un “ritorno sul capitale proprio del 29%, tre volte la media del settore”. Questi gruppi, sottolinea Temenos, investono il 51% del loro budget in information technology e innovazione, ovvero il doppio della media del settore”.

Chiaramente gli istituti che possono permettersi importanti investimenti nel settore tecnologico sono banche dalle spalle solide e con un importante cuscinetto di liquidità. Ecco perché la digitalizzazione, assieme al Covid, stanno accelerando il processo di fusione e acquisizione.

 

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