Brescia: Banconote Luglio – Agosto 2021

Il Decreto Legge n. 105 del 23 luglio 2021 (c.d. Decreto Covid), oltre a prorogare lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 2021, ha previsto misure urgenti per fronteggiare l’emergenza Covid-19 e per garantire che l’esercizio delle attività economiche e sociali avvenga in sicurezza. La novità che più fa discutere è sicuramente l‘introduzione delle restrizioni e delle concessioni legate al green pass, ma il testo si occupa anche di altri temi. Ci sono alcuni aspetti che riguardano le persone con disabilità e i malati rari.

GREEN PASS – CERTIFICAZIONE VERDE

concerne l‘ipotesi di Confindustria di sospendere, demansionare o licenziare chi non ha il green pass è quella di non strumentalizzare il tema delle vaccinazioni “per fini politici o propagandistici… Non è quella la strada per affrontare questa situazione che è del tutto nuova per tutti.

Come stabilisce la nostra Costituzione, un trattamento sanitario obbligatorio può essere disposto solo attraverso un provvedimento legislativo: non è quindi una materia in mano alle parti sociali“. Piuttosto occorre ripartire nei luoghi di lavoro dai Protocolli anti-covid “che stabiliscono regole per lavorare in sicurezza e anche perché il vaccino non risolve tutti i problemi che abbiamo di fronte“.

La certificazione verde è stata introdotta giàprima dell‘ultimo decreto legge attraverso il Decreto Legge n. 52 del 22 aprile 2021.

Nessun ulteriore chiarimento, né nel DL 52/2021 né nel più recente Decreto Covid, su come dovranno agire, per potersi permettere lo stesso livello di “normalità” dei detentori del certificato verde, tutti coloro che, a causa di condizioni di salute incompatibili, non hanno potuto né potranno mai vaccinarsi.

È questo il caso delle malattie cronichautoimmuni, che in Italia colpiscono 1,5 milioni di persone.

A causa della necessità di non sovrapporsi al trattamento farmacologico e alle terapie in atto per tenere sotto controllo la patologia, la maggior parte di queste persone non è stata vaccinata e non potrà vaccinarsi. Per questo l’Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare (APMARR) lancia un appello alle istituzioni:

“Chiediamo al Ministro Speranza, ai Sottosegretari Costa e Sileri e al Presidente della Conferenza Stato-Regioni Fedriga di rendere obbligatorio l’utilizzo del Green Pass anche per l’accesso a hotel, strutture ricettive, spiagge e stabilimenti balneari italiani, in modo da riuscire a creare delle vere e proprie bolle COVID-free a tutela delle persone con patologie croniche autoimmuni che hanno un sistema immunitario più fragile e sono quindi maggiormente esposte ai rischi di contagio. Abbiamo anche noi diritto, come il resto degli italiani, a goderci un periodo di vacanza e riposo in questi mesi estivi, ma avvertiamo l’assoluta necessità di farlo in sicurezza, adottando tutte le precauzioni necessarie a prevenire qualsiasi tipo di rischio di contagio, che nel caso di noi pazienti con patologie croniche autoimmuni può avere delle conseguenze gravi, pregiudicando ulteriormente il nostro stato di salute”.

Sul fronte lavorativo calano le tutele: l’assenza non è più equiparata al ricovero ospedaliero.

DISPOSIZIONI IN MATERIA DI TUTELA DEI LAVORATORI FRAGILI

Per quanto riguarda infine la tutela sul fronte lavorativo, il nuovo decreto, ha previsto la proroga del diritto al lavoro agile per i lavoratori fragili fino al 31 ottobre 2021. La scadenza di tale diritto era stata fissata al 30 giugno 2021 dal Decreto Sostegni. Con la nuova disposizione normativa, la copertura diviene retroattiva per il periodo che va dal 1 luglio fino al 23 luglio, data di entrata in vigore del nuovo decreto.

Dunque, il diritto allo smart working è prorogato ma non viene però confermata l’equiparazione a ricovero ospedaliero del periodo di assenza da lavoro per i lavoratori fragili che non possono svolgere la propria attività lavorativa in modalità agile.
Con la conversione in Legge del Decreto Riaperture era già stata prorogata al 31 dicembre 2021 la possibilità di utilizzare lo smart working con modalità semplificate per il settore privato, pertanto senza la necessità di un accordo con il lavoratore.

Da inizio pandemia lo smart-working o lavoro agile è stato fruito e incentivato come mai prima. Ora pare che anche in tempi di post-pandemia, quando l’Italia sarà finalmente uscita del tutto dal tunnel del coronavirus, un buon numero di lavoratori continuerà a lavorare – almeno per alcuni giorni alla settimana – presso la propria dimora o altro luogo che consente una connessione internet.

Per le banche questo ha rappresentato un‘esperienza di successo in quanto ha comportato una contrazione dei costi, assecondando la spinta al digitale e favorendo la chiusura di filiali.

Per i lavoratori coinvolti lo smart working potrebbe invece rivelarsi uno strumento pericoloso: in mano alle aziende si presta ad essere utilizzato per ridurre i diritti dei lavoratori e alienarli dalla realtà aziendale. La scelta del ricorso allo smart working in periodo di piena pandemia per tutelare la salute di chi lavora, è stata condivisa da OO.SS. e Abi in un preciso momento storico e in una situazione di emergenza, in futuro questo argomento dovrà essere oggetto di discussione sui tavoli negoziali da parte delle organizzazioni sindacali.

LA BUONA NOTIZIA

l Ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato di aver firmato il decreto che sblocca i 20 milioni di euro stanziati nella Legge di bilancio per il finanziamento dei test genomici gratuiti per le donne con tumore al seno in fase precoce e in terapia ormonale. Sono test molto importanti che aiutano a definire i trattamenti più appropriati per ogni paziente.

“Rafforziamo la nostra sanità pubblica nella prioritaria lotta contro il cancro”, ha spiegato Speranza.
I test genomici sono uno strumento decisionale in più, che in aggiunta ai
parametri clinici, istopatologici e strumentali, supporta i clinici nella scelta dei percorsi terapeutici più adatti per le pazienti con carcinoma della mammella in fase iniziale per le quali è incerta l’utilità di una chemioterapia in aggiunta alla endocrinoterapia dopo l’intervento chirurgico, consentendo di definire un piano di trattamento personalizzato e appropriato.

In Italia il carcinoma della mammella rappresenta il tumore più frequentemente diagnosticato. L’utilizzo di questi test potrebbe comportare una riduzione dal 50 al 75% del ricorso alla chemioterapia, con i suoi effetti tossici e psicologici, consentendo la scelta dell’opzione terapeutica migliore, che tenga conto comunque delle preferenze della paziente, opportunamente informata.

Arrivederci a Settembre

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