La strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema: 12 agosto 1944, 560 morti tra cui 130 bambini

All’alba del 12 agosto 1944 quattro compagnie del 2° Battaglione della 16° Divisione SS Panzergrenadier-Division “Reichsführer-SS”, comandate dal criminale di guerra nazista Max Simon, circondarono il paese di Sant’Anna, impedendo anche l’accesso a valle, e sterminarono l’intera popolazione civile in uno dei più atroci, efferati e barbari crimini che i nazifascisti hanno compiuto in Italia durante l’occupazione 1943-1945.
I nazifascisti entrarono nelle case trucidando barbaramente tutti quanti, anche i bambini, con mitragliatrici e bombe a mano: alcune persone vennero infilzate e bruciate vive, i corpi radunati in piazza e bruciati, le case vennero date alle fiamme. Ad una donna incinta, Evelina Berretti, i nazifascisti squarciarono il ventre con la lama di una baionetta, estraendo il feto e sparandogli.

Le vittime furono 560 (tutte donne, anziani, bambini) tra cui 130 bambini, metà dei quali sotto i 10 anni, la più piccola Anna Pardini aveva 20 giorni.

Tra i massacratori vi erano anche diversi italiani che avevano aderito alla RSI e aiutavano i nazisti a compiere le stragi della lunga estate di “guerra ai civili” che i nazifascisti condussero proprio in funzione anti-partigiana, terroristica e stragista per tutto il 1944.

L’operazione di stampo terroristico e stragista era stata premeditata giorni prima con l’obiettivo di porre fine con il terrore contro i civili il loro sostegno alle brigate partigiane che combattevano la Resistenza antifascista nella zona.

La magistratura militare italiana ha infatti accertato che non si trattò di rappresaglia in risposta ad azioni partigiane, ma di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L’obiettivo era quello di “bonificare il territorio”, distruggere il paese e sterminare”

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