Fermiamo la chiusura delle filiali

Aree interne e montane e Mezzogiorno sono le zone del Paese più penalizzate dalla desertificazione bancaria, un fenomeno che non si arresta e provoca la riduzione della forza lavoro, l’abbandono dei territori da parte della finanza, la sostanziale inaccessibilità ai servizi per di imprese e cittadini

Le banche riducono gli sporteli, chiudono le filiali, abbandonano i territori, le aree interne e montane in particolare e il Sud, centralizzano i servizi, spostando tutto verso le città del Nord. Un fenomeno che viene da lontano, ma che non rallenta, anzi in alcuni casi sta conoscendo un’accelerazione. Si chiama desertificazione bancaria ed è stata raccontata e denunciata da lavoratori e delegati, rappresentanti e dirigenti sindacali in occasione dell’appuntamento organizzato da Fisac Cgil dal titolo “Mezzogiorno, aree interne, servizi finanziari: quale inclusione contro le disuguaglianze”, che si è svolto nelle Giornate del lavoro delle categorie e delle tutele individuali della Cgil, a cura della confederazione e di Futura. Un’occasione per riflettere sui problemi del settore, su come alcune zone del Paese, che già soffrono perché hanno scarsi servizi, bassissima digitalizzazione, poche infrastrutture, rischiano di essere ancora di più penalizzate e marginalizzate, per due motivi: perché sono abbandonate dalle banche e perché la finanza, anziché rappresentare un baluardo alle disuguaglianze e alle disparità territoriali, rischia di favorirle e acuirle.

“A parole tutte le banche hanno sempre sbandierato la loro vicinanza ai territori – racconta Paola Tacconi, Rsa Monte dei Paschi e segretaria provinciale Fisac di Pesaro Urbino -. Ma poi nei fatti i percorsi seguiti sono stati ben diversi. Da dieci anni, dal 2009 in poi, in questa regione gli sportelli sono diminuiti del 30 per cento, sopra la media nazionale. Ed Mps è passata da 100 filiali a 40 nella regione e da circa 20 a 7 nella provincia”.  Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la diminuzione della forza lavoro e l’allontanamento degli istituti dai territori e quindi dai tessuti produttivi e dalle imprese, che si sono viste restringere i canali di credito, e dai cittadini, non sempre serviti da connessioni web veloci e quindi lasciati di fatto privi di servizi bancari e finanziari. Tra le soluzioni proposte dal sindacato, un istituto di credito a partecipazione pubblica, che potrebbe svolgere il ruolo prioritario di banca a servizio dell’economia territoriale, al servizio delle piccole e medie imprese, cucita sulle esigenze delle periferie e delle zone a basso interesse delle grandi strutture.

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