Locomotiva Usa: +2,5% la crescita nel primo trimestre

By: Francesca MinonneCC BY-NC-SA 2.0

da Repubblica.it – E’ un dato importante perché fa seguito ad un rallentamento nell’ultimo trimestre del 2012. L’economia americana è ripartita, a una velocità normale, nei primi tre mesi del 2013. A trainarla sono stati soprattutto i consumi interni, a riprova che le famiglie stanno recuperando potere d’acquisto, e ottimismo sul futuro.

Per la prima volta dall’inizio della crisi (2007), il debito pubblico Usa diminuisce. E il Tesoro sarà in grado di “restituire” una parte del debito agli americani. Ma non è il risultato dell’austerity, è l’esatto contrario. 35 miliardi netti di debito pubblico in meno nel secondo trimestre: la riduzione è tutta conseguenza della crescita economica, che fa aumentare il gettito fiscale e riduce spese automatiche “da recessione” come i sussidi di disoccupazione.

Riprende a marciare la macchina delle assunzioni, dopo che a marzo aveva creato solo 88.000 posti (saldo netto: tra assunzioni e licenziamenti). Il tasso di disoccupazione scende al 7,5% che è il minimo da 4 anni.A marzo il ritmo di creazione di nuovi posti di lavoro aveva subito una frenata, appena 88.000 posti. In realtà quel numero è stato rivisto ex post, il bilancio aggiornato è più roseo anche per marzo con 138.000 assunzioni aggiuntive (saldo netto positivo, cioè dopo aver sottratto i licenziamenti); mentre a febbraio la crescita di posti di lavoro fu di 332.000. Ora il rallentamento appare meno marcato, la velocità di crociera dell’economia americana è rispettabile. Appare perfino eccellente se paragonata all’Europa; molto meno se invece il confronto viene fatto con la storia passata degli Stati Uniti: dopo le recessioni in genere i rimbalzi all’insù erano ancora più vigorosi.

Un elemento che attenua il dato positivo di aprile riguarda la qualità dei posti di lavoro. Molte assunzioni avvengono in mansioni poco qualificate e poco remunerate. La grande distribuzione ha assunto 29.000 commessi, il settore alberghiero e della ristorazione ha reclutato 43.000 nuovi addetti, le società che assumono mano d’opera temporanea hanno assunto 30.000 persone. Tuttavia questa crescita del lavoro nei mestieri meno remunerati ha un aspetto benefico perché compensa uno squilibrio: chi ha un titolo di studio più basso finora è stato penalizzato ben più duramente al momento dell’ondata dei licenziamenti. A riprova, non esiste praticamente una disoccupazione intellettuale visto che i laureati senza lavoro sono appena il 3,9%. Il tasso di disoccupazione complessivo è sceso al 7,5% che è il punto più basso dal dicembre 2008 cioè dall’epoca in cui il crac di Lehman Brothers aveva precipitato nel collasso la finanza e poi via via tutta l’economia reale. Finalmente diminuisce anche la disoccupazione a lungo termine: coloro che sono senza lavoro da più di sei mesi sono diminuiti di 258.000 unità. Restano pur sempre 4,4 milioni.

Il totale dei disoccupati è sceso di 83.000 unità, a 11.659.000. Anche quest’ultima cifra però fa riflettere: l’eredità negativa della recessione è pesante, il numero dei senza lavoro è ancora considerevole. Questo giustifica l’appello di Obama, impegnato in un braccio di ferro con i repubblicani della Camera per impedire che i tagli di spesa automatici rallentino questa ripresa. In effetti il settore statale continua ad essere un elemento frenante: ad aprile ha licenziato 11.000 persone.

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