CGIL: il nostro 2021

E siamo arrivati agli ultimi giorni di questo 2021, il secondo anno della pandemia, un altro anno che non dimenticheremo.

L’anno del 75° anniversario della nostra Repubblica e del voto alle donne, del centenario di Luciano Lama e del PCI, del terribile attacco fascista alla sede della CGIL.

365 giorni legati a 365 storie che quotidianamente abbiamo raccontato, perché mai come oggi – ne siamo convinti – abbiamo bisogno di una Buona Memoria.

“La memoria è forse la cosa più importante che noi abbiamo” – diceva Nella Marcellino – Guai a noi se vivessimo senza ricordare le vicende della nostra vita, le vicende del contesto che ha attorniato la nostra vita, gli avvenimenti politici e sociali che vi sono stati. E guai a rifuggire dalla memoria e a cancellare dalla memoria non solo i momenti buoni, che in genere non si cancellano, ma anche i momenti meno buoni. La mia idea è che la memoria deve essere complessiva e deve riguardare sia le gioie, le cose buone, sia i periodi nei quali abbiamo sofferto di più e perché abbiamo sofferto, o perché hanno sofferto altri. Il fascismo la guerra, la Repubblica di Salò devono essere ricordati non solo per noi. Devono essere ricordati per le generazioni future. Guai a noi se dimenticassimo il passato e non lo raccontassimo perché troveremmo sempre qualcuno che vuol mistificare le cose reali per poter magari ricominciare anche oggi quanto fatto prima”.

“Cosa rimane oggi della Resistenza? – affermava nell’aprile del 2009 Lidia Menapace – È rimasto un gran buco da colmare. Siamo davanti a un fenomeno che ho iniziato a chiamare di ‘alzheimer organizzato’ (…) Tutti noi temiamo l’alzheimer, perché è la perdita della memoria di te stesso (…) ma un intero popolo che viene indotto all’alzheimer è un popolo che tu puoi portare dove vuoi. Senza un passato con cui confrontarsi non ha un futuro”.

La storia è importante perché ci aiuta a comprendere il passato – monito per il presente – ma è anche un mezzo, uno strumento, per sentirsi meno soli.

Il senso di appartenenza, gli ideali comuni, il racconto della nostra storia – delle nostre storie – ci dà la sensazione di appartenere ad una grande famiglia, con la consapevolezza, diceva Giuseppe Di Vittorio, di servire una causa grande, una causa giusta.

Perché, ce lo ha insegnato Luciano Lama, ci sono delle radici che non si possono sradicare, perché aveva ragione Bruno Trentin: “lavorare nella CGIL e per la CGIL non è, non può essere un mestiere come una altro”.

Clicca qui er rileggere tutti gli articoli di quest’anno

Per rimanere aggiornat* iscriviti al nostro Gruppo Facebook

Visita la Sezione storia del nuovo sito della Cgil

Back to top button