Megale su corriere.it: Un errore gravissimo apprendisti intesa sanpaolo

Racconta Paola che le prime lettere sono arrivate ai primi di ottobre. Due giorni prima della naturale scadenza quadriennale del contratto di apprendistato. Quello – per inciso – su cui affermati giuslavoristi e il ministro Fornero (l’ultima riforma del lavoro ne ha parzialmente modificato l’impianto, incoraggiandone l’uso) ritengono la migliore formula per il progressivo inserimento in azienda dei giovani.

Un periodo di formazione costante, un tempo-finestra capace di far conoscere all’azienda le capacità e le professionalità del futuro assunto, soprattutto una minore imposizione fiscale e contributiva per le imprese, oro colato in questi tempi di ristrettezza economica.

LA FORMAZIONE – Dice Giorgio, apprendista anche lui, quattro anni tra front-office in filiale e gestione di un portafoglio-clienti (con relativa consulenza per le famiglie sui prodotti di risparmio del principale gruppo bancario italiano), che ora teme per il suo futuro, improvvisamente a rischio dopo quattro anni di certezze, rassicurazioni: «Voi siete il futuro della banca, abbiamo investito molto su di voi», il mantra ripetuto all’unisono da direttori di filiale, responsabili del personale e capi-area.

LA RICHIESTA DI MUTUI – Giorgio, Paola, Giulio: sono alcuni dei circa 600 giovani apprendisti formati in questi anni dall’istituto di credito ora guidato dall’amministratore delegato Tommaso Cucchiani. Molti di loro hanno appena acceso un mutuo (con Intesa, of course) a tassi agevolati, convinti di un futuro certo.

Quasi tutti hanno frequentato costosi corsi di formazione (tra Bologna e Torino in scuole di amministrazione aziendale), un terzo di loro persino un master di specializzazione nel risparmio gestito. Per aumentare la raccolta delle famiglie, in un banca da sempre attenta al profilo strettamente commerciale delle sue attività in tempi in cui la leva finanziaria aumentava sì i profitti, ma anche i rischi.

LA QUESTIONE GENERAZIONALE – Ora il (clamoroso) passo indietro, proprio dell’istituto di credito nel quale l’attuale ministro del Lavoro, Elsa Fornero, è stata vice-presidente del Consiglio di Sorveglianza. Alcuni di loro, molti attivi anche sui social (con una pagina Facebook sulla quale convogliare il malcontento), hanno persino denunciato il silenzio sul fronte sindacale, ammettendo l’iniziale interessamento solo della Uilca.

(«Siamo stati i primi ad occuparcene, perché è una forzatura clamorosa e sul tavolo non è un argomento negoziabile», rivendica Massimo Masi, segretario generale) e la netta indifferenza delle altre sigle – dicono loro – più interessate a tutelare i dipendenti a rischio esubero con svariati anni di anzianità contributiva (e magari una tessera sindacale). I quali sono costretti a procrastinare l’età della pensione a causa dell’innalzamento dei requisiti previdenziali previsti proprio dall’ultima riforma Fornero.

IL CONTO ECONOMICO – Così sul conto economico della banca peserebbero proprio questi dipendenti più “anziani” (il montante complessivo per i conti del gruppo sarebbe di 200 milioni di euro, dice una fonte interna a Intesa Sanpaolo) e la questione si sovrapporrebbe a quella degli esodati, alcuni confluiti nel fondo di Solidarietà, concertato tra governo/Abi e sindacati e cui la platea di potenziali interessati è frutto di continua trattativa (proprio oggi un incontro in Abi con i segretari nazionali sindacali Camusso, Bonanni e Angeletti dovrebbe consentire un chiarimento).

LA NOTA DI INTESA – Dal canto suo Intesa Sanpaolo ha diffuso una nota per gettare acqua sul fuoco sull’intera vicenda, smarcandosi dalla presunta questione generazionale e adducendo come motivazione «il peggioramento del quadro economico generale e i cambiamenti normativi (vedasi la riforma delle pensioni, ndr.) che hanno inciso profondamente sul piano d’impresa».

Ma ad ogni modo la «Banca si riserva, entro un breve periodo (si parla di un anno, ma nulla di ufficiale, ndr.) il progressivo reinserimento a tempo indeterminato» di tutti gli apprendisti. La questione sarebbe chiusa qui, ma a Corriere.it Agostino Megale, alla guida di Fisac Cgil, definisce un errore gravissimo quello di Intesa Sanpaolo rispedendo al mittente l’accusa di “gerontocrazia nella rappresentanza” dei giovani apprendisti dal futuro incerto: «I giovani per la Cgil sono una priorità, come lo sono per il Paese. Tutte le altre questione sono secondarie se Intesa Sanpaolo non procede alla riassunzione di tutti gli apprendisti».

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